Il 13 marzo 2025, il Consiglio dei ministri ha fissato le date per i referendum abrogativi, che si terranno l’8 e il 9 giugno. Cinque sono i quesiti sottoposti agli elettori, di cui quattro promossi dalla CGIL in materia di lavoro e uno dedicato al tema della cittadinanza.
Il primo, in materia di reintegro e licenziamenti, propone l’abrogazione del decreto legislativo n.23/2015 ed ha come obiettivo l’eliminazione delle disparità tra chi è stato assunto prima e dopo il 7 marzo 2015 in aziende con almeno 15 dipendenti. In particolare, chi è stato assunto dopo questa data e licenziato illegittimamente non ha diritto a rientrare nel posto di lavoro e questa misura colpisce 3 milioni e 500 mila persone.
Sempre in materia di licenziamenti, il secondo quesito si concentra sulla possibilità di ottenere risarcimenti per un tempo che sia calcolato sulla base della capacità dell’azienda e sul carico familiare del lavoratore e che non corrisponda quindi ad un tempo stabilito pari a sei mesi.
Il terzo è dedicato al lavoro precario e vuole reintrodurre l’obbligo per i datori di lavoro di inserire una causale anche per le assunzioni con termine inferiore a dodici mesi. Questo vuole contrastare i 2 milioni e 300 mila lavoratori che sono legati a contratto a tempo determinato e non c’è nessuna ragione oggettiva che giustifichi il lavoro temporaneo.
Il quarto referendum verte in materia di sicurezza e vuole in particolare rendere sempre responsabile il committente in caso di incidenti sul lavoro dovuti a carenze di sicurezze negli appalti. Infatti, ora la responsabilità ricade sul committente solo nei casi di rischi generici e non specifici.
Il quinto e ultimo quesito si concentra sul tema della cittadinanza. In particolare, ad oggi chi vuole ottenere la cittadinanza italiana deve risiedere legalmente un totale di 10 anni sul territorio. L’obiettivo del referendum è quello di abbassare la soglia a 5 anni ed allinearsi agli altri paesi europei.
Le polemiche sulla data
La decisione di fissare i referendum per l’8 e il 9 giugno ha sollevato critiche da parte dell’opposizione, che accusa il governo di voler ostacolare l’affluenza alle urne. In molti avevano proposto di accorpare il voto ai ballottaggi delle elezioni amministrative, previsti per il 25 e 26 maggio, per incentivare la partecipazione.
Il voto per i fuorisede
Un altro tema al centro del dibattito è il voto per i fuorisede, oggi non regolato dalla legge. Il CdM ha però approvato una bozza di riforma che permetterebbe a circa 5 milioni di elettori, tra studenti e lavoratori fuori regione, di votare nel comune in cui risiedono temporaneamente.
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