Programma di lavoro annuale della Commissione: parola d'ordine "semplificazione"

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  Tiziano Sini
  21 febbraio 2025
  2 minuti, 36 secondi

La scorsa settimana Šefčovič, Commissario europeo per il commercio, la sicurezza economica, le relazioni interistituzionali e la trasparenza, e Dombrovskis, Commissario europeo per l'economia, la produttività, l'attuazione e la semplificazione, hanno presentato di fronte al Parlamento europeo il Programma di lavoro annuale per il 2025[1].

Vi era già consapevolezza sugli orientamenti, ma durante l’iniziativa sono stati fugati tutti i dubbi, quando i due Commissari hanno definito come obiettivo principale quello di portare avanti una “semplificazione senza precedenti. Un monito che ha generato fortissime reazioni, di carattere diametralmente opposto, fra gli schieramenti che compongono il Parlamento europeo.

Come enunciato, infatti, gli impegni istituzionali devono orientarsi verso un progressivo quanto robusto alleggerimento del carico normativo, che dovrebbe a sua volta ridurre gli oneri amministrativi. Gli impatti si sentirebbero anche nel settore privato, con le aziende che vedrebbero ridotti alcuni impegni legati all'eccessiva burocratizzazione dei processi e rendicontazione.

In un momento di forte crisi come quello attuale, la risposta che la Commissione vuole dare sembra essere quello di rimettere mano anche ad alcuni suoi principi cardini, avanzando dei compromessi per rilanciare l’Europa. Questo dovrebbe garantire all'UE una maggiore competitività, la cui assenza finora ha contribuito ad associare l’immagine dell’UE a quella di un pachiderma, poco reattivo alle sfide che si trova ad affrontare.

All’atto pratico, secondo quanto sancito dal Programma, nell’arco del 2025 saranno portate avanti circa 51 iniziative, di cui 11 particolarmente incentrate all’attuazione di questo processo di pianificazione. Proprio su quest’ultimo aspetto è importante ricordare che fra le iniziative in oggetto sono presenti 3 pacchetti “omibus”, che avranno un importantissimo impatto a livello di deregolamentazione a partire proprio da alcuni capisaldi degli ultimi anni, come direttive gemelle sulla due diligence aziendale (Csddd) e quella sulla rendicontazione delle imprese in materia di sostenibilità (Csrd). A queste ultime dovrebbero fare seguito anche interventi sulla semplificazione degli investimenti, senza dimenticare il richiamo anche ad interventi afferenti al settore digitale e alla Politica Agricola Comune[2].

Come era pronosticabile quanto presentato ha generato immediatamente una fortissima reazione, a partire proprio dai Socialisti e dai Verdi, membri della maggioranza che regge l’attuale Commissione, che hanno accolto il programma con una certa diffidenza e preoccupazione. Agli occhi di molti eurodeputati, infatti, l’azione potrebbe innescare un processo di deregolamentazione che, non solo non garantirebbe matematicamente una maggiore competitività, ma potrebbe danneggiare gli ambiziosi obiettivi che hanno costituito il collante per la nascita della seconda Commissione Von der Leyen.

Di tenore totalmente differente sono stati invece i commenti degli esponenti del PPE, anch’essi parte della maggioranza, che hanno accolto positivamente l’iniziativa, insieme ai membri di ECR (Conservatori e Riformisti Europei). Un feeling che testimonia in maniera sempre più netta la creazione di sinergie diverse, che potrebbero mettere in discussione gli equilibri e le politiche dei prossimi anni.





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