Il contesto geopolitico europeo ha subito un’importante trasformazione a seguito di un cambiamento significativo nelle politiche migratorie della Polonia. Il presidente polacco Andrzej Duda ha firmato nelle scorse settimane una legge che prevede la sospensione per 60 giorni del diritto di chiedere asilo nel Paese. La normativa, che rappresenta una risposta diretta all’escalation di tensioni lungo il confine con la Bielorussia, entrerà in vigore con effetto immediato, come confermato dal primo ministro Donald Tusk.
Questa zona, già da tempo al centro dell’attenzione internazionale, è caratterizzata dall'afflusso di migranti irregolari, rendendo il controllo alle frontiere una questione di crescente urgenza per Varsavia.
La notizia ha provocato varie reazioni istituzionali e politiche: mentre il governo ritiene che tale provvedimento costituisca una misura di sicurezza nazionale, l’opposizione interna considera questa legge un attacco ai diritti umani.
Lo scopo della nuova legge
La situazione del territorio al confine tra Polonia e Bielorussia preoccupa le autorità polacche: queste ultime hanno sostenuto l’introduzione di tale legge al fine di limitare l’afflusso irregolare di migranti nel Paese, che secondo il governo sarebbe agevolato da Minsk. La Polonia ritiene, infatti, che la Bielorussia stia utilizzando i migranti come “strumento di destabilizzazione” finalizzato a condurre i migranti provenienti da Paesi quali l’Afghanistan e l’Iraq verso il confine polacco e così trarre vantaggio dalle pressioni esercitate sui Paesi comunitari.
Cosa si intende per “strumentalizzazione dell’immigrazione”?
Con tale termine si intende l’azione di Stati terzi finalizzata a favorire movimenti irregolari di migranti verso un altro Stato, al fine di destabilizzare quest’ultimo. Questa pratica può essere finalizzata a rendere i migranti un’arma politica, ma ciò rischia di disumanizzare tali soggetti poiché li rende meri strumenti di pressione, violando così i loro diritti fondamentali. Da tempo le autorità polacche mettono a rischio i diritti dei rifugiati in arrivo dalla Bielorussia e situati al confine: tale Stato avrebbe facilitato l’ingresso dei migranti nel suo territorio e li avrebbe spinti verso la frontiera polacca, con lo scopo di destabilizzare l’Unione europea. La Polonia, peraltro, a breve dovrà affrontare il giudizio della Corte europea per i diritti umani riguardo il caso di 32 richiedenti asilo afghani che nel 2021 rimasero prima bloccati al confine con la Bielorussia, a seguito del rifiuto delle autorità polacche di fornirgli assistenza umanitaria, e poi furono rimandati indietro in modo sommario.
Cosa prevede la nuova legge?
Il governo polacco definisce l’aumento di migranti nel Paese come “crisi ibrida”, poiché ritiene che l’immigrazione venga usata come strumento di guerra ibrida e dunque ha ritenuto vitale l’introduzione di un provvedimento per far fronte a tale situazione di emergenza: questa nuova misura è, secondo il governo, “un passo necessario per ripristinare l’ordine”. Tale soluzione sembrerebbe efficace, se non fosse che non garantisce la protezione internazionale dei migranti che, attraversando la Bielorussia, cercano di entrare in Polonia, e sono costretti a subire situazioni di vulnerabilità.
La sospensione temporanea del diritto d’asilo prevede specifiche esenzioni per donne incinte, minori e soggetti “a rischio reale o di danno”, ma i gruppi difensori dei diritti umani hanno espresso la loro preoccupazione riguardo l’attribuzione alle guardie di frontiera della responsabilità di stabilire chi può essere qualificabile come “vulnerabile”. Filip Rakoczy, avvocato e membro del consiglio di amministrazione di Nomada, organizzazione polacca che fornisce sostegno ai rifugiati, ha dichiarato che questo provvedimento non designa i requisiti formali specifici che la guardia di frontiera deve rispettare al fine di respingere una domanda d’asilo. Rakoczy ha poi criticato la mancanza di meccanismi esterni, quali le organizzazioni per i diritti umani, che monitorino le attività delle guardie di frontiera nella zona di esclusione, ossia una zona cuscinetto temporanea off-limits per giornalisti, operatori umanitari e cittadini non residenti, istituita per gestire la crisi migratoria.
La reazione dell’Unione europea e delle ong
L’Unione europea ha manifestato la propria contrarietà all’introduzione di tale legge, in quanto essa sostiene che il diritto d’asilo sia uno dei principi fondanti della politica migratoria comunitaria.
Il nuovo provvedimento polacco ha incontrato forti opposizioni anche da parte di organizzazioni non governative, le quali temono che la sospensione di un diritto così rilevante possa peggiorare l’odierna crisi umanitaria. Difatti Oxfam in un recente rapporto ha dichiarato che: “Quella che è già stata una realtà de facto al confine tra Polonia e Bielorussia negli ultimi tre anni potrebbe essere ulteriormente istituzionalizzata con l’attuazione della nuova legge”. Anche Amnesty International ha preso posizione a riguardo, asserendo che tale legge colpirà sia persone che attraversano irregolarmente i confini sia quelle che si presenteranno ai punti di ingresso ufficiali: dunque saranno in pericolo i diritti di tutti coloro in cerca di salvezza. La vicedirettrice per l’Europa di Amnesty, Dinushika Dissanayake, sostiene che il piano polacco sia incoerente con le nuove norme in caso di crisi e per forza maggiore entrate in vigore nell’ambito del Patto Europeo su immigrazione e asilo: gli Stati membri possono utilizzare una serie di strumenti per far fronte a preoccupazioni in materia di sicurezza, ma essi restano sempre vincolati al rispetto dei diritti umani, tra cui rientra il diritto d’asilo, sancito dalla Carta sui diritti fondamentali dell’Unione europea.
Le preoccupazioni sulle migrazioni irregolari
Secondo alcuni osservatori la sospensione dell’esame delle richieste d’asilo potrebbe ripercuotersi sul piano socio-politico, favorendo l’aumento di migranti irregolari nel Paese e generando potenziali tensioni interne. Dunque, se non sostenute da politiche di integrazione idonee, le difficoltà legate alla gestione di questa ondata migratoria rischiano di aggravare ulteriormente una situazione già delicata.
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L'Autore
Ilaria Morlando
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