Romania, dicembre 2024. Con una decisione senza precedenti, la Corte costituzionale romena ha annullato il risultato del primo turno delle elezioni presidenziali per “sospette ingerenze russe”. Nella consultazione del 24 novembre era arrivato primo il sovranista Călin Georgescu, candidato di estrema destra e anti-NATO, che l'8 dicembre avrebbe dovuto sfidare la liberale Elena Lasconi al ballottaggio.
Il 6 dicembre la Corte Costituzionale, formata da nove giudici e convocata d'urgenza, ha però annunciato la decisione di annullare “l'intero processo per elezione del Presidente romeno” per “garantire la validità e la legalità” del voto. Voto che era già iniziato tra i romeni della diaspora (i cittadini residenti all’estero hanno infatti avuto tre giorni per esprimere le proprie preferenze elettorali). Le operazioni elettorali sono state bloccate e la data delle nuove consultazioni resta ancora da stabilire.
Le motivazioni della decisione si fondano sull'articolo 246 della Costituzione, che attribuisce alla Corte il diritto di “garantire il rispetto delle procedure per l'elezione del Presidente della Romania”.
Ingerenza di Mosca: tutto da rifare
La pronuncia arriva dopo che il Consiglio Supremo di Difesa ha desecretato i dossier relativi al candidato filorusso e “ultra pro Trump” Călin Georgescu, che al primo turno presidenziale ha conquistato il 23% dei voti con una retorica populista e mistico-religiosa, favorita dal malcontento degli elettori verso la classe politica e un sistema spesso definito corrotto.
Secondo le informazioni declassificate, il processo di voto in Romania sarebbe stato penetrato da un “attore statale”, probabilmente la Russia, che avrebbe appoggiato la campagna elettorale di Georgescu tramite “un'operazione di influenza straniera online, coordinata artificialmente per manipolare e sfruttare l'algoritmo di TikTok”, facendo aumentare velocemente la popolarità del candidato sovranista.
Inoltre, il Servizio di intelligence romeno ha affermato che “la Romania rappresenta un obiettivo per azioni ibride aggressive russe, tra cui attacchi cibernetici, fughe di informazioni e sabotaggio”: durante la campagna elettorale, infatti, quasi un milione di euro è stato speso da un individuo che sosteneva la candidatura di Georgescu, con fino a 950 euro pagati per un repost. Si tratta di attività illecite sospette che presentano allarmanti somiglianze con le campagne di disinformazione e interferenza compiute da Mosca nella vicina Moldova, in Georgia, Ucraina e altrove.
La Commissione europea ha inviato alla piattaforma social di proprietà cinese una richiesta urgente di informazioni sul ruolo sempre più controverso giocato da TikTok nel processo democratico di Paesi europei. La richiesta fa seguito all'“ordine di conservazione” imposto da Bruxelles, che obbliga TikTok a “congelare e conservare” tutti i documenti e le informazioni interne – compreso il suo sistema di raccomandazioni e la promozione monetizzata di contenuti politici – relativi ai rischi elettorali in tutto il blocco dell'Europa centro-orientale. L'ordine si applicherà dal 24 novembre 2024 al 31 marzo 2025 e riguarderà le prossime elezioni in Romania, Croazia, Austria, Grecia e Germania.
Tra europeismo ed estrema destra
Nel frattempo, alle elezioni parlamentari svoltesi il 1° dicembre per il rinnovo di Camera e Senato, il Partito socialdemocratico (Psd), attualmente al governo, ha vinto con il 22,3% dei voti, seguito dall'Alleanza nazionalista di estrema destra dell'Unione dei Romeni (Aur) con il 18,3%. Il fronte dell'ultradestra sovranista, in forte avanzata, sarà rappresentato nel nuovo Parlamento da tre formazioni partitiche che insieme superano il 31%: il triplo rispetto alle precedenti elezioni del 2020.
Tuttavia l'11 dicembre, i partiti pro-europei della Romania hanno raggiunto un accordo per formare una maggioranza di governo che escluda l'estrema destra e potenzialmente sostenga un unico candidato per la ripetizione delle elezioni presidenziali annullate. Ora il nuovo governo dovrà elaborare un calendario per le elezioni presidenziali, che probabilmente si terranno nella prima parte del 2025.
