"Per impedire alla popolazione di vedere e sentire, hanno intensificato la repressione. Si trattava di una forma di controllo volta a eliminare anche il minimo segno di insoddisfazione o di protesta."
Questa testimonianza, raccolta dall'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Diritti Umani (OHCHR) da un fuggiasco della Repubblica Popolare Democratica di Corea (RPDC), risuona con una gravità che definisce il mutato panorama del paese. Dal report annuale dell'agenzia ONU, reso pubblico il 12 settembre, emerge un quadro allarmante di profonda regressione: l'analisi sottolinea come, dal 2014, la situazione dei diritti umani nel paese non sia affatto migliorata, ma in molti aspetti sia addirittura peggiorata, con la popolazione sottoposta a restrizioni la cui severità e pervasività sono decisamente anomale nel mondo odierno.
Le iniziali speranze di miglioramento, sorte dopo l'assunzione della carica da parte di Kim Jong Un nel 2011, con promesse di una vita migliore e la politica "Byungjin" (sviluppo economico e nucleare), si sono rivelate effimere. Già dalla metà del 2013, il governo ha introdotto epurazioni e misure repressive, tanto che il controllo governativo su ogni aspetto della vita dei cittadini era diventato "il più assoluto da decenni", una stretta accelerata dalla pandemia di COVID-19, consolidata da nuove leggi e tecnologie di sorveglianza per un controllo totale e capillare. In merito, l'isolamento dello Stato si è profondamente acuito, a causa di sanzioni internazionali e del taglio dei legami con la Repubblica di Corea e gran parte della comunità internazionale dal 2019. Questo isolamento ha limitato la connettività e la capacità delle persone di provvedere a se stesse, poiché il governo ha riaffermato il controllo statale sull'economia, limitando il commercio privato di beni essenziali.
Di libertà fondamentali non ve n’è ombra: lo testimoniano leggi come quella sul pensiero anti-reazionario del 2020, le quali hanno permesso la criminalizzazione all'accesso ad informazioni straniere e la non conformità ideologica, prevedendo punizioni severe, inclusa la pena di morte. Le repressioni contro la diffusione di informazioni esterne (che possono includere musica, film e K-drama) intensificatesi dal 2018, sono diventate più dure dal 2020, portando a diverse esecuzioni pubbliche, usate come deterrente. L'accesso a Internet rimane quasi totalmente impossibile, sebbene ormai dal 2022 circa il 50/80% della popolazione possiede un cellulare: è una task force del governo (Group 109) ad occuparsi di ispezionare computer, radio, televisioni all’interno delle abitazioni, con lo scopo di rilevare materiale anti-socialista, giustificando queste misure parlando di sicurezza nazionale.
Per quanto riguarda il sistema giudiziario, pur con riforme sulla carta, opera con arresti senza mandato, indagini inadeguate e processi sommari. La pena di morte si è significativamente ampliata dal 2015, estendendo l'applicazione a reati non rientranti nei "crimini più gravi": sono equiparati la distribuzione di media non autorizzati, reati legati alla droga, reati economici, prostituzione, pornografia, tratta di esseri umani e omicidio. I campi di prigionia politica persistono, testimoni di violazioni gravi come sparizioni forzate, lavori forzati ed esecuzioni sommarie, il tutto documentato tramite immagini satellitari. Dal punto di vista del sistema legislativo, nonostante la Legge sull'Elezione dei Deputati alle Assemblee popolari a Tutti i livelli
sia stata emendata nell’agosto del 2023, nessuno ha osato farsi avanti nelle lezioni locali del novembre 2023.
Il campo dei diritti economici, sociali e culturali rimane minato: i mercati informali, vitali per la sopravvivenza, sono stati drasticamente limitati, aggravando l'insicurezza alimentare cronica che affligge oltre il 40% della popolazione. "Mangiare tre pasti al giorno è un lusso per la maggior parte delle persone nel paese," sottolinea Volker Türk, Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani, con segnalazioni di decessi per fame tra il 2021 e il 2023. La discriminazione basata sul songbun continua a influenzare le opportunità di vita: le donne sono vulnerabili a soprusi, sfruttamento e violenze, le persone con disabilità continuano ad affrontare stigma e discriminazioni, e l’istruzione rimane preclusa ai bambini provenienti da famiglie dei ceti più poveri. Il diritto allo studio continua ad essere compromesso, tanto che “I giovani hanno riferito di non vedere più alcun valore nello studio e nella frequenza dell'università, poiché l'istruzione non garantisce una vita migliore.”
In un quadro di deterioramento generale, si registrano solo alcuni limitati e isolati sviluppi, come miglioramenti nominali nel trattamento di alcuni detenuti o l'introduzione di nuove leggi che, in teoria, rafforzerebbero le garanzie di un giusto processo. Tuttavia, la discrepanza tra gli obblighi internazionali dello Stato e la realtà quotidiana dei suoi cittadini rimane evidente, e la loro implementazione è spesso problematica.
In conclusione, l'analisi finale dell'OHCHR rivela una situazione dei diritti umani che non solo è peggiorata complessivamente dal 2014, ma che mostra una quasi totale assenza di responsabilità per le violazioni. La maggior parte delle raccomandazioni della Commissione d'inchiesta è rimasta inattuata, e la responsabilità per i crimini internazionali è inesistente. Come il report dell'OHCHR suggerisce, "La pace è strettamente legata ai diritti umani, in particolare nella penisola coreana. Essa richiede una de-escalation e un dialogo". È quindi necessaria una comunità internazionale che intensifichi gli sforzi per la responsabilità e per promuovere un cambiamento duraturo, poiché solo un impegno concertato può aprire la strada a un futuro di maggiore libertà ed uguaglianza.
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