Quali sono le parti in causa nel conflitto siriano?

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  Redazione
  30 dicembre 2024
  8 minuti, 13 secondi

A cura del Dott. Pierpaolo Piras, studioso di Geopolitica e componente del Comitato per lo Sviluppo di Mondo Internazionale APS

Al centro della guerra civile in Siria c’è il conflitto tra sostenitori e oppositori del regime ora rovesciato di Bashar al-Assad e della sua cerchia ristretta che vogliono restare al potere. I ribelli vogliono invece rovesciarlo e formare loro stessi il prossimo governo del paese. Entrambi i lati sono altamente frammentati. Si tratta di alcune decine di milizie diverse che stanno combattendo contro questo regime.

Nonostante il rovesciamento al vertice, un gran numero di gruppi stanno ancora oggi combattendo per Assad. Sono coinvolti anche alcuni sostenitori e oppositori internazionali di Assad, nonché la milizia terroristica affiliata al cosiddetto “Stato islamico”.

Le parti in conflitto in Siria

Il regime siriano: Assad può contare sui resti dell’apparato militare siriano. È l'unica parte belligerante siriana a detenere in toto l'aeronautica militare. I resti delle unità d'élite dell'esercito sembra che combatterebbero ancora per lui. Ma i loro ranghi si sono assottigliati: molti combattenti sono caduti, mentre i soldati semplici hanno disertato in massa già dall’inizio del conflitto civile nel 2011. I giovani sono fuggiti dalla Siria per evitare il richiamo al servizio militare obbligatorio.

Le milizie locali, che combattono principalmente per i propri interessi ma sostengono formalmente il regime siriano, sono da tempo più importanti e affidabili per Assad. Le più note e consistenti sono le “Forze di difesa nazionale ”, come viene chiamata l’organizzazione che funge da ombrello nazionale delle milizie siriane sostenute in pieno dal regime iraniano.

I rivoltosi siriani

Alcune delle milizie ribelli locali inizialmente piccole oggi hanno formato coalizioni sensibilmente più ampie. L’alleanza definita “Esercito di Conquista” (Jaish al-Fatah), operante nel nord-ovest del paese, costituita nel marzo 2015, è attualmente la più organizzata e potente nel suo territorio. Ne fanno parte diverse milizie: le principali in uomini e mezzi sono il Fronte di Conquista jihadista, “Jabhat Fatah al-Sham”, e il gruppo ribelle salafita “Ahrar al-Sham”. Esse si manifestano in diverse parti del paese. Entrambi vogliono dare vita ad una Siria con una netta impronta islamista nella quale la legislazione sia radicalmente basata sulla legge tutta coranica della Sharia. E quel che è peggio, rifiutano la democrazia considerata figlia dell’odiato nemico occidentale. Con loro operano regolarmente anche milizie ribelli locali più piccole e laiche che si autodefiniscono “Esercito siriano libero” senza ulteriori specificazioni. Non risulta che queste abbiano ricevuto quasi alcun aiuto da altri soggetti nazionali e/o internazionali. Alcuni ribelli fra questi nel tempo si sono riorientati diventando combattenti professionisti.

I sostenitori internazionali di Assad

A tutt’oggi sono quattro i governi stranieri che sostengono il regime siriano di Bashar al-Assad.

  1. L’Iran vuole caparbiamente assicurarsi il proprio potere in Siria, con o senza Assad. Dal 2011 questo Paese è intervenuto massicciamente a favore del regime sciita siriano con i propri combattenti e migliaia di miliziani con armamenti e approvvigionamenti logistici in grande e costante quantità.
  2. Il governo iracheno a Baghdad sostiene il regime siriano tradizionale. Dal 2013, le milizie irachene sciite allineate all’Iran combattono in Siria per aiutare la conservazione del potere a Damasco.
  3. La Russia vuole che Assad e/o il suo regime rimanga al potere in modo da poter mantenere l’influenza politica russa in Siria e poter conservare per la flotta militare russa nel Mediterraneo tramite le due basi marittime siriane, quella strategica di Tartus e quella meno importante di Latakia.

Dallo scoppio del conflitto Mosca aiuta Assad con denaro e armi. Dal 2015 il Paese è intervenuto anche direttamente a favore di Assad, principalmente bombardando i ribelli siriani.

  1. Dal Libano il partito e milizia sciita Hezbollah combatte con migliaia di uomini ed armamenti a fianco del regime siriano.

Gli avversari internazionali di Assad

In definitiva, attualmente non esiste una coalizione sufficientemente efficace tra gli oppositori di Assad. La situazione è diventata molto più tranquilla intorno agli “Amici della Siria”, associazione che è stata fondata nel 2012 e conta oltre 60 stati e organizzazioni come membri, sotto la guida e prevalenza degli Stati Uniti.

Questa alleanza si concentra contro un suo minimo comune denominatore, la lotta contro lo Stato islamico presente in Siria e Iraq, e pertanto non è diretta unicamente contro Bashar al-Assad.

I maggiori rappresentanti sono:

  1. Gli Stati Uniti vogliono che Assad apra la strada a un nuovo governo filo-occidentale e alla transizione verso un minimo di democrazia. Finora hanno equipaggiato diverse migliaia di rivoltosi siriani con armi leggere, un numero relativamente piccolo in una guerra con centinaia di migliaia di combattenti. Gli Stati Uniti sostengono i ribelli moderati privi di legami con gli islamici radicali. Nel quinto anno di reciproca violenza civile, in Siria essi sono sempre meno numerosi.
  2. Gli Stati del Golfo vogliono rovesciare Assad e portare al potere i ribelli islamici siriani. Nel 2012, parti della sua leadership hanno addirittura sostenuto con denaro e armi gruppi radicali che poi sono confluiti nello “Stato islamico”.
  3. La Turchia vuole che Assad venga rovesciato e che i ribelli sunniti siriani prendano il potere. La loro opposizione ad Assad è apparentemente così sentita che il governo turco ha aiutato gli islamici in Siria e per molto tempo ha consentito, se non addirittura sostenuto attivamente, lo “Stato islamico” in Turchia.

