A cura del Dott. Pierpaolo Piras, studioso di Geopolitica e componente del Comitato per lo Sviluppo di Mondo Internazionale APS
Alcuni analisti ritengono che in questo difficile contesto internazionale l'Unione Europea (UE) potrebbe diventare la terza grande potenza mondiale. Nei primi anni Novanta, mentre la Guerra Fredda svaniva nella memoria collettiva, il Trattato europeo di Maastricht sancì l'esistenza ancora più concreta dell'Unione Europea (UE). Fin dalla sua nascita, tale blocco si è spinto verso una posizione politica nel rispetto di un ordine internazionale sempre più orientato e strutturato intorno a tre macrosistemi internazionali : Stati Uniti, Asia ed Europa.
Oggi, oltre tre decenni dopo la sua fondazione, la UE stenta ad affermarsi come protagonista geopolitico su uno scenario globale nel quale la leadership gravante su uomini forti e da grandi potenze (principalmente gli Stati Uniti, la Repubblica Popolare Cinese e, in misura minore, la Russia) sta godendo di una rinnovata e ancora ignota importanza. La rielezione di Donald Trump ha portato con sé la minaccia di una guerra commerciale globale, con colpi metaforici già sparati in passato contro Messico, Canada e Cina. Mentre minacce simili vengono rivolte all'UE, il blocco si trova ad affrontare interrogativi su dove si colloca nell'ordine globale e se e con chi dovrebbe schierarsi o tracciare la propria strada.
Tensioni preesistenti
Negli ultimi anni, i rapporti tra UE e Cina non sono stati privi di tensioni. Sono gravati da disaccordi di lunga data basati sul deficit commerciale del blocco con la Cina, sul suo embargo sulle armi e sulla protezione dei diritti umani. Più di recente, tutto ciò è stato aggravato dalle sanzioni cinesi sulle aziende europee, dal coinvolgimento di alti funzionari cinesi nella repressione nello Xinjiang, dalla minaccia destabilizzante della valuta digitale cinese “renminbi” (intercambiabile con lo yuan cinese), dalla pandemia di COVID e dalla posizione ambigua di Pechino sulla guerra in Ucraina.
I tempi sono duri anche per le relazioni tra USA e UE.
Dopo la posizione relativamente amichevole dell'amministrazione Biden nei confronti dell'UE, con Trump stanno emergendo segnali di un rinnovamento delle medesime tensioni che hanno caratterizzato le relazioni transatlantiche durante la prima amministrazione Trump. Il presidente Trump ha accusato i membri europei della NATO di non contribuire in modo sufficiente al sostentamento finanziario e militare dell'alleanza: queste lamentele sono state fortemente evidenziate persino nella sua campagna elettorale.
Gli europei temeranno quindi un indebolimento dell'impegno degli Stati Uniti nei confronti della loro sicurezza, un timore indubbiamente condiviso dagli alleati degli Stati Uniti in Asia, come il Giappone e la Corea del Sud. L’altra faccia della medaglia è rappresentata dal minore ruolo ed importanza che gli USA conseguirebbero da un’emancipazione della UE sul piano economico, internazionale e , non in ultimo, geostrategico.
Le tensioni si estendono anche al settore commerciale.
Trump ha detto che l'UE è "fuori linea" nei suoi rapporti commerciali con gli Stati Uniti, e sta già imponendo dazi elevati sulle importazioni dall'UE. La Commissione europea è stata rapida nel protestare contro questi annunci, spiegando che avrebbe risposto in maniera proporzionale.
Volatilità dei rapporti USA-Cina
Anche le relazioni tra Stati Uniti e Cina sono tese, poiché la seconda amministrazione di Trump inizia in un panorama di tensione molto maggiore con la Repubblica Popolare Cinese rispetto alla prima. Ciò segue ad anni di disaccoppiamento strategico, reciproche minacce alla sicurezza nazionale, includendo il famigerato quanto sintomatico incidente del pallone spia del 2023 , e gli sforzi di Washington per frenare possibili intromissioni o interferenze informatiche e satellitari cinesi. Sembra troppo presto per prevedere l'evoluzione di questa relazione nei prossimi quattro anni. Ciò che è chiaro è che l'approccio iniziale dell'amministrazione Trump alla Cina è stato finora incerto e confuso.
Da un lato, Trump ha ripristinato l'accesso degli Stati Uniti alla piattaforma di social media di proprietà cinese “TikTok” poco dopo che era stata disattivata dall'amministrazione Biden. Dall'altro, ha già imposto dazi sui prodotti cinesi, sebbene queste siano state più limitate di quelle imposte (anche se con un mese di grazia ) a Canada e Messico, paesi con i quali, in linea di principio, gli Stati Uniti dovrebbero avere una relazione decisamente più fluida e amichevole.
L'UE: una terza potenza mondiale?
Nell'attuale clima geopolitico, l'Unione Europea ha una sola vera opzione: mantenere il proprio approccio agli affari internazionali e non allinearsi totalmente né con gli USA né con la Cina. Per fare ciò, dovrà senza esitazione rafforzare le proprie capacità di difesa e tecnologiche, coltivare e sviluppare il proprio carattere geopolitico e consolidare in maniera decisamente più conforme la propria autonomia strategica.
Per quanto riguarda la RPC, l'UE può e deve continuare a sviluppare la sua strategia di “derisking”, differenziandosi al contempo, come ha sempre fatto, dagli Stati Uniti, e presentandosi così come un partner potenzialmente amichevole quando necessario. Per quanto riguarda gli Stati Uniti, l'UE deve continuare a sottolineare i numerosi e stimabili valori comuni delle due potenze, cercando al contempo di riequilibrare le relazioni e ridurre la propria dipendenza, specie in materia di difesa strategica.
Indubbiamente, questa nuova era di politica dell'uomo forte non promette nulla di buono per l'UE, una potenza basata sui valori che ha fatto della difesa delle regole internazionali il suo segno distintivo. Al contrario, potrebbe anche rappresentare un'opportunità per l'UE di diventare più potente, sviluppare la propria autonomia e la resilienza sulla quale ha insistito negli ultimi anni e di emergere come una potenza più completa e rispettata sulla scena e su scala internazionale.
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Redazione
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