Sicurezza, risorse, clima: la strategia UE nella competizione per l’Artico

Lo scioglimento dei ghiacci ha reso l’Artico una regione sempre più contesa tra le grandi potenze globali, che ambiscono al controllo delle risorse minerali e delle rotte marittime; ma gli interessi crescenti di Cina e Russia nella regione si traducono in rischi maggiori per l’Unione Europea

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  Cristel Vinciguerra
  29 dicembre 2025
  6 minuti, 5 secondi

A novembre il Parlamento europeo ha adottato una nuova risoluzione per l’Artico, intesa a ribadire l’importanza strategica della regione per la sicurezza energetica e per la difesa europea. La regione artica è stata in maniera crescente teatro di attacchi ibridi e sabotaggi, attribuiti soprattutto alla Russia. Inoltre, a partire dal 2014, e con una particolare accelerazione in seguito all’invasione dell’Ucraina, la Russia ha avviato una campagna di rimilitarizzazione dell’Artico, che ha visto la riapertura di numerose basi navali di epoca sovietica nella regione, oltre che l’inaugurazione di un nuovo Collegio Marittimo per aumentare le capacità navali di Mosca, soprattutto nei mari ghiacciati dell’Artico. La Russia ha facilitato anche l’inserimento della Cina nella regione, stabilendo una cooperazione commerciale e militare per consolidare il controllo da parte delle due potenze sulle rotte marittime dell’Artico.

La crescente presenza cinese nella regione è parte di una più grande strategia per rendere la Cina una grande potenza polare entro il 2030: lo scioglimento dei ghiacci ha infatti aperto per le navi mercantili cinesi la possibilità di raggiungere l’Europa attraverso la Northern Sea Route, con tempistiche notevolmente ridotte, ed evitando il passaggio attraverso gli stretti di Suez e Malacca. Pechino ha apertamente dichiarato il suo interesse nella Polar Silk Road con la pubblicazione nel 2018 della prima Arctic Policy cinese, nella quale il Paese si è proclamato “near-Arctic state”, rafforzando così gli sforzi per l’inserimento nell’Artico.

L’appello da parte del Parlamento Europeo per una svolta securitaria delle politiche europee nell’Artico avviene in un momento in cui la regione torna ad avere un ruolo fondamentale per la difesa UE, ma anche per gli equilibri di potenza globali.

L’Artico si estende per 20 milioni di km², e secondo diverse stime, i mari ghiacciati della regione nascondono il 22% delle risorse mondiali di petrolio e gas non ancora scoperte.  La presenza di risorse minerali ha posto l’Artico al centro di numerose dispute territoriali tra gli otto Paesi che si affacciano sulla regione, portando nel 1996 all’istituzione del Consiglio Artico per garantire la cooperazione ed il dialogo internazionale. La vicinanza geografica tra Russia e Stati Uniti nella regione artica ha portato anche ad una crescita degli interessi militari e strategici. Se la fine della Guerra Fredda ha permesso un allentamento della competizione militare nella regione, l’ingresso di Finlandia e Svezia nella NATO ha riportato la militarizzazione dell’Artico al centro degli interessi russi. La Russia deteneva anche un vantaggio strategico significativo sulle rotte mercantili, essendo in possesso della più grande flotta mondiale di navi rompighiaccio, essenziali per garantire la navigabilità della Northern Sea Route. Il progressivo scioglimento dei ghiacci potrebbe però ridurre il vantaggio russo, permettendo ad altri attori di ottenere maggiore controllo sulle rotte artiche esistenti e su quelle nuove che potrebbero aprirsi con la sparizione dei ghiacci permanenti, come la Transpolar Sea Route

Se nel futuro si prevede un aumento dell’interesse globale nell’Artico, per l’Unione Europea, la regione polare ha già una rilevanza strategica. Tre degli otto Paesi artici sono anche membri UE, e oltre alla stretta cooperazione con Canada e Stati Uniti all’interno del framework NATO per la sicurezza nella regione, anche la Norvegia copre un ruolo strategico per l’Unione Europea, essendo diventata nel 2024 il singolo maggior fornitore di gas ai Paesi UE, coprendo così le quote di gas precedentemente fornito dalla Russia.

La più recente strategia europea nell’Artico, rilasciata nel 2021 dalla Commissione Europea, ha come priorità proprio il mantenimento della pace e della cooperazione tra i Paesi artici, per poter garantire una governance efficace soprattutto nella prospettiva delle future problematiche che potrebbero emergere con lo scioglimento dei ghiacci artici. La questione ecologica e del degrado ambientale sono un’altra delle priorità dell’UE nel contesto artico, soprattutto per le conseguenze che questi fenomeni potrebbero avere sui cittadini europei residenti nel Circolo Polare.

I limiti posti all’azione dell’UE nell’Artico sono legati alla sovrapposizione delle organizzazioni multilaterali che lo governano. Se da un lato la Commissione Europea indirizza le politiche di Danimarca, Finlandia e Svezia nell’Artico, dall’altro questi Paesi conducono le loro politiche nazionali in maniera autonoma, e non sempre coesa. L’ingresso come osservatore dell’UE all’interno del Consiglio Artico, richiesto nel 2008, è stato rifiutato dal Canada prima e dalla Russia poi; ma la stessa efficacia del Consiglio Artico come forum di discussione della governance dell’Artico è stata minata dalle tensioni diplomatiche dei Paesi membri con la Russia, in seguito all’invasione dell’Ucraina. Al multilateralismo complesso si aggiunge l’assenza di un forum di cooperazione per la sicurezza nell’Artico: le questioni militari non sono infatti parte delle competenze del Consiglio Artico, rendendo così assente un sistema per garantire confronto e dialogo tra Unione Europea ed altri attori artici, in particolare la Russia, unico Paese artico non membro NATO.

L’appello del Parlamento Europeo per un Security Turn nell’Artico appare quindi quanto mai necessario, soprattutto considerando il ruolo chiave che questa regione, e le sue risorse, potrebbero avere per consentire all’UE di raggiungere maggiore autonomia strategica e ridurre la dipendenza dalle risorse minerali russe nel lungo periodo. La presenza di infrastrutture energetiche e cavi sottomarini, già oggetto di sabotaggi, aumenta ulteriormente l’urgenza di una decisa strategia per garantire la sicurezza nella regione artica. L’ingresso della Cina nella competizione per l’Artico pone inoltre nuovi rischi per la competitività europea, rendendo l’azione normativa fino ad ora portata avanti dalla Commissione Europea insufficiente nel rispondere alla pressione militare russa ed alla penetrazione cinese.

Sebbene la tutela ambientale e la risposta al cambiamento climatico debbano restare centrali per l’azione europea nel nord polare, risulta fondamentale per l’Unione Europea sviluppare anche una risposta alla competizione crescente nella regione, a partire da una strategia per garantire la cooperazione in materia di sicurezza tra gli attori che operano nella regione. La vera sfida per i Paesi europei è però riuscire a far passare la questione artica da un interesse di carattere nazionale o regionale di pochi Paesi, ad un interesse condiviso dall’intera Unione. In questo modo l’UE può garantire una risposta coordinata e decisa, evitando la progressiva marginalizzazione in un’area destinata ad assumere un ruolo sempre maggiore negli equilibri globali, e già contesa tra le grandi potenze mondiali.

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Cristel Vinciguerra

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