Turchia: İmamoğlu, il processo e le limitazioni sui giornalisti

  Articoli (Articles)
  Gaia Recrosio
  28 marzo 2026
  3 minuti, 18 secondi

La Corte che giudicherà Ekrem İmamoğlu, sindaco di Istanbul e candidato alle presidenziali, ha imposto arbitrarie restrizioni ad avvocati, giornalisti e membri della società civile, costringendoli a seguire il processo che coinvolge l'avversario di Erdoğan dal fondo dell'aula, diminuendo così la possibilità di sentire ciò che viene pronunciato e di poter riportare i fatti. Se lo spazio in aula non manca, perché si dovrebbe limitare l'accesso a un'udienza che ha come protagonista una persona che ricopre una carica pubblica, la cui trasparenza è non solo di interesse pubblico, ma costituzionalmente fondamentale?

Chi è Ekrem İmamoğlu?

Ekrem İmamoğlu è sindaco di Istanbul e, nel giorno in cui è stato eletto candidato presidenziale del suo partito, il Partito Popolare Repubblicano (CHP), la Corte ha ordinato il suo arresto; la cui tempistica rende difficile non suggerire un'ipotesi di fermo per ragioni politiche. La Corte starebbe cercando prove di corruzione di İmamoğlu e di altri esponenti del suo partito: dall'analisi dei documenti redatti dai procuratori, alcuni ricercatori hanno riscontrato che le accuse nei confronti del sindaco verterebbero attorno alla creazione di una “organizzazione criminale finalizzata al profitto illecito”, con l'obiettivo di arricchire se stesso e di riuscire così a prendere il controllo del CHP per candidarsi alla presidenza del Paese. In virtù di ciò, la sua condanna potrebbe arrivare a 1.929 anni, secondo Human Rights Watch.

Il rinnegato diritto ad un giusto processo

Di particolare interesse può essere il dato dei testimoni citati dai procuratori: 15 di questi sono “segreti” e altri 76 hanno accettato di testimoniare per poter ottenere una riduzione della propria sentenza. Questo, unito al recente arresto dell'avvocato difensore di İmamoğlu, fa pensare che si stia violando il basilare principio delle nazioni civili del giusto ed equo processo. In un recente articolo, Human Rights Watch riscontra, oltre alle violazioni dei diritti umani, alcuni aspetti problematici, tra cui l'assenza di detenzione e processo per giusta causa, la presenza di affermazioni pregiudiziali, le barriere a un'effettiva difesa, il ricorso a testimoni “segreti” e la detenzione dell'avvocato difensore di İmamoğlu.

Nuovi ordini: giornalisti e avvocati al fondo dell'aula

La decisione della quarantesima Corte d'Assise di Istanbul di limitare la presenza di giornalisti, avvocati e membri della società civile al fondo dell'aula e di organizzare pesanti misure di sicurezza si inquadra tra le problematicità sopra elencate: l'aula ha dimensioni sufficienti per ospitare agevolmente tutti e, nonostante ciò, gli osservatori rimangono ai margini. Il 16 marzo il giudice aveva rinviato l'udienza prima ancora di iniziare la sessione perché tre membri del parlamento del partito CHP, avvocati e osservatori, non avevano seguito l'ordine di spostarsi dal fronte al fondo dell'aula. Poco dopo, la Corte ha ordinato l'esclusione degli avvocati e la limitazione dei media e dei parenti degli imputati.

La Costituzione turca e la CEDU

La Costituzione turca, in linea con gli standard internazionali, afferma che i processi sono aperti alla società civile, e che la decisione di rendere privata parte o l'interezza del processo deve essere adottata solo in casi che riguardano la moralità pubblica: nel 2023 la Corte costituzionale aveva dichiarato la pubblicità dei processi un requisito fondamentale e aveva impedito limitazioni all'esercizio di tale diritto, se non per le condizioni specificate dalla Costituzione stessa. La stessa Convenzione Europea dei Diritti Umani (CEDU) afferma all'articolo 6 che il diritto a un processo giusto ed equo include la presenza di un processo “giusto e pubblico”. Nonostante anche il quadro europeo consenta minime limitazioni, le imposizioni arbitrarie non sono in nessun caso ammesse. Il risultato è una sfiducia nella giustizia e nelle istituzioni, dovuta alla mancanza di trasparenza: confinare giornalisti e avvocati al fondo dell'aula non è una scelta meramente logistica.

Mondo Internazionale APS - Riproduzione Riservata ® 2026

Condividi il post

L'Autore

Gaia Recrosio

Categorie

Diritti Umani

Tag

Turchia İmamoğlu trasparenza processo giornalisti