UE-UK Reset summit: quali gli accordi presi?

Un'intesa su difesa, clima, giovani e pesca segna la svolta nelle relazioni tra Londra e l’Unione Europea

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  Riccardo Carboni
  29 maggio 2025
  4 minuti, 54 secondi

Il 19 maggio 2025 si è tenuto a Londra un summit tra il Regno Unito e l’Unione Europea che rappresenta la prima iniziativa strutturata di rilancio dei rapporti bilaterali dopo anni di tensioni post-Brexit, segnando una svolta importante nel cammino verso una cooperazione più stretta e costruttiva. A cinque anni dall’uscita formale del Regno Unito dall’UE, le due parti si sono ritrovate non per negoziare una separazione, ma per ricostruire un partenariato funzionale, pragmatico e orientato al futuro. La portata dell’accordo raggiunto copre numerosi ambiti chiave, come commercio, difesa, energia, ricerca scientifica, mobilità giovanile e pesca.

Anche il contesto in cui si è svolto il summit è mutato rispetto al 2016, dalla guerra in Ucraina, alle minacce alla sicurezza energetica, fino alla necessità di una più stretta cooperazione nella difesa europea, inducendo Londra e Bruxelles a mettere da parte divergenze ideologiche e a cercare convergenze operative. È proprio un’urgenza strategica a rafforzare la cooperazione multilaterale in Europa, per cui il Regno Unito svolge un ruolo chiave.

Uno dei nodi affrontati al summit è stato il commercio, ambito in cui le relazioni bilaterali avevano subito un netto deterioramento dopo la Brexit, in parte regolato dall’Accordo di Commercio e Cooperazione (TCA). L’accordo firmato lo scorso 19 maggio prevede la creazione di un’area comune sanitaria e fitosanitaria che faciliterà l’esportazione di prodotti agricoli e alimentari, eliminando molti dei controlli che avevano provocato rallentamenti e costi aggiuntivi, specialmente per i commercianti britannici che esportano verso l’Irlanda del Nord e il continente. L’obiettivo dichiarato è quello di abbattere le barriere non tariffarie e migliorare la competitività dei mercati, a beneficio sia delle imprese che dei consumatori. Secondo fonti britanniche riportate dal Times, i costi di spedizione verso l’Irlanda del Nord erano aumentati anche del 300% negli ultimi anni a causa delle verifiche doganali introdotte dopo il recesso.

Il summit ha segnato inoltre un significativo avvicinamento nel campo della sicurezza e della difesa. Il Regno Unito, pur non essendo più parte dell’Unione, sarà coinvolto nel nuovo programma europeo di Autonomia Strategica (SAFE), un fondo da 150 miliardi di euro volto al rafforzamento dell’industria della difesa e allo sviluppo di capacità comuni. Questa intesa rappresenta un’evoluzione rilevante rispetto alla precedente distanza tra Londra e Bruxelles sul tema: il Regno Unito potrà ora contribuire e beneficiare di progetti chiave, mantenendo però la sua autonomia decisionale. La frammentazione delle industrie della difesa in Europa è uno dei principali ostacoli alla costruzione di un'effettiva capacità militare autonoma, ora più necessaria che mai in seguito alla nuova postura americana. La partecipazione britannica a SAFE, pur al di fuori delle istituzioni comunitarie, potrebbe quindi contribuire a superare parte di queste inefficienze e rafforzare l’interoperabilità con i Paesi UE.

Nel campo energetico, il summit ha portato alla definizione di una cooperazione strutturata per favorire lo sviluppo delle energie rinnovabili, in particolare nel Mare del Nord. Il Regno Unito potrebbe rientrare nel mercato energetico interno europeo, promuovendo la sicurezza degli approvvigionamenti e facilitando la condivisione di risorse infrastrutturali, come le reti elettriche offshore. L’integrazione delle politiche climatiche e la convergenza degli standard ambientali rappresentano un ulteriore tassello della partnership rinnovata. Ursula von der Leyen ha dichiarato che "l’energia verde sarà il nuovo pilastro dell’amicizia tra l’UE e il Regno Unito", evidenziando la dimensione strategica di questa alleanza nel contesto della transizione ecologica.

Grande attenzione è stata dedicata anche al rilancio della mobilità giovanile. Dopo l’uscita dal programma Erasmus, il Regno Unito aveva visto ridursi drasticamente gli scambi culturali e formativi con i Paesi UE. Il nuovo programma annunciato durante il summit permetterà a giovani europei e britannici di partecipare a periodi di studio, lavoro e tirocinio nei rispettivi territori con modalità semplificate. L’obiettivo è quello di ricostruire un ponte tra le nuove generazioni, riducendo l’isolamento culturale prodotto dalla Brexit. Questa iniziativa è stata accolta con favore anche da numerose università e associazioni giovanili, che auspicano un ulteriore ampliamento della cooperazione educativa.

Sul fronte della ricerca scientifica, il Regno Unito è stato ufficialmente reintegrato nel programma Horizon Europe, il più importante schema di finanziamento alla ricerca dell’Unione. Questa decisione consente ai ricercatori britannici di accedere ai fondi e di partecipare a progetti di ricerca europei nei settori più avanzati della scienza e della tecnologia, inclusi intelligenza artificiale, sanità, aerospazio e innovazione industriale. Per Londra si tratta di un ritorno a una collaborazione che, storicamente, aveva visto il Regno Unito in una posizione di eccellenza.

Infine, è stato raggiunto un nuovo compromesso sul tema della pesca, tra i più delicati dopo il referendum del 2016. L’accordo prevede un accesso reciproco alle acque territoriali per un periodo di dodici anni, con revisione periodica degli stock ittici e meccanismi di compensazione per eventuali squilibri. Le comunità costiere, duramente colpite dalle restrizioni post-Brexit, potranno contare su una maggiore stabilità normativa e su strumenti di pianificazione a lungo termine.

Tuttavia, l’accordo siglato al summit non ha risolto tutte le questioni aperte, lasciando questioni irrisolte, come le divergenze sulla supervisione giuridica degli accordi e sul ruolo della Corte di Giustizia dell’UE, nonostante il tono costruttivo. Il Primo Ministro Keir Starmer ha sottolineato che “l’ora della polarizzazione è finita” e che il Regno Unito intende “giocare un ruolo di primo piano nel contesto europeo, pur nel rispetto della propria autonomia politica”.

L’accordo raggiunto, più che un semplice reset tecnico, evidenzia un riavvicinamento politico e culturale che segna l’inizio di una nuova fase nelle relazioni euro-britanniche.




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L'Autore

Riccardo Carboni

Classe 1999, laureato in Scienze internazionali e Diplomatiche presso l’Università di Bologna e da sempre appassionato di affari internazionali. Studente all’ultimo anno di Master in International Relations presso la LUISS, ha approfondito tematiche riguardanti la sicurezza internazionale seguendo forum e partecipando a programmi di pianificazione militari secondo la dottrina NATO. Autore all’interno di Mondo Internazionale per l’area tematica “Organizzazioni Internazionali”.

Born in 1999, he holds a bachelor’s degree in International and Diplomatic Sciences from the University of Bologna and have always been passionate about international affairs. Currently a final-year student in the Master's degree program in International Relations at LUISS, he has delved into issues related to international security by following forums and participating in military planning programs based on NATO doctrine. Author and contributor to Mondo Internazionale for the "International Organisations” section.

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