Ucraina, inseguendo la pace?

Dopo il bilaterale con Putin in Alaska, Trump avverte: “Tra due settimane deciderò”

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  Giuliana Băruș
  27 agosto 2025
  4 minuti, 28 secondi

“Pursuing Peace”
I prossimi passi saranno i più difficili. Donald Trump insiste: “Putin e Zelensky dovrebbero incontrarsi”, avvisando che “potrebbero esserci conseguenze” per Mosca se non lo fanno. “Vediamo cosa succede in una o due settimane, a quel punto deciderò”. Il tycoon ha comunque riconosciuto che “dipende da loro, non da noi”. Il presidente Usa sembra aver capito la complessità del conflitto tra Mosca e Kyiv, e riconosce non solo l'impossibilità di sospendere i combattimenti sul campo, ma anche semplicemente di far incontrare i due presidenti in guerra. “Metterli insieme è difficile come mescolare ľolio e ľaceto” ammette l'inquilino della Casa Bianca, che si riserva due settimane per decidere cosa fare: “Potremmo imporre importanti sanzioni, dazi o tutti e due. Ma potremmo anche non fare nulla e dire: è la vostra bat-
taglia”. Ed è proprio quest’ultima opzione che Kyiv teme di più.

Da un lato, Putin non ha intenzione di raggiungere presto un accordo di pace, proprio ora che le sue truppe avanzano nel Donbass. Il presidente russo dimostra apparente disponibilità ai colloqui di pace, ma in realtà rimanda il più possibile l'intesa. Atteggiamento che ha spazientito Donald Trump, che vorrebbe una soluzione rapida. Dall'altro lato, Zelensky non può accettare la richiesta di Mosca di cedere i territori del Donbass, senza un chiaro impegno di Usa (ed Europa) a fornire garanzie di sicurezza a Kyiv.

Garanzie di sicurezza e nessuna cessione territoriale  
Nella Giornata nazionale della bandiera, Zelensky è stato saldo nelle sue richieste: “Non cederemo la nostra terra all'occupante”. Ma Putin non si fermerà da solo, serve pressione congiunta. “Il nostro obiettivo principale – ha dichiarato il presidente ucraino – è una pace affidabile e duratura per l’Ucraina e per tutta l’Europa. Ed è importante che lo slancio di tutti i nostri incontri porti proprio a questo risultato”. Per funzionare, quindi, la pressione dev'essere congiunta, di Europa e Stati Uniti.

Il sindaco di Kyiv Vitali Klitschko ha messo in guardia dall’accettare deboli garanzie di sicurezza nei negoziati con la Russia. “L’Ucraina ha commesso questo errore una volta, nel 1994, con il Memorandum di Budapest”, ha dichiarato Klitschko a Welt Tv. All’epoca, l’Ucraina rinunciò alle armi nucleari – disponeva del terzo arsenale più grande al mondo, dopo Washington e Mosca; in cambio la Russia promise di riconoscere la sovranità ucraina e, sebbene l’Occidente avesse assicurato a Kyiv garanzie di sicurezza in una dichiarazione politica d’intenti, non formulò alcun impegno concreto in materia di assistenza militare. Questa volta, Klitschko ha avvertito che devono esserci garanzie di sicurezza davvero solide. Se la Russia non accetterà l’adesione dell’Ucraina alla Nato, “allora dobbiamo trovare altre strutture per una garanzia a lungo termine”.

Anniversario d'indipendenza, tra minacce e promesse 
Intanto l’intelligence britannica avverte che la Russia sta insegnando l’uso dei droni in oltre 500 scuole, con 2.500 insegnanti che hanno già ricevuto una formazione specifica. I servizi segreti britannici collegano l'attività di formazione all’offensiva militare contro l’Ucraina e osservano che l’introduzione dell’addestramento sui droni nelle aule scolastiche dimostra la continua “militarizzazione” del sistema educativo di Mosca. Il ministro dell’Istruzione russo, Valery Falkov, ha annunciato l’intenzione del governo di formare un milione di specialisti entro il 2030 e la futura creazione di una specifica branca delle Forze Armate specializzata nella guida dei droni.

A fornire garanzie di sicurezza a Kyiv potrebbe forse essere Pechino. La Cina sarebbe infatti disposta a inviare soldati in Ucraina nell’ambito di una missione di peacekeeping sulla base di un mandato dell’Onu. Lo riporta il quotidiano tedesco Welt, citando fonti diplomatiche dell’UE in contatto con fonti governative cinesi. Le fonti hanno però sottolineato che il governo di Pechino sarebbe disponibile solo “se le forze di mantenimento della pace fossero istituite sulla base di un mandato delle Nazioni Unite”. Intanto, l’inviato speciale degli USA per l’Ucraina Keith Kellogg è stato in visita a Kyiv in occasione della Giornata dell’Indipendenza ucraina, il 24 agosto.

Nel 34esimo anniversario, l'Ucraina deve però ancora fare i conti con l'eredità del dominio sovietico: la minaccia non è più l'URSS, ma le mire espansionistiche e il revisionismo storico di Vladimir Putin. Kyiv chiede garanzie di sicurezza all'Occidente e l'incontro faccia a faccia con il presidente russo. Ma né Washington (e Bruxelles), né Mosca per ora rispondono.

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L'Autore

Giuliana Băruș

Studi in Giurisprudenza e Diritto Internazionale a Trieste.
Oltre che di Diritto (e di diritti), appassionata di geopolitica, giornalismo – quello lento, narrativo, che racconta storie ed esplora mondi fotoreportage, musica underground e cinema indipendente.

Da sempre “permanently dislocated un voyageur sur la terreabita i confini, fisici e metaforici, quelle patrie elettive di chi si sente a casa solo nell'intersezionalità di sovrapposizioni identitarie: la realtà in divenire si vede meglio agli estremi che dal centro. Viaggiare per scrivere soprattutto di migrazioni, conflitti e diritti e scrivere per viaggiare, alla ricerca di geografie interiori per esplorarne l’ambiguità e i punti d’ombra creati dalla luce.

Nel 2023, ha viaggiato e vissuto in quattro paesi diversi: Romania, sua terra d'origine, Albania, Georgia e Turchia.
Affascinata, quindi, dallo spazio post-sovietico dell'Europa centro-orientale; dalla cultura millenaria del Mediterraneo; e dalle sfaccettate complessità del Medio Oriente.

In Mondo Internazionale Post è autrice per la sezione Organizzazioni Internazionali”.

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