L'Asia Orientale è al centro di una fase di tensione che coinvolge direttamente Cina, Giappone e Taiwan. La crisi, innescata da esplicite dichiarazioni del governo giapponese, sta costringendo gli attori regionali a ricalibrare le proprie strategie di difesa e sta mettendo in discussione la tradizionale "ambiguità strategica" che ha a lungo dominato la questione di Taiwan.
La scintilla Giapponese e la svolta strategica
Il catalizzatore di questa recente escalation è stata la neo-premier giapponese, Sanae Takaichi, che all'inizio di novembre 2025, rispondendo a una domanda in Parlamento, ha espresso una posizione netta: ha affermato che un eventuale blocco navale o attacco cinese contro Taiwan potrebbe costituire una "minaccia esistenziale" per il Giappone. Questa formula è contenuta all’interno della legge del 2015 voluta dall’allora premier Shinzō Abe, per modificare l’articolo 9 della costituzione. Da ciò emerge la prospettiva di un ‘autodifesa collettiva’, in base a cui Tokyo potrebbe autorizzare il dispiegamento delle Forze di autodifesa (Fda) se un paese straniero con una stretta relazione con il Giappone dovesse essere attaccato, rappresentando un chiaro pericolo per il paese, il quale potrebbe intervenire in aiuto.
La vicinanza geografica rende tale minaccia concreta: le isole di Okinawa sono vicinissime a Taiwan, e la dipendenza economica giapponese dalla libertà di navigazione nello Stretto di Taiwan è fondamentale.
La reazione di Pechino
La risposta di Pechino alle parole di Takaichi è stata immediata: la Cina, che rivendica Taiwan come parte integrante del proprio territorio, ha considerato le dichiarazioni un'interferenza indebita nei suoi affari interni e una minaccia militare diretta, chiedendo formalmente la ritrattazione delle dichiarazioni.
Oltre alla protesta diplomatica, la Cina ha messo in atto misure di coercizione economica, una strategia collaudata in dispute precedenti. Pechino ha interrotto le importazioni di prodotti ittici dal Giappone e ha sconsigliato i suoi cittadini di recarsi nel Paese, provocando una valanga di cancellazioni che sta mettendo in difficoltà il settore turistico giapponese. Secondo una stima dell’economista Takahide Kiuchi, ciò potrebbe generare una perdita economica pari a circa 14,23 miliardi di dollari, riducendo il PIL nazionale dello 0,36%.
Ciò si interseca con una forte campagna di propaganda interna che alimenta il sentimento nazionalista e anti-giapponese, spesso facendo leva sul ricordo dell'occupazione giapponese durante la Seconda guerra mondiale. L'obiettivo cinese è duplice: isolare Taiwan all'estero e preparare la popolazione interna a una "nuova fase di pressione" contro l'isola.
Il fattore Trump
L'alleanza tra Stati Uniti e Giappone è anch'essa sotto esame. La maggiore assertività giapponese riflette anche la preoccupazione per la ridotta affidabilità degli Stati Uniti. Nonostante Takaichi abbia incontrato Trump, il Giappone è allarmato dalla successiva stretta di mano tra Trump e Xi Jinping e dalle allusioni di Trump alla possibile creazione di un "G2" (USA-Cina). Questa retorica suggerisce che Trump potrebbe essere pronto a negoziare sulle priorità degli alleati, preoccupando Tokyo. In un segnale che evidenzia la preoccupazione, Trump non ha menzionato Taiwan nel suo post riguardo alla telefonata con Xi Jinping.
Da parte sua, Taiwan sta investendo massicciamente nella propria difesa. Il Presidente Lai Ching-te ha promesso di spendere NT$1.25 trilioni (US$40 miliardi) in armi nell'arco di otto anni, il più grande bilancio speciale per la difesa in oltre 30 anni. L'obiettivo primario è raggiungere una "elevata prontezza al combattimento" entro il 2027 – l'anno in cui il leader cinese Xi Jinping avrebbe ordinato all'Esercito Popolare di Liberazione (PLA) di essere in grado di prendere Taiwan con la forza. In merito, gran parte dei fondi verrà utilizzata per l'acquisto di armi dagli Stati Uniti, come artiglieria di precisione, missili anticarro e droni.
La modernizzazione militare cinese
In parallelo, secondo un’analisi dell’International Institute for Strategic Studies, il PLA sta espandendo e modernizzando le sue capacità, concentrandosi strategicamente sulla regione. L'Esercito Popolare di Liberazione Terrestre (PLAA) mantiene un focus operativo sulla preparazione per un'invasione di Taiwan, concentrando le sue esercitazioni vicino ai teatri prioritari, come la Cina e il Sud-est asiatico. D’altra parte, la Marina (PLAN) ha assunto un ruolo centrale nelle esercitazioni congiunte dal 2021, superando il PLAA, e sta espandendo la sua portata operativa ben oltre le coste cinesi, in regioni come il Medio Oriente e l'Africa subsahariana.
In conclusione, la crisi attuale tra Cina e Giappone, sebbene scaturita da una disputa diplomatica, è strettamente legata all'ambizione cinese di alterare lo status quo su Taiwan e riflette una più ampia dinamica di potere in cui il Giappone è determinato a rafforzare la deterrenza regionale.