A un anno dalla presentazione del Rapporto Draghi sul futuro della competitività europea, la Commissione ha organizzato una conferenza di alto livello per esaminare i progressi compiuti nell’attuazione delle raccomandazioni in esso contenute.
I toni dell’incontro, tuttavia, si sono rivelati ben lontani dall’impostazione celebrativa che la presidente della Commissione Ursula von der Leyen avrebbe forse desiderato. L’ex premier italiano Mario Draghi ha insistito sulla necessità di affrontare con decisione le criticità del modello economico europeo, giudicato sempre più fragile e privo di strumenti adeguati a sostenere gli investimenti strategici.
L’unico settore in cui negli ultimi dodici mesi si è registrato un avanzamento significativo riguarda la spesa per la difesa. Il piano “Readiness 2030” prevede infatti prestiti europei dedicati e margini di flessibilità di bilancio per i Paesi che incrementano le proprie dotazioni militari. Un passo importante, ma non sufficiente secondo Draghi, che nel suo intervento ha rimarcato un punto decisivo: il confine tra economia e sicurezza appare oggi sempre più labile. In questa prospettiva, il rafforzamento delle capacità difensive dovrebbe diventare uno dei pilastri della crescita del Vecchio continente, ormai in cerca di nuovi motori di sviluppo.
Oltre la difesa
Ma il cuore del discorso di Draghi non si è fermato alla difesa. Infatti, ha descritto l’Unione come intrappolata tra due approcci fallimentari: da un lato la somma di iniziative nazionali non coordinate, dall’altro l’illusione che il mercato, lasciato a se stesso, possa costruire nuovi settori in un mondo in cui Stati Uniti e Cina non esitano a intervenire per proteggere e finanziare le proprie industrie. L’Europa, ha sottolineato l'ex premier, deve avere il coraggio di affrontare i suoi nodi strategici con risorse pubbliche e strategie comuni, partendo dal settore militare ma senza limitarsi a esso.
Dietro a questo ragionamento c’è l’idea che il confine tra economia e sicurezza sia ormai svanito. Se nel militare Bruxelles ha già iniziato a muoversi, altrove le ambizioni restano tuttora sulla carta. I pacchetti per semplificare la burocrazia e ridurre i costi amministrativi sono ancora lontani dall’approvazione; i piani sull’intelligenza artificiale faticano a decollare e il "Clean Industrial Deal" non scalfisce le cause strutturali dei prezzi energetici europei.
Il divario con i concorrenti è evidente: mentre negli Stati Uniti e in Cina decine di modelli di intelligenza artificiale di nuova generazione entrano sul mercato, l’UE ne conta solo pochi e la nuova legge sul tema rischia di generare più incertezza che slancio. Anche la transizione automobilistica, simbolo delle ambizioni climatiche di Bruxelles, non ha generato il circolo virtuoso di investimenti nelle infrastrutture e nel mercato interno che avrebbe dovuto accompagnarla. “Abbiamo bisogno di date e risultati concreti”, ha scandito Draghi, lasciando intendere che senza uno scatto deciso l’Europa non riuscirà a trasformare le sue priorità in realtà.
Von der Leyen promette risultati
Di fronte alle critiche di Draghi, Ursula von der Leyen ha rivendicato l’azione della sua Commissione e ha promesso di superare il “business as usual”. Ha ricordato che Stati membri e Parlamento hanno approvato il Rapporto Draghi e ha ringraziato l’ex premier per il lavoro svolto. Poi ha elencato le iniziative messe in campo: dal "Competitiveness Compass" al "Clean Industrial Deal", dalle gigafactory per l’intelligenza artificiale al nuovo quadro sugli aiuti di Stato, fino al piano per l’energia accessibile e al più ampio programma di investimenti nella difesa mai varato in Europa.
Particolare enfasi è stata posta sull’economia circolare, con l’annuncio di una nuova legge a partire dal settore delle batterie, e sulla necessità che l’Europa diventi più autonoma nella difesa. Ma soprattutto, la presidente ha insistito sull'urgenza di trasferire lo stesso senso di priorità dal settore militare alle altre politiche, perché “aziende e lavoratori non possono più aspettare”.
Ora resta da vedere se l’imponente elenco di iniziative riuscirà a tradursi in risultati tangibili, rispondendo alle aspettative dei cittadini e dimostrando che l’Europa può ancora agire con ambizione.
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L'Autore
Valentina Cannito
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Unione Europea Rapporto Draghi competitività alta conferenza