Gli ultimi giorni sono stati il periodo più tormentato della storia post-comunista del Paese: da quando in un gelido dicembre di 35 anni fa, i romeni sono scesi in piazza e hanno gridato “libertà” contro la paura e il terrore. La Romania è stato l’unico Stato del blocco socialista dove la liberazione dal regime è stata conquistata con il sangue, causando circa un migliaio i morti.
Romania, dicembre 1989
La rivolta iniziò il 16 dicembre 1989 a Timișoara: in modo involontario e forse inaspettato, come in molti eventi storici fondamentali. In pochi giorni, però, le proteste arrivarono nella capitale, dove il 22 dicembre il dittatore Nicolae Ceaușescu e la moglie Elena furono costretti alla fuga. Fuga che si concluse tragicamente il giorno di Natale con il processo sommario, la condanna a morte e l’esecuzione di entrambi. È la fine del regime comunista instaurato dopo la Seconda guerra mondiale: un sistema autoritario e autarchico che, però, a causa delle frequenti rivendicazioni di autonomia da Mosca, per molto tempo era stato guardato da Occidente con un certo interesse.
In quell'“Autunno delle Nazioni” che stava rapidamente trasformando la realtà geopolitica del continente europeo – l’Unione Sovietica aveva infatti adottato una linea di non ingerenza rispetto agli affari interni dei Paesi del campo socialista – diffusi movimenti popolari di protesta si erano sviluppati in tutta l’Europa orientale, portando a rapidi cambiamenti e al crollo del muro di Berlino, il 9 novembre. La Romania era in ritardo con gli appuntamenti della Storia. Se infatti in Germania Orientale (DDR), Polonia, Ungheria e Bulgaria erano state attuate riforme in modo sostanzialmente pacifico - abbandonando il monopartitismo per una svolta radicale nella gestione economica e politica delle loro società - in Romania, invece, Nicolae Ceauşescu era stato riconfermato leader del Partito comunista romeno e quindi capo anche delle istituzioni statali, il 23 novembre 1989. La Romania manifestava così l’intenzione di resistere al vento di rinnovamento che soffiava in quell’autunno sull’Europa orientale e di opporsi energicamente alla spinta riformista di Gorbaciov.
Dicembre 2024
In questo dicembre segnato dalle elezioni legislative e presidenziali – in una Romania membro dell’Unione Europea e della NATO, ma dove si respirano anche il timore della guerra ai confini con l'Ucraina e le tensioni di una società divisa tra l’orientamento europeista e atlantista e quello sovranista filorusso – l'integrità del processo elettorale è cruciale per la democrazia, conquistata con sangue e sacrificio dai romeni. La memoria ritorna al gelido dicembre del 1989: a quella rivoluzione insanguinata, l'apertura a Ovest e l'integrazione europea che tuttavia non hanno risolto i problemi interni del Paese.
La Romania potrebbe adesso trovarsi di fronte allo scenario inedito della convivenza tra un esecutivo moderato che la tiene ancorata a Bruxelles e un Capo dello Stato che la orienta verso Mosca. Nell'attesa che questo lungo inverno finisca.
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L'Autore
Giuliana Băruș
Studi in Giurisprudenza e Diritto Internazionale a Trieste.
Oltre che di Diritto (e di diritti), appassionata di geopolitica, giornalismo – quello lento, narrativo, che racconta storie ed esplora mondi – fotoreportage, musica underground e cinema indipendente.
Da sempre “permanently dislocated – un voyageur sur la terre” – abita i confini, fisici e metaforici, quelle patrie elettive di chi si sente a casa solo nell'intersezionalità di sovrapposizioni identitarie: la realtà in divenire si vede meglio agli estremi che dal centro. Viaggiare per scrivere – soprattutto di migrazioni, conflitti e diritti – e scrivere per viaggiare, alla ricerca di geografie interiori per esplorarne l’ambiguità e i punti d’ombra creati dalla luce.
Nel 2023, ha viaggiato e vissuto in quattro paesi diversi: Romania, sua terra d'origine, Albania, Georgia e Turchia.
Affascinata, quindi, dallo spazio post-sovietico dell'Europa centro-orientale; dalla cultura millenaria del Mediterraneo; e dalle sfaccettate complessità del Medio Oriente.
In Mondo Internazionale Post è autrice per la sezione “Organizzazioni Internazionali”.
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