Remigration Summit '25: l'Italia ha un problema e Bruxelles se n'è accorta

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  Francesca Rosti
  23 maggio 2025
  7 minuti, 3 secondi

Sabato 17 maggio si è tenuto nel nostro Paese ReSum25, il primo summit europeo sulla remigrazione
L’incontro, che ha visto sostenitori delle ultra-destre provenienti da tutta Europa, si è svolto senza particolare attenzione del governo italiano, che ha deciso - in un certo senso - di condonare questo evento. Molto meno accomodanti sono stati, invece, i numerosi cortei organizzati nelle piazze italiane, da Gallarate, provincia di Varese - città sede del Summit - a Milano, dove erano presenti anche alcuni parlamentari delle opposizioni. L’evento, che conta già dei precedenti in Germania e Austria, rappresenta un forte segnale di come la teoria della remigrazione si stia affermando nel discorso pubblico e politico e di quanto sia necessario comprenderla meglio.

Le origini

Il termine “remigrazione” potrebbe risultare nuovo ai più, ma ha in realtà fatto il suo ingresso nel panorama politico già da alcuni anni, affermandosi tra le formazioni politiche europee più estremiste. Già all’inizio del 2024, The Guardian ne parlava come della nuova (e preoccupante) avanguardia dei programmi elettorali dell’ultra-destra tedesca e austriaca (rispettivamente dei partiti dell’AfD e FPÖ). Nel Novembre 2023, infatti, grandi proteste erano scaturite in tutta la Germania per la notizia di un convegno segreto di esponenti dell’AfD e di altre formazioni politiche estremiste europee in un hotel di Potsdam, per discutere un piano di deportazione di cittadini stranieri su larga scala. I sostenitori del tema propongono proprio questo: una “migrazione al contrario” - da qui re-migrazione - volta a ricollocare fuori dai confini nazionali e nei loro paesi d’origine, indistintamente migranti, richiedenti asilo e cittadini regolarmente immigrati, giudicati “inadatti all’assimilazione”.

Uno dei primi teorizzatori della remigrazione è Martin Sellner - tra gli organizzatori del ReSum25 - fondatore del Movimento Identitario Austriaco (IBÖ), affiliato ai gruppi europei che difendono il nazionalismo e la “pura” identità occidentale. È molto semplice imbattersi online in una mezza dozzina di suoi libri, in cui Sellner lancia allarmi sulla crisi dell’identità europea e sulla teoria della “grande sostituzione” - un fantomatico piano per ristrutturare radicalmente la composizione della società occidentale, attraverso un'immigrazione massiccia. Secondo l’autore, l’unica soluzione sarebbe difendere l’omogeneità culturale dei paesi europei mediante politiche migratorie rigide, attuabili solo tramite un “cambio di regime” con l’ascesa delle destre (dal libro Cambio di regime da destra: uno schema strategico). Proprio queste tesi hanno portato Sellner a essere dichiarato persona non gradita in Germania e in Svizzera, dove le sue idee evocano un passato doloroso. E’ proprio su queste fondamenta che s’instaura il summit varesino, essendo Sellner uno degli organizzatori e promotori dell’evento.

Il convegno e gli ospiti

A prendere parte all’organizzazione del summit è stato anche Andrea Ballarati, giovane comasco, militante di Gioventù Nazionale - il fronte giovanile di Fratelli d’Italia - e fondatore dell’associazione identitaria “Azione, Cultura e Tradizione”, che sui social si autoproclama “il vate italiano dei remigrazionisti”.

La campagna social di pubblicizzazione della conferenza - partita già da gennaio 2025 - ha visto i due organizzatori in compagnia degli altri ospiti che hanno preso parte al panel, tutti esponenti di partiti o associazioni di destra e ultra-destra europea. A far discutere è stata proprio la presenza di alcune figure controverse nella kermesse, come il belga Van Langenhove - membro del partito fiammingo Vlaams Belang - in attesa di una condanna per negazionismo dell’Olocausto e incitamento alla violenza - e Rasmus Paludan, noto politico danese, espulso appena atterrato a Malpensa per motivi di ordine pubblico (era già stato condannato in Danimarca per aver bruciato copie del Corano durante manifestazioni pubbliche).

