Scontro tra Europa e X

Le parole del capo di X contro l'Unione Europea e la multa al social

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  Cecilia Boni
  12 dicembre 2025
  3 minuti, 7 secondi

Scontro tra Unione Europea e X: dalla maxi-multa alla crisi diplomatica con gli USA

La tensione tra Bruxelles e il colosso tecnologico di Elon Musk ha raggiunto un punto di non ritorno. Quella che è iniziata come una sanzione amministrativa si è rapidamente trasformata in una guerra aperta, combattuta a colpi di ritorsioni digitali, insulti pesanti e incidenti diplomatici che coinvolgono ora anche i vertici della futura amministrazione statunitense. 

La sanzione storica e le accuse di Bruxelles 

Tutto ha avuto inizio venerdì 5 dicembre, data che segna uno spartiacque nella regolamentazione del web: la Commissione Europea ha emesso la sua prima decisione ufficiale di non conformità nell'ambito del Digital Services Act (DSA): la normativa comunitaria volta a regolamentare il "Far West" digitale. La sanzione ammonta a 120 milioni di euro. Le motivazioni addotte dall'UE sono precise: X avrebbe violato gli obblighi di trasparenza attraverso un design ingannevole delle cosiddette "spunte blu" (i badge di verifica), una gestione opaca dell'archivio pubblicitario e il rifiuto di fornire ai ricercatori l'accesso ai dati pubblici. A questo quadro già complesso si aggiunge un'indagine parallela, ancora in corso, riguardante la diffusione di contenuti illegali sulla piattaforma.

La ritorsione di Musk: oscurato l'account dell'UE

La risposta della piattaforma non si è fatta attendere ed è stata drastica. I vertici di X hanno disattivato l'account pubblicitario della Commissione Europea, accusando paradossalmente l'ente regolatore di aver violato le regole del social network. Nikita Bier, Head of Product di X, ha spiegato la mossa sostenendo che Bruxelles avrebbe sfruttato un "exploit" tecnico nel sistema di creazione degli annunci (Ad Composer) per camuffare un link facendolo apparire come un video, gonfiandone così artificialmente la visibilità. Elon Musk ha rincarato la dose, sottolineando che, sebbene la piattaforma garantisca libertà di parola a tutti, la Commissione non è al di sopra delle regole: «Il vostro account pubblicitario è stato chiuso perché credete che le norme non si applichino a voi».

L'escalation ideologica: il "Quarto Reich" 

Lo scontro ha poi assunto toni violenti e ideologici. Elon Musk ha attaccato frontalmente le istituzioni continentali, interagendo con un post che paragonava l'Unione Europea al "Quarto Reich", accompagnato da un'immagine che sovrapponeva una svastica alla bandiera europea. Egli non si è limitato a condividere la provocazione, ma ha auspicato lo smantellamento dell'Unione stessa, sostenendo la necessità di restituire la piena sovranità ai singoli Stati membri per una migliore rappresentanza dei cittadini.

Il fronte americano e la difesa dell'autonomia europea

La vicenda ha travalicato i confini digitali per diventare un caso geopolitico. Figure chiave della politica statunitense si sono schierate a difesa di Musk. Marco Rubio, Segretario di Stato, ha definito l'azione europea un attacco diretto alle aziende e ai cittadini americani, decretando la "fine dei tempi della censura". Sulla stessa linea, il vice presidente JD Vance ha etichettato la multa come una punizione per il mancato allineamento alla censura, invitando l'Europa a rispettare la libertà d'espressione anziché colpire le imprese d'Oltreoceano per "spazzatura". Un supporto che Musk ha dichiarato di apprezzare molto.

Di fronte a queste pressioni, Bruxelles ha ribadito fermamente la propria indipendenza. Un portavoce della Commissione ha chiarito che le decisioni che riguardano l'Europa vengono prese esclusivamente dalle istituzioni europee, a tutela dell'ordine internazionale basato sulle regole e dell'autonomia normativa del continente. Pur riconoscendo l'importanza dell'alleanza transatlantica, l'UE non sembra intenzionata a fare passi indietro sul rispetto delle proprie leggi. 

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Cecilia Boni

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