In un contesto internazionale particolarmente in fibrillazione su più fronti bellici e allo stesso tempo particolarmente delicato per via delle varie elezioni che hanno interessato molteplici paesi nel corso di quest’anno, alcuni stati con mire strategiche ben precise non hanno intenzione di lasciare che i loro piani vengano sovvertiti.
Tra questi, i BRICS: tra i BRICS, soprattutto la Russia.
A fine ottobre si è tenuto a Kazan (Russia) il Summit dei BRICS: è stata un’occasione per la Russia di rimarcare le proprie connessioni internazionali e diplomatiche, ma soprattutto il Summit ha permesso di introdurre l’ambizione a realizzare una de-dollarizzazione per contrastare l’ordine mondiale creato dagli Stati Uniti dopo la Seconda Guerra Mondiale e per stabilire la propria indipendenza da esso e dalla potenza della moneta americana.
Cogliendo l’occasione di poter sfoggiare il proprio spirito interventista spesso annebbiato dalla maestosità statunitense, i paesi del sud globale si sono mostrati particolarmente decisi ad agire per contenere i conflitti in Ucraina e in Medio Oriente. Nonostante la fama dell’organizzazione dei BRICS faccia allusione a eterogeneità, rivalità e confusione strutturale, in questo caso i paesi aderenti- che non fanno che aumentare - si sono mostrati determinati a riformare l’ordine mondiale per renderlo più inclusivo e “meno occidentale”. Un obiettivo politico che i BRICS intendono realizzare tramite tecniche finanziarie, come ha ribadito Xi Jinping nel corso del Summit, che ha più volte sottolineato l’urgenza di riformare l’architettura finanziaria internazionale.
Per la Russia questo obiettivo rappresenta anche una possibilità di raggirare le sanzioni riguardanti i sistemi internazionali di pagamento: l’utilizzo delle valute locali nelle transazioni finanziarie tra i BRICS e di strumenti di pagamento transfrontalieri a basso costo, rapidi e inclusivi sono, infatti, stati implementati. Ciò che è importante notare è che tra i beneficiari di questa novità (e prettamente per lo stesso scopo) c’è anche un altro paese di fondamentale rilevanza nell’attuale narrazione geopolitica internazionale: l’Iran.
In concreto, le aspirazioni dei BRICS possono essere raccolte nella moneta “R5”: il nome deriva dalle iniziali delle valute dei cinque paesi principali facenti parte dell’organizzazione - Real, Rublo, Rupia, Renminbi e Rand rispettivamente per Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica.
Tuttavia, una curiosa presenza occidentale non è passata inosservata nel corso del Summit: la partecipazione del segretario generale delle Nazioni Unite António Guterres ha, infatti, scatenato l’indignazione di molti. Specialmente il popolo ucraino non ha apprezzato, poiché ha percepito l’intervento come un tentativo di appeasement, di compiacere e aggraziarsi i potenti, invece che di difendere i valori e la dignità degli oppressi, allontanare le tirannie e condannare fermamente le atrocità. Guterres è stato criticato per non essere stato portavoce di valori democratici e di giustizia e per aver lasciato che democrazia e autocrazia potessero sedere a uno stesso tavolo senza far esaltare alcuna distinzione. Di fronte – o meglio, in mezzo - ai BRICS, le Nazioni Unite, in quanto simbolo dei valori democratici e liberali occidentali, si sono mostrate deboli, incerte e senza una chiara missione, hanno infatti mostrato l’attuale fragilità occidentale: questo aspetto ha sicuramente rassicurato i paesi del sud globale che hanno avuto modo di percepire i propri auspici sempre più vicini alla loro realizzazione. Se da un lato ultimamente le democrazie occidentali si trovano spesso in ginocchio, dall’altro, un fronte comune sovversivo si sta ereggendo più forte che mai.
Resta da decidere se la mossa presentata in occasione del recente Summit da parte dei BRICS e dei loro alleati rappresenti più uno slancio verso un nuovo futuro ordine mondiale e finanziario o piuttosto un ritorno al passato e all’epoca del Gold Standard, considerando che la moneta simbolo del nuovo ordine sarà probabilmente legata al valore dell’oro.
Lo scenario post-elezioni USA ha, però, parzialmente spento gli entusiasmi: il neo-eletto Presidente Donald Trump ha, da subito, messo in guardia i paesi dei BRICS, intimando la disillusione del concretizzare i loro piani sovversivi nei confronti del dollaro e minacciandoli di imporre dazi al 100%.
Sarà interessante scoprire se i BRICS riusciranno comunque nel loro intento, forti di un nuovo approccio più unitario o se invece preferiranno evitare lo scontro con la potenza occidentale e le conseguenze che ne deriverebbero.
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