Perù: la nuova legge di amnistia per chi ha commesso crimini contro l'umanità

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  Anna Pasquetto
  02 settembre 2025
  4 minuti, 14 secondi

Poche settimane fa Dina Boluarte, attuale presidente del Perù, ha promulgato una legge precedentemente approvata dal Congresso la quale garantisce l’amnistia a forze armate, poliziotti e comitati di autodifesa sotto processo per i crimini commessi contro i ribelli maoisti durante il conflitto armato che ha scosso il paese tra il 1980 e il 2000.

Essa non solo beneficia centinaia di autori di crimini internazionali, ma impone anche il rilascio di coloro che stanno scontando condanne per tali reati e hanno più di 70 anni, secondo la cosiddetta ‘’amnistia umanitaria’’.

Le organizzazioni per i diritti umani condannano questa legge, la quale, secondo gli esperti delle Nazioni Unite, potrebbe bloccare o annullare più di 600 processi pendenti e 156 condanne.

Questa legge viola gli obblighi dello Stato peruviano ai sensi del diritto internazionale e costituisce un grave precedente, in quanto trasmette un messaggio di indifferenza e impunità nei confronti dei diritti delle vittime e del dolore delle loro famiglie. Un caso rilevante è quello di Putis ad Ayacucho nel 1984, in cui furono uccise 123 persone, tra cui bambini e adolescenti.

Le amnistie sono sempre inammissibili nel diritto internazionale qualora si tratti di casi gravi di violazione dei diritti umani o crimini internazionali, tra i quali rientrano quelli commessi nel ventennio di guerra dalle forze di sicurezza peruviane e includono sparizioni forzate, esecuzioni extragiudiziali, torture e violenze sessuali.

Per comprendere meglio chi, con questa legge, non subirà le conseguenze delle atrocità commesse, analizziamo i dati del conflitto interno al Paese: durante la guerra, le forze di sicurezza peruviane affrontarono i gruppi ribelli Sendero Luminoso e Tupac Amaru che scatenarono insurrezioni in cui, secondo la Commissione per la verità e la riconciliazione (TRC) del Perù, circa 70.000 persone furono uccise e più di 20.000 scomparvero.

Il conflitto è costellato di crimini commessi da entrambe le parti, tenendo a mente che i combattenti di Sendero Luminoso furono responsabili di circa il 54% delle vittime e i militari del resto.

Questi ultimi sono coinvolti, anche al giorno d’oggi, in violazioni dei diritti umani: basti pensare che l’anno scorso 10 soldati sono stati condannati per stupro sistemico di donne e ragazze indigene e rurali.

Si stima che le forze armate e la polizia del Paese siano state responsabili del 37% delle morti e delle sparizioni avvenute durante il conflitto, oltre che del 75% dei casi di tortura segnalati e l'83% dei casi di violenza sessuale.

Ai sensi della Convenzione americana sui diritti umani e del Patto internazionale sui diritti civili e politici, il Paese ha l'obbligo legale di indagare, perseguire e punire le gravi violazioni dei diritti umani.

È per questo che lo scorso 24 luglio la Corte interamericana dei diritti umani, gli esperti delle Nazioni Unite e Amnesty International avevano esortato Boluarte a porre il veto sul disegno di legge fino al termine dell’esame di compatibilità dell'amnistia con i precedenti ordini di indagare sugli abusi commessi durante il conflitto armato.

Nonostante gli ordini internazionali, durante una cerimonia della Polizia nazionale a Lima tenutasi il 31 luglio, la presidente Boluarte ha affermato che avrebbe portato avanti la legge indipendentemente dalla posizione della Corte. Ha poi affermato che il governo peruviano stava rendendo onore alle forze, che a suo dire ‘’hanno combattuto contro il terrorismo e in difesa della democrazia’’.

Anche il ministro della Giustizia Enrique Alcántara ha difeso la nuova legge e ha negato che essa promuova l'impunità, affermando: "Questa legge cerca giustizia e si basa sui principi sanciti dalla nostra Costituzione peruviana e dalla stessa Convenzione interamericana dei diritti umani: ogni persona ha il diritto di vedere risolta la propria situazione giuridica entro un termine ragionevole".

Non è il primo caso in cui il governo disobbedisce agli ordini della Corte interamericana dei diritti umani. Di fatto nel 2023 è stato ordinato da parte della Corte costituzionale il rilascio dell’ex presidente Alberto Fujimori, rimasto in carica fino al 2000, che stava scontando una condanna di 25 anni di carcere per gravi violazioni dei diritti umani tra cui il massacro dei civili da parte dell’esercito, violando gli obblighi del Paese in quanto membro della Convenzione americana sui diritti umani.

Ciò è stato possibile grazie alla norma di prescrizione per i crimini contro l’umanità commessi prima del 2002, la quale ha beneficiato non solo l’ormai defunto presidente, ma anche tutti gli indagati di crimini commessi durante i combattimenti.

In conclusione, negli ultimi anni si sono verificati molteplici tentativi di difesa dell’esercito e della polizia dai procedimenti giudiziari per i crimini commessi durante la guerra. Tuttavia, gli oppositori dell'amnistia hanno già ottenuto successo presso gli organismi internazionali, facendo leva sull'appartenenza del Perù al Sistema interamericano dei diritti umani per sottolineare che gli obblighi che ne derivano rendono incostituzionale la legge sull'amnistia.

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Anna Pasquetto

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Diritti Umani

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