Sterilizzazioni forzate in Giappone

Il governo di Tokyo dovrà risarcire le vittime della Legge sulla Protezione Eugenetica

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  Chiara Giovannoni
  18 luglio 2024
  4 minuti, 9 secondi

Dal 1948 al 1996 circa 25mila cittadini giapponesi sono stati sterilizzati sulla base di una legge chiamata “di Protezione Eugenetica”, nata nel secondo dopoguerra per volontà del Partito Socialista, come necessità di miglioramento della qualità della Nazione e di riduzione dei costi assistenziali. La realtà sulle pratiche di sterilizzazione è tornata nel dibattito pubblico solo nel 2018 quando una donna di 60 anni fece causa al governo per una procedura a cui si era sottoposta all’età di 15 anni, dando il via alla nascita di nuove cause simili in una dozzina di tribunali distrettuali e corti minori in tutto il Giappone.

La Legge di Protezione Eugenetica si rifaceva alle teorie scientifiche dell’'800 relative alla selezione umana e aveva lo scopo di prevenire la nascita di “una prole di scarsa qualità". La pratica della sterilizzazione veniva eseguita inizialmente su persone con un ritardo mentale ereditario, per poi essere allargata a chi aveva condizioni o patologie ereditarie e malattie croniche come la lebbra. Secondo un rapporto di 1400 pagine rilasciato nel 2023 dalla Dieta, il Parlamento Bicamerale giapponese, nei 48 anni di attività della legge 24.993 persone vennero sterilizzate di cui 16.500 senza consenso. Secondo le autorità giapponesi, 8.500 fra queste furono sterilizzate con il loro consenso, un’autorizzazione secondo molti avvocati "forzata" da persone terze, presumibilmente autorità. Tra le vittime più giovani delle sterilizzazioni si contano anche due bambini di soli 9 anni, un maschio e una femmina. Secondo un avviso governativo del 1953, le procedure mediche erano consentite anche tramite coscrizione fisica, anestesia e inganno. La maggior parte di questi interventi sono stati effettuati fino agli anni '70, anni del baby boom post Seconda Guerra Mondiale quando il cambiamento dei costumi nazionali e le forti pressioni internazionali hanno portato a una drastica diminuzione delle sterilizzazioni fino ad arrivare all’abolizione della legge nel 1996.

Il rapporto rilasciato dalla Dieta nasce da una legge approvata qualche anno prima, nel 2019, che prevedeva il risarcimento per le vittime di sterilizzazione di 3.2 milioni di yen, circa 20mila euro, una richiesta che poteva essere presentata entro aprile 2023. Dal rapporto emergeva una varietà di casi di sterilizzazione: molte persone non furono infatti correttamente informate sulla procedura medica a cui andavano incontro, altre vennero informate di essere state operate di appendicite. A molte donne, che rappresentavano la maggioranza degli individui vittime di questa pratica, l’operazione veniva giustificata come isterectomia necessaria al fine di ridurre i dolori legati al ciclo mestruale. La decisione su chi dovesse sottoporsi agli interventi spettava agli psichiatri e al personale degli istituti dov’erano ricoverate le persone con disturbi mentali. Gli attivisti per i diritti umani si sono però detti insoddisfatti per quanto riguarda il contenuto del rapporto governativo in quanto al suo interno non viene spiegato né il motivo per cui la legge fu creata, né il perché ci siano voluti 48 anni per revocarla. 

Lo scorso 3 luglio, la Corte Suprema giapponese ha emanato una nuova sentenza che non solo giudica incostituzionale la Legge sull’Eugenetica del 1948 ma impone al Governo di Tokyo di risarcire le vittime, negandogli la possibilità di invocare la prescrizione, definita come un imperdonabile abuso di potere. Contrariamente all’impossibilità nella giustizia giapponese di far causa per fatti avvenuti più di vent’anni fa, la Corte ha stabilito nel caso delle sterilizzazioni l’invalidità di questa limitazione. L’eliminazione della prescrizione di 20 anni permette quindi a molte vittime, sterilizzate a loro insaputa o venute a conoscenza troppo tardi dell’intervento, di avere giustizia. Inoltre, la sentenza spinge il Governo a trovare un sistema che possa garantire i risarcimenti alle vittime in tempi celeri. Sono attualmente 11 i querelanti da risarcire, all’interno di cinque procedimenti giudiziari.

Questa sentenza mette fine a una lotta decennale portata avanti dalle vittime e dalle organizzazioni per i diritti umani. All’unanimità i giudici hanno dichiarato la Legge sulla Protezione Eugenetica in violazione dell’articolo 13 che garantisce alle persone la libertà di non sottoporsi a procedure fisicamente invasive contro la loro volontà, e dell’articolo 14 che sancisce il diritto all’uguaglianza per ogni cittadino. Nel contesto sociale giapponese del dopoguerra, avere figli era considerato il principale scopo del matrimonio. Per questo motivo, per molte delle 25mila vittime delle sterilizzazioni, l’impossibilità di procreare ha condizionato in modo radicale la propria vita privata, impedendogli di potersi sposare, oltre a costringerle a vivere in un costante stato di vergogna. Alla maggior parte delle vittime non interessa il risarcimento, bensì che il mondo sappia a cosa sono state sottoposte. Come dichiarato da Yumi Suzuki, nata con una paralisi celebrata e sterilizzata all’età di 12 anni, “Voglio che le persone disabili siano trattate in modo equo. Non siamo cose. Siamo esseri umani”.

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L'Autore

Chiara Giovannoni

Chiara Giovannoni, classe 2000, è laureata in Scienze Internazionali e Diplomatiche all’Università di Bologna. Attualmente frequenta il corso di laurea magistrale in Strategie Culturali per la Cooperazione e lo sviluppo presso l’Università Roma3.

Interessata alle relazioni internazionali, in particolare alla dimensione dei diritti umani e alla cooperazione.

E’ volontaria presso un’organizzazione no profit che si occupa dei diritti dei minori in varie aree del mondo.

In Mondo Internazionale ricopre la carica di autrice per l’area tematica Diritti Umani.

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Diritti Umani

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Sterilizzazione Diversità Capacità riproduttiva disabilità