UE: Strategia per la Difesa Industriale

Investire di più, meglio, insieme e in Europa

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  Sofia Ena
  26 marzo 2024
  5 minuti, 17 secondi

Lo scorso 5 marzo, la Commissione Europea ha presentato per la prima volta una strategia per l'industria della difesa. Questa iniziativa si propone di consolidare la cooperazione nelle acquisizioni militari europee e di contrastare la frammentazione industriale. La creazione della European Defence Industrial Strategy (EDIS) e l'introduzione del programma di investimenti EDIP rappresentano una chiara visione a lungo termine e le azioni proposte dal gabinetto von der Leyen comprendono l'obiettivo di acquistare il 40% delle attrezzature "in modo collaborativo" entro il 2030.

Questa strategia si è sviluppata in risposta all'acuirsi del conflitto in Ucraina, mettendo in evidenza l'importanza di una visione prospettica nel settore della difesa, tradizionalmente caratterizzato da resistenze alla delega di competenze a Bruxelles da parte degli Stati membri. Il ritorno dei conflitti ad alta intensità nel continente ha funzionato come un campanello d'allarme, sottolineando l'urgenza di consolidare gli strumenti di difesa comuni e la necessità di un immediato potenziamento delle capacità tecnologiche e industriali, al fine di consentire all'Europa di rispondere in modo più efficace e tempestivo alle sfide attuali.

Di fatto, nel corso degli anni, solo una manciata di paesi europei ha soddisfatto l'obiettivo della NATO di dedicare il 2% del proprio PIL alla difesa, principalmente quelli situati vicino all'Ucraina e alla Russia, come Polonia, Estonia, Lituania e Finlandia. I paesi che limitano le loro spese per la difesa incontrano significative sfide quando si tratta di rafforzare le proprie capacità militari. A complicare ulteriormente le cose, le importazioni di armi da parte degli Stati europei sono aumentate del 94% nel periodo 2019-23 rispetto al periodo 2014-18, ed il 55% proviene dagli Stati Uniti (SIPRI). Di fatto, in UE, l'acquisizione di sistemi di difesa consiste principalmente nell'acquistare sia da fornitori nazionali che da paesi terzi. Di conseguenza, la domanda è ancora in gran parte organizzata su base nazionale, con la maggior parte delle decisioni di investimento che derivano da considerazioni interne e sono basate su programmazioni nazionali, spesso trascurando considerazioni strategiche più ampie e di efficienza. Di conseguenza, nonostante alcune fasi di consolidamento avvenute negli ultimi decenni, l'offerta rimane sostanzialmente organizzata su base nazionale.

L'assenza di un mercato comune europeo della difesa per soddisfare le esigenze di sicurezza interna rende la collaborazione nell'acquisizione di armamenti una sfida politica e burocratica. Infatti, i bilanci della difesa dei singoli Stati membri sono altamente frammentati e mirano spesso a sostenere complessi militari-industriali nazionali. Questo squilibrio strutturale nel mercato della difesa transatlantico consente ai produttori esteri, in particolar modo statunitensi, di monopolizzare gli sforzi europei per raggiungere gli obiettivi di spesa, creando dipendenze che ostacolano lo sviluppo di una vera capacità di difesa europea indipendente. Questa situazione influenza le strutture dei prezzi e intensifica le dinamiche di concorrenza. Bruxelles sembra prioritizzare gli investimenti interni nelle aziende nazionali o nei fornitori esterni, piuttosto che ridurre la dipendenza da essi. La conseguenza di questa situazione è un apparato di difesa insufficientemente equipaggiato per la rinascita della guerra nel continente europeo.

Inoltre, l'Unione Europea ha acquisito consapevolezza dell'importanza di sviluppare un'autonomia strategica e una capacità industriale efficiente considerando un nuovo scenario globale che vede gli Stati Uniti rivalutare e riorientare le proprie priorità militari e geopolitiche. La fiducia nell'affidabilità degli Stati Uniti è stata messa ulteriormente sotto esame durante il mandato dell'ex presidente Trump, caratterizzato dalla sua campagna "America First". Di fronte a crescenti sfide di sicurezza nell’ ”American Pacific Century”, unita alla possibilità di una vittoria di Trump nelle elezioni presidenziali contro Biden, è giunto il momento di ripensare alla difesa europea.

L'EDIS mira quindi a potenziare la preparazione europea agevolando gli investimenti, con l'obiettivo di garantire la prontezza militare e industriale dell'UE nella difesa dei suoi cittadini e territori. Come si legge nel comunicato stampa della Commissione, la strategia stabilisce una serie di obiettivi: entro il 2030 i paesi dell'UE dovrebbero investire di più, meglio, insieme e in Europa, acquistando insieme almeno il 40% del materiale per la difesa, spendendo almeno la metà del loro bilancio per gli appalti nel settore della difesa in prodotti fabbricati in Europa e commerciando almeno il 35% dei beni per la difesa tra paesi dell'UE anziché con altri paesi.

Il perseguimento di questi obiettivi sarà facilitato dall'EDIP (European Defence Investment Programme), una nuova iniziativa legislativa nel settore della difesa che comprende sia elementi economici che normativi. Questo programma si propone concretamente di assistere i Paesi membri nell'incrementare il livello di cooperazione nel campo degli appalti militari.

Esso prevede l'istituzione di un fondo dedicato di 1,5 miliardi di euro del bilancio dell'Unione Europea per il periodo 2025-2027. Questo fondo è concepito per potenziare la competitività della Base Tecnologica e Industriale di Difesa Europea (EDTIB) e per finanziare acquisizioni congiunte da parte degli Stati membri. Tale stanziamento, in pratica, amplia l'azione dell'EDIRPA (European Defence Industrial Development Programme), che fornisce supporto finanziario dal bilancio dell'UE per compensare la complessità della cooperazione tra gli Stati membri nella fase di appalto, e dell'ASAP (Action Plan for a Stronger European Defence Industry), il quale offre sostegno finanziario alle industrie della difesa per potenziarne la capacità produttiva, al fine di ulteriormente incoraggiare gli investimenti nell'EDTIB. Il bilancio dell'EDIP potrebbe anche essere destinato a istituire un fondo per accelerare la trasformazione delle catene di approvvigionamento della difesa (FAST).

Tra le principali misure adottate, si prevede la creazione del Defence Industrial Readiness Board, composto dalla Commissione e dai Paesi membri, insieme a un Gruppo Europeo dell'Industria della Difesa. Questi organismi agiranno come camere di coordinamento per la programmazione, coordinando gli sforzi e facilitando l'utilizzo dei vari strumenti a disposizione. Inoltre, sarà introdotto un nuovo framework legale, lo Structure for European Armament Programme (SEAP), progettato per agevolare la cooperazione tra Stati lungo l'intero ciclo di vita delle piattaforme, dalla fase di concezione fino alla dismissione. Un altro aspetto cruciale sarà la mappatura delle capacità già presenti nell'UE e delle necessità condivise dalle diverse forze armate, che avverrà tramite l'European Defence Projects of Common Interest (EDPCI).

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L'Autore

Sofia Ena

Laureata in Scienze Internazionali e Diplomatiche all'università di Bologna.

Autore Framing The World


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