I media turchi hanno riferito di una probabile consegna di armi alla Siria da parte dei servizi segreti turchi. I dettagli non sono noti. Ankara ha comunque smentito.

Chi sono le altre parti in guerra?

Oltre alla guerra tra oppositori e sostenitori di Assad, in Siria si combattono altri conflitti.

Lo “Stato islamico” (IS), che combatte i ribelli siriani e Assad, vuole abolire totalmente l’attuale struttura dello Stato nazionale siriano e instaurare un califfato transnazionale islamico.

Si tratta originariamente di un gruppo terroristico emerso dopo l’invasione americana dell’Iraq, costruito da veterani jihadisti vicini ad al-Qaeda. Inoltre, molti ex quadri di Saddam Hussein hanno aderito a questa organizzazione.

Dal 2012, l’Isis cerca di infiltrarsi e conquistare porzioni vaste del territorio siriano, controllate principalmente dai ribelli siriani. Nel 2014 si è verificato per la prima volta un serio confronto tra IS e il regime siriano.

L’ISIS ha già dichiarato province del suo califfato vaste aree dell’est scarsamente popolato della Siria. Recentemente, però, l’IS ha dovuto accettare che la sua sfera di influenza si sta restringendo, specie ora dopo la caduta di Assad.

Le "Unità di protezione popolare" (YPG) , il ramo armato siriano del "Partito dei lavoratori del Kurdistan" (PKK) curdo-turco con orientamento politico di sinistra, hanno preso il potere nei cantoni della Siria settentrionale a metà del 2012 e da allora si sono diffusi lungo quasi tutto il confine turco-siriano. Kobane è la città meglio conosciuta a livello dei media internazionali.

Le YPG fanno riferimento operativo alla regione che controllano, denominata “Rojava”, nel Kurdistan occidentale, e vogliono combattere per la propria autonomia all’interno dello stato siriano. Finora si sono astenuti dal lottare per l’indipendenza, ma a volte collaborano in modo ondivago con gli oppositori siriani di Assad e talvolta anche con i sostenitori siriani di Assad nella lotta contro l’Isis, che rappresenta la minaccia più grave per le aree da loro controllate.

Le YPG hanno esperienza in guerra e sono considerate particolarmente potenti. Nel nord della Siria, insieme alle milizie arabe, costituiscono la spina dorsale delle cosiddette Forze Democratiche Siriane (SDF).

Nell’agosto 2016 questa alleanza ha riconquistato, tra le altre cose, la roccaforte dell’ISIS a Manbij e si trova ora a soli 60 chilometri a nord di Raqqa.

L’YPG è sostenuto dagli USA anche con il supporto aereo e tramite “consiglieri” militari. Allo stesso tempo però sono minacciati dalla Turchia, che però in realtà è pure un alleato degli Stati Uniti. Dall’estate del 2015 è divampata nuovamente la guerra tra la Turchia e il partito separatista curdo, PKK.

Ankara ha ripetutamente bombardato obiettivi del PKK in Iraq.

Il quadro politico è ancora molto confuso mentre la situazione siriana appare uno dei soliti quanto numerosi e inestricabili guazzabugli mediorientali

Il ruolo dello “stato islamico”

Lo “Stato islamico” (IS) ha colto l’occasione per affermarsi nell’attuale condizione di caos e si è gradualmente diffuso nel secondo anno di questa guerra civile siriana. Un altro fronte si era già aperto nel complesso conflitto.

Mentre i sostenitori e gli oppositori di Assad sono preoccupati sui protagonisti che governeranno la Siria, l'ISIS vuole abolire la Siria. Vuole conquistare i propri territori nel paese in rovina e tramite essi fondare un califfato transnazionale. L'Isis proviene dal vicino Iraq.

Ma la Siria rappresenta anche un importante significato sia ideologico che pratico per l’IS: gli jihadisti si affidano a una narrazione radicale islamica e profetica sulla fine dei tempi in cui vengono menzionate diverse città siriane, tra cui Dabiq.

L'IS afferma di essere il predestinato realizzatore di questa presunta profezia divina. L'Isis ha dichiarato la propria capitale nella città siriana di Raqqa.

Tuttavia, la Siria rappresenta anche uno scopo pratico per i jihadisti: gli stranieri si uniscono alle milizie oltre il confine turco-siriano e ogni area controllata dall’IS è anche un’importante fonte di reddito. Infatti, l’IS estorce tasse alla popolazione locale, confisca grano e altri beni e vende preziosi tesori d’arte.

I più accaniti oppositori dell’IS in Siria sono i ribelli siriani e le milizie curde siriane “Unità di protezione popolare” (YPG).

Finora il regime siriano ha intrapreso poche azioni contro l’Isis, concentrandosi piuttosto sulla lotta contro i ribelli siriani.

I jihadisti sono utili anche a Bashar al-Assad: Assad e IS vedono un nemico comune nei ribelli siriani. Vuole essere completamente riabilitato sulla scena internazionale e ama presentarsi come l’avversario presumibilmente più potente dell’IS.

La situazione siriana continua ad essere del tutto fluida e per il momento il solito guazzabuglio mediorientale di imprevedibile soluzione.

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