Pochi mesi fa, tra il 19 maggio e il 27 giugno 2025, le forze dell’ordine del Ghana in collaborazione con le autorità nigeriane e l’Interpol, hanno liberato 76 cittadini ghanesi coinvolti in una truffa basata su false promesse di lavoro e contratti calcistici all’estero.
Le false promesse
Le vittime, principalmente uomini di giovane età, sono state convinte da sedicenti agenti ed intermediari ad accettare di partire per la Nigeria, attratti da offerte di impiego all’estero, dall’illusione di poter entrare in prestigiose accademie o squadre calcistiche e dalla promessa di ottenere visti che avrebbero permesso loro di muoversi liberamente alla ricerca di una vita migliore. Le offerte apparivano credibili: venivano presentati documenti, fotografie e contatti che davano l’impressione di un’organizzazione seria. Per aderire, le vittime erano invitate a versare somme di denaro destinate, secondo i truffatori, a coprire spese di viaggio, corsi di formazione o visti.
Un giovane truffato ha raccontato ai media locali: «Ci hanno detto che avremmo giocato in un’accademia internazionale. Ho pagato tutto quello che avevo, ma quando siamo arrivati non c’era niente di vero». Una volta giunti in Nigeria, infatti, i ghanesi hanno scoperto che la realtà era ben diversa. Non c’erano posti di lavoro né squadre sportive pronte ad accoglierli. Le persone venivano condotte in abitazioni sovraffollate, fatiscenti e prive di condizioni igieniche, dove erano costrette a vivere sotto stretta sorveglianza. I trafficanti confiscavano immediatamente i documenti e i telefoni, impedendo qualsiasi contatto diretto con l’esterno. Le vittime erano obbligate a comunicare con le famiglie solo per chiedere denaro, con cifre che si aggiravano intorno ai 1.000 dollari. Il denaro sarebbe servito, come spiegato dai truffatori, a completare pratiche burocratiche o a coprire spesse di soggiorno ma in realtà finiva nelle tasche della rete criminale.
Il sistema funzionava come una catena. Chi era già caduto nella trappola veniva costretto a reclutare altri conoscenti o familiari, ripetendo le stesse promesse che lo avevano convinto. Questo metodo, simile ad uno schema piramidale, permetteva all’organizzazione di ampliare rapidamente il numero di persone coinvolte.
Il salvataggio
Le famiglie ghanesi che non riuscivano più a mettersi in contatto con i propri cari hanno iniziato a segnalare la situazione alle autorità. Le denunce hanno spinto il Criminal Investigations Department (CID) del Ghana ad aprire un’indagine e grazie ad un’operazione congiunta con la polizia nigeriana e l’Interpol, sono stati individuati i luoghi dove le persone erano trattenute e tra il 19 maggio e il 27 giugno 2025, 76 cittadini ghanesi sono stati liberati. Nello stesso contesto sono stati arrestati sette sospettati, accusati di far parte del network di trafficanti.
Il portavoce della polizia nigeriana ha dichiarato alla stampa: «Queste persone erano detenute contro la loro volontà e costrette a richiedere denaro alle famiglie. Non c’era alcuna opportunità di lavoro dietro queste promesse».
I sospetti collegamenti con QNET
Durante le indagini, le autorità ghanesi hanno segnalato possibili legami tra l’organizzazione e QNET, una società internazionale di network marketing. Secondo la polizia, le modalità di reclutamento e il funzionamento della truffa ricordavano i sistemi piramidali associati a questa compagnia. QNET, però, ha respinto ogni accusa, dichiarando di non avere alcun ruolo nella vicenda e di non essere a conoscenza di procedimenti legali nei propri confronti. Le autorità hanno chiarito che le indagini sono ancora in corso e che l’obiettivo è smantellare completamente la rete.
Le condizioni delle vittime
Quando sono state liberate, molte delle persone coinvolte erano in condizioni di salute precarie. Diversi risultavano malnutriti, debilitati e traumatizzati dall’esperienza vissuta. Oltre alla privazione materiale, le vittime hanno subito anche forti pressioni psicologiche: alcuni hanno riferito di essere stati obbligati a contattare parenti ed amici per convincerli ad entrare nello schema, diventando inconsapevoli strumenti della truffa.
Un funzionario dell’Interpol, come riportato da France24, ha spiegato: «Molti di loro erano giovani vulnerabili con il sogno di un futuro migliore. I trafficanti hanno sfruttato queste aspirazioni in modo crudele».
Le autorità ghanesi hanno avviato il processo di rimpatrio e offerto assistenza per il recupero psicologico e sociale delle vittime, anche se rimane complesso garantire un reinserimento rapido e completo.
La situazione socio-economica del Ghana
Per comprendere come queste truffe riescano ad ingannare così tante persone, è necessario considerare il contesto socio-economico del Ghana. Il paese ha vissuto negli ultimi anni una crescita economica, trainata in particolare dall’estrazione di oro, petrolio e cacao. Tuttavia, la distribuzione della ricchezza rimane molto diseguale e l’accesso ad opportunità di lavoro dignitose è limitato.
La disoccupazione giovanile è una delle sfide principali: molti giovani, anche con titoli di studio, faticano a trovare impieghi stabili e ben retribuiti. I salari bassi e la mancanza di prospettive alimentano il desiderio di emigrare e cercare fortuna all’estero.
Il calcio è un settore che esercita un grande fascino. Per molti ragazzi rappresenta una speranza concreta di riscatto sociale ed economico. Le promesse di ingaggi in squadre straniere o in accademie internazionali risultano perciò molto convincenti, soprattutto quando vengono presentate in modo professionale.
In questo contesto, le organizzazioni criminali trovano terreno fertile. L’assenza di controlli rigorosi sulle agenzie di reclutamento, unita alla difficoltà di verificare la veridicità delle offerte di lavoro all’estero, rende le persone vulnerabili. La necessità di sostenere economicamente le famiglie spinge molti a correre rischi, anche quando le proposte sembrano troppo vantaggiose per essere vere.
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L'Autore
Virginia Giacomin
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