Sellner, Ballarati e compagni si sono autoproclamati paladini della remigrazione, che per loro necessita di essere portata ai tavoli decisionali europei e nazionali come “unica soluzione al fallimento del multiculturalismo” - o almeno così enunciano in un video su Instagram, accompagnato da immagini di sparatorie e manifesti scritti in arabo

Unici membri del panorama politico nazionale presenti al convegno sono stati esponenti della Lega. L’eurodeputata leghista Isabella Tovaglieri, intervistata fuori dalla sede dell’evento, ha tenuto a precisare come la remigrazione possa essere una valida opzione per la gestione dell’immigrazione illegale e dei casi di immigrati con permesso regolare che si macchiano di reati sul suolo italiano. Allo stesso modo, Matteo Salvini - vicepresidente del Consiglio dei Ministri e ministro delle infrastrutture - e Roberto Vannacci - europarlamentare - non hanno nascosto il loro appoggio per l’evento e per le sue tematiche attraverso i loro profili social.

L’approccio del governo Meloni

Grande attenzione ha riscosso il silenzio che le istituzioni governative hanno riservato all’evento. Nonostante ampie critiche siano piovute da parte di organizzazioni della società civile, dagli stessi cittadini, e preoccupazione sia stata espressa da alcuni esponenti politici europei, nessuna parola è stata spesa dal governo sul Summit. Le accuse di voler normalizzare retoriche fasciste e razziste - respinte da Ballarati sul suo profilo social - non sono state sufficienti per smuovere la premier né altri ministri. Anche l’opposizione ha reagito in maniera piuttosto blanda, limitandosi a rilanciare post sulle manifestazioni parallele al summit.

La copertura mediatica nazionale è stata sorprendentemente scarsa. Nonostante la gravità, l’evento è stato coperto solo da testate locali e da un esiguo servizio di qualche minuto nei tg nazionali. In molti si sono interrogati sulle motivazioni di questo silenzio: se le ragioni siano da ricercare nel tentativo di non dare visibilità all’accadimento - evitando di gettare benzina sul fuoco - oppure in una vicinanza ideologica di alcuni degli esponenti del governo con le idee di Sellner e Ballarati, non è del tutto chiaro.

Le preoccupazioni di Bruxelles sull’Italia

Ciò che è certo, invece, è che il nostro paese è già finito nel mirino delle istituzioni europee, per indagini sulla trasparenza e sullo stato della democrazia. Lo scorso 14 maggio, infatti, il Gruppo di monitoraggio su democrazia, stato di diritto e libertà fondamentali del Parlamento europeo, ha convocato un’audizione straordinaria per discutere dello stato di diritto e libertà fondamentali nel nostro paese, a seguito dell’aumento delle segnalazioni critiche da parte di ONG e associazioni. In particolare, ad innescare il provvedimento è stato anche il caso Paragon, che vede il governo Meloni accusato di spionaggio ai danni di attivisti di ONG e giornalisti critici rispetto al suo operato, sul quale le autorità stanno ancora indagando. Il Report europeo annuale sullo stato di diritto degli Stati Membri del 2024, d’altronde, aveva già evidenziato una situazione alquanto critica per lo stato italiano. La drastica riduzione della percezione dell’indipendenza del potere giudiziario, data dai continui attacchi da parte di esponenti della maggioranza, il crollo al 49° posto nella classifica sulla libertà di stampa e l’uso eccessivo di decreti-legge (strumenti eccezionali da usare solo in caso di emergenza, come il dl. sicurezza approvato lo scorso aprile) sono solo alcuni degli elementi emersi, che hanno spinto il Parlamento ad investigare ulteriormente.

Gli esiti dell’audizione non sono ancora stati resi noti, ma vi hanno preso parte alcuni giornalisti della Rai, esponenti di ONG umanitarie e membri di associazioni della comunità LGBTQ+. L’assenza dei ministri Piantedosi e Nordio, regolarmente invitati a partecipare in difesa dell’operato governativo, è stata commentata dalla presidente del gruppo di monitoraggio come un tentativo di boicottare l’audizione. Ad aggravare la situazione, ci ha pensato la conferenza stampa tenuta dal meloniano Procaccini, subito dopo l’audizione. L’eurodeputato di ECR, insieme ad alcuni ospiti esclusi dalla commissione LIBE (di cui il gruppo di monitoraggio fa parte) durante l’interrogazione, ha attaccato l’operato del Parlamento europeo, mettendone in discussione la legittimità e le motivazioni.

Certamente, ospitare sul suolo nazionale un convegno che sembra essere in netta opposizione con i valori europei fondanti, e così agli antipodi rispetto al tema delle libertà fondamentali - in esame durante l’audizione a Bruxelles - non è un buon biglietto da visita per l’Italia. Proposte politiche come quelle della remigrazione, non fanno altro che alimentare i dubbi sullo stato di diritto e sulla tenuta democratica del Paese, soprattutto quando le istituzioni governative si rifiutano di prenderne le distanze o, almeno, di risponderne di fronte alle istituzioni comunitarie.

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L'Autore

Francesca Rosti

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Europa

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