Una sanità in affanno

Quasi 6 milioni di persone hanno rinunciato alle cure

  Articoli (Articles)
  Cecilia Boni
  07 luglio 2025
  3 minuti, 47 secondi

Il nuovo Rapporto annuale 2025 dell’Istat mette in luce una realtà preoccupante: nel corso del 2024, quasi il 10% della popolazione italiana ha rinunciato ad almeno una visita o a un esame specialistico. In termini assoluti, si tratta di circa 5,8 milioni di persone che, per diversi motivi, hanno deciso di non accedere alle cure necessarie.

Secondo l’Istituto nazionale di statistica, «dopo la pandemia da COVID-19, si osserva un progressivo peggioramento nell’accesso alle prestazioni sanitarie». Il fenomeno delle rinunce non è più circoscritto a determinate aree o fasce sociali, ma riguarda l’intero Paese. I numeri parlano chiaro:

Nel 2024 il 9,9% della popolazione ha rinunciato alle cure, nel 2023 il 7,5%, nel 2021(anno della pandemia) l'11,1% e nel 2019 (pre-Covid) il 6,3%.

Il confronto con il periodo precedente alla pandemia evidenzia un peggioramento netto: +3,6 punti percentuali. E anche rispetto al 2023 si registra un incremento significativo.

Liste d'attesa infinite e costi insostenibili: le cause principali

Due sono le ragioni più frequenti per cui gli italiani scelgono di non curarsi: tempi di attesa troppo lunghi e costi elevati. Il dato più allarmante riguarda proprio le attese, divenute un ostacolo insormontabile per molti: rispetto al 2019, le rinunce dovute a questo motivo sono aumentate del 4%.

A confermare la gravità del fenomeno, arrivano anche i numeri dell’Osservatorio ItaliaInsight di IPSOS, che sottolineano come ben 8 italiani su 10 abbiano rinunciato almeno una volta a curarsi tramite il Servizio Sanitario Nazionale (SSN) proprio a causa delle liste d’attesa. Si tratta di un dato in netta crescita rispetto al 65% del 2024, con punte ancora più elevate tra gli over 60 (84%) e le persone in condizioni economiche difficili (86%).

Chi si scontra con i tempi biblici del SSN tenta, laddove possibile, di trovare soluzioni nel settore privato. Secondo l’indagine IPSOS condotta per FIMMG, l’84% di coloro che abbandonano il pubblico si rivolge a medici o strutture private, sostenendo personalmente i costi. Ma questa alternativa non è accessibile a tutti: circa il 13% è costretto a rinunciare del tutto alle cure, e la quota sale al 19% tra chi vive in condizioni economiche precarie. Un dato che sottolinea quanto il ricorso al privato stia diventando una scelta obbligata per chi può permetterselo — e una barriera insormontabile per chi non può.

Contemporaneamente, il fenomeno del pagamento diretto è in crescita: nel 2024, quasi un cittadino su quattro (23,9%) ha pagato interamente una prestazione sanitaria specialistica, rispetto al 19,9% dell’anno precedente. Un incremento di quattro punti percentuali che conferma la crescente difficoltà del sistema pubblico nel garantire cure tempestive e gratuite.

Le disuguaglianze

Il fenomeno non colpisce tutti allo stesso modo. Le donne risultano più penalizzate, con un tasso di rinuncia alle cure pari all’11,4%, contro l’8,3% degli uomini. La fascia d’età più colpita è quella compresa tra i 45 e i 54 anni, dove il tasso di rinuncia raggiunge il 13,4%; per le donne in questa fascia, la percentuale sale al 15,6%.

Rispetto al passato, le differenze territoriali si sono attenuate. Nel 2024, il Nord registra un tasso di rinuncia del 9,2%, il Centro del 10,7%, e il Mezzogiorno del 10,3%. Tuttavia, cambiano le motivazioni:

  • Al Nord e al Centro, il principale ostacolo è rappresentato dalle liste d’attesa,

  • Nel Mezzogiorno, pesano in egual misura sia i motivi economici che quelli legati alla carenza dell’offerta sanitaria (6,3% ciascuno).

Un campanello d'allarme per la sanità pubblica

L’Istat non usa mezzi termini: la rinuncia alle cure si sta allargando a strati sempre più ampi della popolazione, inclusi quei gruppi che prima del 2020 godevano di una certa protezione, come i residenti del Nord e le persone con un alto livello di istruzione.

Il quadro che emerge è quello di una sanità pubblica sotto pressione, incapace di garantire pienamente il diritto alla salute. I 5,8 milioni di italiani che nel 2024 hanno rinunciato a curarsi non sono solo una cifra, ma il sintomo evidente di un sistema che fatica a tenere fede ai suoi principi fondamentali di universalità e accessibilità.

Se nel 2021 il picco dell’11,1% poteva essere giustificato dall’eccezionalità della pandemia, oggi il 9,9% è un dato strutturale che impone una riflessione seria e urgente sulle politiche sanitarie del Paese.

Mondo Internazionale APS - Riproduzione Riservata ® 2025.

Condividi il post

L'Autore

Cecilia Boni

Tag

sanità sanità pubblica ospedali attesa