La COP (Conferenza delle Parti) si svolge annualmente, con la Presidenza che ruota tra cinque paesi membri delle Nazioni Unite. Quest’anno, l'Azerbaijan è stato scelto per presiedere la COP 29, che si sta tenendo a Baku, a partire dall'11 novembre.
Inaugurazione della Conferenza (11-13 novembre)
Uno dei principali dilemmi discussi durante la conferenza è la decisione degli Stati Uniti, presa dopo la vittoria di Trump, di ritirarsi dagli accordi sul clima di Parigi, dichiarando di essere contrario a tali intese. Il presidente azero Mukhtar Babayev ha aperto i lavori con un intervento controverso, sostenendo che "il petrolio è un dono di Dio" e che "tutte le risorse naturali — petrolio, gas, energia eolica, solare, oro, argento, rame — sono risorse naturali e i paesi non dovrebbero essere incolpati per averle e per metterle a disposizione dei mercati, poiché i mercati ne hanno bisogno". Nel frattempo, la WMO (World Meteorological Organization) ha dichiarato che il 2024 potrebbe essere uno degli anni più caldi mai registrati, con la temperatura media in superficie da gennaio a settembre che ha superato di 1,54 gradi i livelli pre-industriali. Sultan Al-Jaber, presidente della COP precedente, ha aperto la conferenza affermando che le azioni dei paesi devono essere indirizzate all'azione concreta, all’unità e alla produzione di risultati. Ha anche ricordato l'impegno globale dei paesi membri dell'ONU nell'abbandono graduale dei combustibili fossili. Tuttavia, va sottolineato che sia gli Emirati Arabi Uniti che l’Azerbaijan sono tra i principali produttori di combustibili fossili, un settore che contribuisce in modo significativo al riscaldamento globale. Molte ONG hanno infatti criticato la scelta di tenere la COP in un paese che promuove l'industria petrolifera e in cui gli attivisti ambientali sono stati arrestati.
La partecipazione
Quest’anno, la partecipazione alla conferenza è stata inferiore rispetto agli anni precedenti, con soli 51.000 partecipanti. L'Europa ha promesso di intensificare gli sforzi per compensare il ritiro degli Stati Uniti, ma pochi leader europei sono presenti a Baku. Non parteciperanno, infatti, Emmanuel Macron e Olaf Scholz ma anche il presidente brasiliano Lula, il presidente colombiano Gustavo Petro e il primo ministro olandese.
I paesi più poveri sono i più vulnerabili
L'ugandese Adonia Ayebare ha avvertito che le prossime due settimane di negoziati saranno particolarmente difficili, in particolare per quanto riguarda i fondi che i paesi ricchi dovranno mettere a disposizione per sostenere le nazioni più povere nell’affrontare i rischi climatici. "Le piogge e le alluvioni da record, i cicloni tropicali che si intensificano rapidamente, il caldo mortale, la siccità prolungata e gli incendi devastanti che abbiamo visto quest'anno in diverse parti del mondo sono purtroppo la nostra nuova realtà e un assaggio del nostro futuro", ha dichiarato Celeste Saulo, segretaria generale della WMO.
Antonio Guterres, segretario generale delle Nazioni Unite, ha affermato che la catastrofe climatica sta mettendo in pericolo la salute globale, aumentando le disuguaglianze sociali, danneggiando lo sviluppo sostenibile e minando la pace internazionale. I più vulnerabili sono anche i più a rischio: gli shock climatici rappresentano una minaccia crescente per le persone già costrette a fuggire da guerre, violenze e persecuzioni (secondo un rapporto dell'UNHCR). Oltre tre quarti dei più di 120 milioni di rifugiati vivono in paesi già gravemente colpiti dal cambiamento climatico e oltre la metà risiede in paesi in conflitto, come Etiopia, Haiti, Myanmar, Somalia, Sudan e Siria. Gli esperti prevedono che entro il 2040 il numero di paesi che dovranno affrontare rischi estremi legati al clima aumenterà da 3 a 65.
La posizione degli Stati Uniti
John Podesta, inviato speciale degli Stati Uniti, ha dichiarato che il paese continuerà a combattere il cambiamento climatico, nonostante la rielezione di Trump e la sua intenzione di ritirare gli Stati Uniti dall'accordo di Parigi. Sebbene Trump possa ridurre l'attenzione sul cambiamento climatico, Podesta ha affermato che gli Stati Uniti proseguiranno il loro impegno con "dedizione e determinazione", sottolineando che questo non rappresenta "la fine della nostra lotta per un paese più pulito".
Conclusioni
I cambiamenti climatici potrebbero avere un impatto devastante sull'economia, gonfiando enormemente l'inflazione. È fondamentale che tutti i paesi collaborino e adottino azioni più coraggiose ed efficaci per contrastare il riscaldamento globale. Il problema, tuttavia, è che molti paesi ricchi, che non sono ancora stati colpiti in modo devastante dai cambiamenti climatici, non sono disposti a ridurre il loro reddito e ad aumentare temporaneamente le spese per promuovere l'energia pulita. Poiché l’energia da combustibili fossili è più economica e facilmente accessibile, questa resistenza potrebbe portare a un punto di non ritorno, se non si agisce immediatamente.
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L'Autore
Cecilia Boni
Tag
COP29 Clima Ambiente Stati Uniti