Il Perù si trova in uno stato di emergenza, dato da un passaggio di consegne tumultuoso e da un popolo che cerca di far sentire la propria voce: se l'ex presidente Boluarte aveva subìto una mozione di sfiducia, il popolo sta manifestando lo stesso animo nei confronti del neoeletto presidente Jerí. Le proteste pacifiche incontrano una forte repressione: Amnesty International segnala che le forze di polizia hanno sparato palline di piombo e usato copiose quantità di gas lacrimogeni, aggredendo addirittura undici giornalisti e uccidendo Eduardo Ruiz, un giovane rapper 32enne.
La presidenza Boluarte
Dina Boluarte è stata eletta presidente del Perù nel 2022 in un momento di profonda crisi politica e sociale, segnato dalla destituzione del precedente presidente Castillo, il quale aveva tentato un colpo di Stato per rimediare alla grave crisi legata alla sua presidenza. Da subito Boluarte non ha riscosso il livello di popolarità sperato: la presidente era ritenuta incapace di affrontare l'aumento della criminalità nel Paese e non aveva giovato una serie di scandali di corruzione che la vedevano coinvolta, denominata Rolexgate: la presidente era stata accusata di essersi arricchita in maniera illecita senza aver dichiarato il proprio patrimonio e i propri beni, accusa nata dalla pubblicazione di un'inchiesta giornalistica peruviana che le aveva attribuito il possesso di svariati orologi costosi, apparentemente incongruenti con lo stipendio da lei percepito. Le dichiarazioni stesse di Boluarte erano fragili e contraddittorie e lo scandalo ha portato alla dimissione di sei ministri e all'avanzamento di due mozioni di sfiducia, le quali, però, non avevano dato esito sperato. Andando oltre le questioni legate alla credibilità istituzionale, il Perù si trova in un periodo di crisi strutturale, che va oltre ogni presidenza e l'alternarsi continuo di destituzioni e nuove nomine insoddisfacenti per i peruviani ne è una prova: criminalità, corruzione e disuguaglianza socioeconomica sono le piaghe principali del Paese e nessun presidente sembra essere reputato all'altezza di affrontarle.
La mozione di sfiducia e l'insediamento di Jerí
La mozione di sfiducia avanzata il 10 ottobre è stata di successo e ciò ha comportato la destituzione di Boluarte, con conseguente nomina di Jerí, primo in linea nella successione in quanto presidente del Parlamento, data la mancanza di un vicepresidente. José Jerí è avvocato e membro del partito conservatore Somos Perú ed era stato eletto presidente del Congresso non solo grazie ai voti della destra, ma anche con il sostegno di Perú Libre, il principale partito dello schieramento opposto, di cui faceva parte Boluarte prima dell'espulsione nel 2022. Dopo aver prestato giuramento, il nuovo capo dello Stato aveva dichiarato di assumere l'incarico “con umiltà”, per poter “istituire e dirigere un governo di transizione”, indicando come sua priorità le bande e organizzazioni criminali, definendole “i nostri nemici”. Una dichiarazione e promessa che avrebbe dovuto confortare i peruviani, ma che sembra essere passata inosservata ai dimostranti.
Criticità della presidenza peruviana
I manifestanti non si sono fermati dopo l'elezione di Jerí, poiché percepito come una prosecuzione della precedente presidenza: la risposta del neoeletto è stata l'ordine di una grande retata in alcune regioni del Paese per sequestrare materiale da contrabbando, addirittura partecipando personalmente a una di queste. Secondo alcune critiche si tratta, però, di gesti simbolici dalle deboli ripercussioni concrete. A preoccupare politici e organizzazioni per i diritti umani, è la questione dello Stato di diritto: alcuni analisti sostengono che l'anomala alleanza tra destra e sinistra, che aveva favorito l'elezione di Jerí alla presidenza del Congresso, avrebbe sfruttato le istituzioni per indebolire la magistratura per proteggersi da eventuali condanne, osservazione che pare credibile se si pensa al Rolexgate o alle pendenti accuse di corruzione e stupro verso Jerì. Minare la magistratura significa comprometterne l'indipendenza, minacciare lo Stato di diritto e tutte le libertà che il diritto tutela. Proprio in virtù di questo, gli sforzi dei presidenti degli ultimi due anni sono parsi inadeguati e inefficaci.
Una crisi profonda testimoniata dai dati
Secondo Le Monde, i casi di estorsione sono aumentati del 540% dal 2022, mentre secondo quanto riportato da AP News da gennaio ad agosto di quest'anno ci sono stati 6.041 omicidi, triplicati dallo scorso anno e decuplicati dal 2017. Jerí rimarrà in carica fino a 28 luglio 2026, ma già ad aprile sono previste le elezioni presidenziali e legislative: è difficile prevedere come nei prossimi sei mesi si evolverà la situazione, ma è certo che il sistemico problema della criminalità in Perù necessita di un drastico cambio di rotta, che in primo luogo dovrebbe partire dalle istituzioni e da chi guida il Paese.
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