Il 6 febbraio avranno inizio i XXV Giochi Olimpici Invernali che si terranno in Italia congiuntamente a Milano e a Cortina d’Ampezzo (in Veneto) e dureranno fino al 22 febbraio. L’assegnazione era arrivata nel 2019, quando la candidatura di Milano-Cortina era stata scelta come vincitrice dal CIO, il Comitato Internazionale Olimpico, superando quella di Stoccolma-Åre (Svezia). Svizzera e Canada, tra i paesi candidati, si erano ritirati a seguito di pressioni dalla società civile, che aveva detto “no” alle Olimpiadi tramite un referendum.
Per la prima volta nella storia dei Giochi Olimpici, le gare si terranno in più di una città, in modalità “diffusa” su diversi territori, infatti a Milano si terranno le cerimonie di apertura e chiusura, che avranno luogo allo Stadio San Siro, e le gare di hockey e pattinaggio; a Cortina si terranno gli sport di scivolamento, il curling, il biathlon e lo sci alpinismo femminile; in Valtellina avranno luogo diverse discipline sciistiche e lo snowboard; in Val di Fiemme infine il salto con gli sci e lo sci di fondo. Inoltre, per la prima volta ci saranno due bracieri olimpici: uno a Milano, all’Arco della Pace, e uno a Cortina.
I giochi sono stati al centro del dibattito pubblico non solo per l’importanza storica e culturale dell’evento, riconosciuta con grande entusiasmo durante tutte le tappe, molto partecipate, del viaggio della fiamma olimpica, ma anche per moltissime questioni critiche, che già diversi anni fa avevano portato alla creazione di un comitato popolare di protesta, il Comitato Insostenibili Olimpiadi. Il 30 gennaio il Comitato ha tenuto un’assemblea pubblica presso l’Università Statale di Milano per confrontarsi e aggiornarsi sulla settimana di mobilitazioni di contestazione annunciate già da tempo, previste per le giornate tra il 5 e l’8 febbraio, e che consisteranno in cortei di protesta ma anche in attività simbolicamente alternative, come la giornata di sport popolare dell’8 febbraio.
Una prima critica riguarda i costi: il rapporto Open Olympics 2026 dell’associazione LIBERA registra una spesa di oltre 5 miliardi di euro, per quelle che erano state battezzate “Olimpiadi a costo zero” e che erano partite con un budget più basso. Il piano di preparazione delle città ad ospitare i Giochi ha previsto 98 interventi tra costruzione di impianti sportivi e opere infrastrutturali, come strade e ferrovie per permettere l’accesso alle gare. Molte opere però non sono ancora finite, non si sa quando finiranno e non è chiaro come potranno essere utilizzate una volta conclusi i Giochi.
A Milano si sono viste sia nuove edificazioni, come la Santa Giulia Ice Hockey Arena, sia l’implementazione di strutture già esistenti, come nel caso del Forum di Assago che ospiterà le gare di pattinaggio e dove i lavori hanno migliorato i parcheggi e le aree di circolazione, per garantire maggiore sicurezza. Il progetto prevede che le strutture rimangano e possano diventare un guadagno sociale per la città di Milano. Lo stesso vale per il villaggio olimpico che è stato creato nel quartiere di Porta Romana: pensato per ospitare 1700 atleti, finite le Olimpiadi ha l’ambizione di diventare un grande studentato in edilizia convenzionata, ovvero con affitti calmierati, per andare incontro ai grossi problemi della città rispetto al diritto alla casa. Non mancano però le critiche sui prezzi, che saranno comunque elevati.
Non solo economici, i costi sono anche e soprattutto ambientali: nel 2020, in risposta alle critiche per gli effetti negativi delle Olimpiadi sulla popolazione, l’ambiente e i fondi pubblici, il Comitato delle Olimpiadi aveva adottato l'Agenda 2020, con le direttive per rendere i Giochi sostenibili, spingendo sul riutilizzo di infrastrutture già esistenti e su una pianificazione urbanistica a lungo termine per quelle nuove. I risultati, però non sono quelli sperati.
I problemi riguardano, oltre alle inevitabili emissioni dovute ai cantieri, le esigenze idriche ed energetiche per il mantenimento delle piste, i sistemi di neve artificiale e i disboscamenti avvenuti per creare le vasche di stoccaggio. Cortina aveva già ospitato i Giochi Olimpici nel 1956, ma gran parte delle strutture sono state chiuse negli anni per la difficoltà e il costo di mantenerle attive, lasciandole ad arrugginire senza manutenzioni: emblematico il caso della pista da bob, in condizioni così critiche che si è scelto di costruirne una nuova, operazione meno costosa rispetto al ripristino della precedente, ma sicuramente non in linea con le direttive dell’Agenda 2020.
