Il vertice annuale delle maggiori economie emergenti si è tenuto nel capoluogo dello Stato carioca di Rio de Janeiro. Dal 6 al 7 luglio 2025, i principali leader del Sud Globale si sono riuniti in Brasile per discutere e confrontarsi sui temi centrali che caratterizzano lo scenario politico internazionale attuale: dal conflitto in Medioriente, alla guerra commerciale con gli Stati Uniti, fino alla cooperazione south-south in ambito diplomatico, economico e militare.
Rio è stata segnata da una serie di assenze rilevanti, in primis quelle di Vladimir Putin e Xi Jinping. Il presidente russo avrebbe rinunciato al summit per motivi legati alla propria sicurezza, vista la presenza di un mandato di cattura internazionale che verte sulla sua persona. Xi, invece, avrebbe optato per un allontanamento strategico, probabilmente motivato dai recenti incontri bilaterali con Lula, giocando ancora una volta sulla perenne distanza diplomatica imposta da Pechino. Oltre ai due giganti orientali, anche Il Cairo e Teheran non hanno onorato Lula della presenza di Al Sisi e Masoud Pezeshkian, presidenti d’Egitto e Iran. In particolare, secondo alcune recenti indiscrezioni diffuse dall’agenzia di stampa iraniana “Fars”, l’assenza del presidente della Repubblica Islamica sarebbe legata ad un suo possibile coinvolgimento nei raid dell’IDF del 16 giugno, che avrebbero compromesso le sue condizioni di salute.
Nonostante la mancanza di alcune figure centrali del gruppo BRICS, Lula ha voluto organizzare un summit “esteso”. I recenti sviluppi nei rapporti tra Brasilia e Washington hanno certamente influenzato le priorità del leader sudamericano, che ha cercato di incentrare l’incontro di Rio sul contrasto alla guerra commerciale con gli USA. Ma non solo, l’agenda ufficiale ha dedicato ampio spazio anche ad altri cinque macro-temi discussi durante il vertice, quali: sviluppo istituzionale, mantenimento della pace e sicurezza globale, cambiamento climatico, cooperazione internazionale in ambito sanitario, investimenti e finanza, e infine la condivisione di governance per l’intelligenza artificiale. Tra questi, spiccano l’interesse del blocco BRICS per la sicurezza internazionale, erede di un’interessantissima dichiarazione congiunta datata 24 giugno dove la coalizione condannava gli attacchi sul suolo iraniano, senza però citare direttamente USA e Israele, con relativo malcontento di Teheran che invece chiedeva una presa di posizione più definita e aggressiva verso i suoi nemici storici. Sorprende anche il maggiore interesse verso le nuove tecnologie, la disponibilità cinese a condividere maggiore capacità gestione e know how nell’ambito dell’intelligenza artificiale rappresenta una chiara volontà del Dragone asiatico di porsi sempre di più come leader guida nell’intesa Sud-Sud. Inoltre, l’approccio collaborativo tipico di Pechino, rende più appetitosa la sinergia tra la Cina e le economie emergenti, queste ultime più incentivate da un maggiore vantaggio assoluto che rispetto al semplice acquisto e importazione di tecnologie già sviluppate dai paesi occidentali.
Il peso socioeconomico dei BRICS è notevolmente aumentato negli ultimi quindici anni, anche grazie all’espansione del gruppo tra 2023 e 2024. Se nel 2010 la popolazione dell’intesa rappresentava il 40-43% di quella mondiale, oggi si stima che si attesti attorno al 49%. Anche la crescita del PIL è significativa, anzi sorprendente: uno studio di Goldman Sachs ha individuato che la percentuale di PIL globale detenuta dai paesi BRICS tra gli anni ’80 e ’90 era di circa il 10%, per poi salire in modo costante fino al 2010, raggiungendo il 25% della quota globale. A differenza della crescita di popolazione, tra il 2010 e il 2025, la crescita economica è stata caratterizzata da un aumento di approssimativo dell’80%, passando appunto dal 25% del 2010 fino ad un sorprendente 42-44% del 2025 (considerando anche i paesi partner del cosiddetto BRICS+). L’assestamento della crescita della popolazione pare non seguire l’aumento smisurato del fattore economico, ciò indicherebbe un mutamento all’interno dei sistemi economici del Sud Globale, evidenziando un consolidamento delle economie in via di sviluppo in sistemi economici più maturi e resilienti. Nonostante i significativi progressi ottenuti da questi paesi, la strada per il raggiungimento di un modello economico equo ed inclusivo è ancora lunga, soprattutto in paesi come il Brasile, India e Sudafrica dove il divario economico tra la fascia elitaria della popolazione e quella dei ceti medio-bassi è enorme e non coerente con un assetto sociale — nel senso occidentale del termine — corretto.
Le conclusioni di questo diciassettesimo summit sono caratterizzate da una serie di luci e ombre. Se da un lato l’assenza di diverse autorità di governo ha alimentato il sospetto di un allontanamento fra i vari membri BRICS, dall’altro, l’obiettivo di Lula di trasformare il gruppo in un forum internazionale alternativo per la cooperazione “a tutto campo” è stato in parte raggiunto. Il continuo isolamento di Vladimir Putin con i propri alleati — erroneamente da noi così definiti — non è da interpretare come un’erosione del blocco “Sud” a vantaggio del “Nord”, bensì come una opportunità anche per l’Occidente di favorire una crescita politica ed economica in un mondo multilaterale. D'altronde, gli sviluppi degli ultimi venticinque anni ci hanno insegnato che la storia è tutt’altro che finita, e che le prospettive di Fukuyama non si siano realizzate con la caduta del blocco sovietico e l’assimilazione del vecchio “terzo mondo” nell’ordine liberale.
Restano infine i dubbi sui sistemi autoritari che caratterizzano i BRICS: quanto questi possono essere eticamente compatibili con le nostre società? Fino a che punto è “giustificabile” l’autoritarismo in cambio di ordine, stabilità e progresso? Quale dovrebbe essere l’atteggiamento di Bruxelles e Washington? Questi interrogativi dovrebbero essere seguiti da delle linee d’azione congiunte da parte dell’Occidente, ma in un mondo dove anche nel nordatlantico si fa fatica ad andare d’accordo, possiamo affermare che le luci e le ombre non riguardino solo Rio de Janeiro, ma anche noi, qui a Nord.
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L'Autore
Lucas Martin Torres
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