Ricordare nell’era digitale: la memoria delle emozioni in Klara e il Sole

Dal valore emotivo dei ricordi a Klara e il Sole di Kazuo Ishiguro: come le macchine stanno trasformando il modo in cui ricordiamo e raccontiamo.

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  Alessia Camisa
  27 agosto 2025
  3 minuti

Quanto spesso capita di dimenticarci dettagli, nomi e titoli di luoghi, posti, libri o film che però rimangono impressi dentro di noi? Ciò che ricordiamo sono le emozioni che ci hanno trasmesso, come ci sentivamo nel momento in cui stavamo vivendo quello che ora è un ricordo.

Quando il nome del ristorante dove hai mangiato il pesce più buono di sempre ti sfugge devi iniziare una ricerca mentale, tornare indietro nel tempo e mappare il contesto in cui ti trovavi cercando indizi per quel nome.

Oggi ci aiutiamo guardando su Google Maps o facendo una breve ricerca, usiamo il digitale.

Ma cosa succederà quando a ricordare per noi saranno le macchine? Quando per ricordarci il nome di quel ristorante basterà chiederlo alla nostra intelligenza artificiale? Perderemo anche le emozioni che ci legano a quel ricordo?

Avere una memoria salda costa fatica, è un esercizio mentale che si mette in pratica e tiene allenata la mente.

La memoria collettiva che un tempo veniva custodita nei racconti orali, nei monumenti o negli archivi cartacei, oggi trova nuove sedi: database digitali, social network, podcast e piattaforme online che trasformano il modo in cui ricordiamo e condividiamo il passato.

In questa transizione si nasconde una domanda fondamentale: che cosa resta di umano quando a ricordare per noi sono le macchine?

Kazuo Ishiguro esplora questa frontiera nel romanzo Klara e il Sole.

Attraverso lo sguardo ingenuo ma attento di Klara, un “A.A” (Amica Artificiale) progettata per osservare e accudire, Ishiguro riflette sulla fragilità della memoria umana e sulla possibilità che siano le macchine a conservarne le tracce.

Klara, a differenza dei suoi simili, non solo “registra” emozioni, gesti e frammenti di vita, ma li osserva e analizza: è quindi un archivio vivente che, tuttavia, non è neutrale ma filtrato dal suo sguardo parziale e dalla sua programmazione.

Klara osserva il mondo dalla vetrina del negozio in cui attende di essere scelta, studiando con attenzione i gesti e le emozioni degli umani che passano. Quando viene acquistata per fare compagnia a Josie, una ragazza malata, la sua funzione di “amica artificiale” si trasforma progressivamente in qualcosa di più complesso: Klara diventa confidente, custode di segreti, interprete delle fragilità umane. Nel suo sguardo semplice ma acuto, le dinamiche familiari e sociali appaiono in tutta la loro contraddittorietà: amore e sacrificio, speranza e perdita. La sua fede quasi religiosa nel Sole come fonte di energia e guarigione la porta a vivere esperienze che trascendono il ruolo di macchina, trasformandola in una narratrice di memorie intime, tanto più preziose perché filtrate da una prospettiva non umana.

In definitiva, la memoria non è più soltanto una pratica di conservazione del passato, ma un campo di negoziazione tra umano e artificiale. Se da un lato rischiamo di delegare alle macchine la fatica del ricordare, dall’altro possiamo riconoscere in esse nuove possibilità di testimonianza e narrazione. La sfida del nostro tempo sarà, allora, non tanto decidere se affidare o meno la memoria alla tecnologia, ma comprendere come convivere con questi archivi intelligenti, senza smarrire la dimensione affettiva e simbolica che rende i ricordi parte integrante della nostra identità collettiva e personale.

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L'Autore

Alessia Camisa

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Cultura

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libro intelligenza artificiale AI IA Kazuo Ishiguro Klara e il Sole