Ai giochi seguono chiaramente l’aumento dei prezzi e del costo della vita nei luoghi interessati, oltre all’intensificarsi del turismo in zone già schiacciate (come appunto Cortina) dalla forte prevalenza di servizi per i turisti a scapito di quelli per il benessere locale,
Un’altra forte critica è alla gestione della sicurezza: a Milano sono state istituite cinque zone rosse, in vigore dal 2 al 22 febbraio, nelle aree attorno ai siti sportivi e lungo i percorsi ufficiali, considerate sensibili. Si tratta di zone in cui soggetti segnalati all’autorità giudiziaria per determinati reati hanno il divieto di stazionare. Da una parte di società, le zone sono percepite come un pretesto per “ripulire” la città dai soggetti marginalizzati, trasformando spazi pubblici in “aree a sovranità ridotta”.
Sempre in tema sicurezza, una questione molto sentita e che ha occupato ampiamente il dibattito pubblico si è generata da una pessima gestione comunicativa da parte del governo. In questi giorni infatti ha generato forte allarme la notizia che tra gli organi di sicurezza per le Olimpiadi sarebbe stata presente anche l’americana ICE (Immigration and Custom Enforcement), ovvero l’agenzia federale responsabile del controllo della sicurezza delle dogane e dell'immigrazione. Viste le ultime notizie giunte dall’America, in particolare da Minneapolis, delle persistenti violenze e, nel tragico caso di Renee Nicole Good, un’uccisione di cui si sono resi responsabili gli agenti dell’ICE, l’idea che a quegli stessi uomini fosse affidata la gestione della sicurezza in Italia ha spaventato molto le persone, e ha sollevato critiche rispetto all’indipendenza della sovranità italiana. Il caso dell’uccisione di Alex Pretti, altro cittadino statunitense ucciso a Minneapolis da agenti federali, è stato accostato a quello di Good e si è diffusa l’idea che per entrambi la responsabilità sia dell’agenzia ICE, anche se in realtà i responsabili della morte di Pretti sono agenti della US Border Patrol, anch’essa agenzia federale che si occupa di immigrazione e, come l’ICE, posta sotto al Dipartimento della Sicurezza Interna (Homeland Security Departement).
Tuttavia, non è questo lo scenario, ma la questione si è chiarita solo a distanza di diversi giorni dal primo lancio della notizia il 24 gennaio, ad opera de Il Fatto Quotidiano, informato da una fonte anonima statunitense. Prima il ministro dell’interno Piantedosi ha affermato di non saperne nulla; poi attraverso l’ANSA, il presidente della Regione Lombardia Fontana, ha confermato la presenza dell’ICE; a quel punto, il sindaco di Milano ha rilasciato una dichiarazione di opposizione alla presenza delle forze americane. La questione ha suscitato anche interrogazioni parlamentari da parte di Alleanza Verdi-Sinistra e Azione.
La verità è emersa solo con l’intervento diretto del dipartimento di Sicurezza Nazionale Statunitense, seguito poi dalla conferma dell’ambasciatore americano in Italia, che ha chiarito la situazione: ad essere presenti in Italia per collaborare a fianco del Dipartimento di Stato alla sicurezza durante le Olimpiadi sarà la componente investigativa dell’ICE, la HSI (Homeland Security Investigation), ovvero un organo di intelligence che indaga crimini transnazionali. Il suo ruolo sarà comunque limitato alla protezione del contingente americano, sportivo e politico – tra cui figurano il vicepresidente J. D. Vance e il Segretario di Stato Rubio. Quindi, gli agenti americani non opereranno come polizia sul territorio italiano. La presenza della HSI in Italia, comunque, non è una novità né un unicum del paese: l’agenzia opera in novanta paesi, con sedi in giro per il mondo, tra cui anche a Roma.
È vero invece che per le strade di Milano il 27 gennaio si è assistito ad una “parata” di SUV con targa del Qatar, benché il paese non abbia atleti alle Olimpiadi. La sua presenza è dovuta ad un accordo di cooperazione tra Italia e Qatar che “prevede il contributo delle forze di sicurezza qatarine a supporto dell’ordine pubblico”, come siglato dal ministro dell’Interno durante la sua visita in Qatar nel 2025. La decisione è fortemente controversa perché il paese è soggetto a molte accuse di violazione dei diritti umani, violenze e abusi, in particolar modo verso la comunità LGBTQIA+.
Persiste poi la critica per la presenza degli atleti israeliani, incomprensibile agli occhi di molti – come successo più volte negli ultimi due anni in occasione di diversi eventi e manifestazioni pubbliche, tra cui l’Eurovision – vista l’ininterrotta violazione di diritti umani e la responsabilità in molteplici crimini di guerra di cui è accusato lo stato israeliano. Il CIO ha ritenuto che gli atleti israeliani abbiano pieno diritto a partecipare e a sfilare con bandiera e inno (diversamente da Russia e Bielorussia, i cui atleti sfileranno come Atleti Individuali Neutrali). La partecipazione di questi atleti potrebbe comportare la presenza di agenti dell’intelligence israeliana, il Mossad.
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L'Autore
Emma Zurru
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