Repubblica Democratica del Congo e vaiolo delle scimmie, cosa sta succedendo

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  Giulio Ciofini
  22 agosto 2024
  4 minuti, 52 secondi

Nel continente africano, in particolare nella regione centrale, è in corso un'importante e senza precedenti epidemia di vaiolo delle scimmie (mpox). Non è la prima volta che si parla di questa infezione virale in relazione ad alcuni Paesi dell'Africa, ma ciò che rende la eccezionale questa volta è l'ampiezza dell'insorgenza di casi registrati. Secondo un comunicato stampa datato 8 agosto dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), la quale il 14 agosto ha proclamato un'emergenza di sanità pubblica di rilevanza internazionale (PHEIC), ossia il livello di allarme più alto previsto dal diritto internazionale sanitario, sarebbero quindici i Paesi africani che stanno registrando un'epidemia di vaiolo delle scimmie. Tra questi, quattro – Burundi, Kenya, Ruanda e Uganda – non avevano mai riportato casi prima, dimostrando una diffusione da non sottovalutare. La rapida diffusione, dal punto di vista epidemiologico, è attribuita a un ceppo (Clade 1b) altamente aggressivo, registrato per la prima volta nel 2013 e ora particolarmente diffuso nell'Africa Centrale, con la Repubblica Democratica del Congo diventata il Paese più colpito.

Le notizie di epidemia e di rischi di pandemia hanno attirato l'attenzione anche dei Paesi dell'Unione Europea e dell'Occidente in generale, soprattutto per la memoria ancora fresca dei due lunghi anni di pandemia tra il 2020 e il 2022. Al momento, non ci sono rischi concreti che indicano una situazione simile, infatti, tra i casi confermati della variante che sta colpendo gravemente la Repubblica Democratica del Congo al di fuori del continente africano, 49 sono in Messico e 8 in Argentina, mentre soltanto uno è stato confermato in Europa, precisamente in Svezia, derivato da un viaggio in una delle zone africane più colpite dall'epidemia. Tuttavia, il Centro Europeo per la Prevenzione e il Controllo delle Malattie (ECDC) ha dichiarato che è molto probabile che si verifichino più casi importati di mpox.

La situazione epidemiologica, dunque, è ancora sotto controllo al di fuori del continente africano, ma nelle regioni maggiormente colpite la situazione sta diventando sempre più tragica e complessa. Il direttore regionale della Croce Rossa Internazionale, Mohammed Omer Mukhier, ha sottolineato come l'insorgere di casi di mpox in Africa "non sia soltanto un problema locale, ma un pericolo continentale che richiede un'immediata e coordinata risposta". Come già accennato, la situazione più critica al momento è quella che sta vivendo la Repubblica Democratica del Congo, dove sono stati accertati oltre il 96% dei casi. Tra gennaio e agosto sono stati rilevati più di 17.000 casi sospetti, con un devastante bilancio di oltre 500 morti e ben 23 province colpite, tra cui anche quelle che in precedenti situazioni analoghe erano state risparmiate, come le province meridionali e il Nord Kivu. Si tratta di un incremento significativo rispetto alla precedente epidemia dichiarata nel 2022, quando l'OMS aveva dichiarato l'emergenza PHEIC. Basti pensare che nell'intero 2022 i casi registrati furono 7.146 e 14.857 nel 2023. Le maggiori preoccupazioni negli ultimi mesi derivano dalla trasmissione del virus, che è passata da vettore zoonotico a contagio interumano; un fattore di preoccupazione dovuto all'importante numero, in continua crescita, di sfollati nel Paese, che da tempo sta vivendo una guerra interna con fazioni terroristiche sempre più difficili da gestire per il governo.

La situazione geopolitica interna, infatti, secondo l'ultimo rapporto delle Nazioni Unite sulla guerra in corso nelle province orientali della RDC, è quella di una vera e propria insurrezione combattuta da schieramenti fragili, ma che esercitano una notevole pressione su Kinshasa, tanto che contingenti di Paesi vicini come Ruanda e Uganda sono stati impiegati nel Paese, finendo per scontrarsi ripetutamente con le Forze Armate della Repubblica Democratica del Congo. L’M23 ormai controlla l'area di Goma, la capitale del Nord Kivu, utilizzandola come punto strategico di controllo dell'intera regione. Certamente, attività di controllo e contenimento in un contesto così frammentato e variabile sono di primaria importanza, ma probabilmente non del tutto attuabili. Per questo motivo, la richiesta e la fornitura di vaccini è subito diventata una priorità imprescindibile.

La risposta dell'Organizzazione Mondiale della Sanità è stata innanzitutto quella di un finanziamento iniziale di 15 milioni di dollari per supportare le attività di sorveglianza, preparazione e risposta e, soprattutto, l'appello per l'Emergency Use Listing (EUL) per i due vaccini raccomandati e approvati, che consentirà ad agenzie come UNICEF e il Fondo delle Nazioni Unite di raccogliere i vaccini per il sostegno di una popolazione già ampiamente a rischio. Il Centro Africano per il Controllo delle Malattie (ACDC) ha sottolineato la necessità di una mobilitazione massiccia proprio in questa direzione, confermando i primi accordi di partenariato con l'Autorità per la preparazione e la risposta alle emergenze sanitarie della Commissione Europea (HERA) e Bavarian Nordic per l'approvvigionamento iniziale di più di 215.000 dosi del vaccino MVA-BN®; una cifra che non coprirà le necessità della regione, né tantomeno del continente.

L’epidemia di mpox che sta insorgendo rapidamente nella Repubblica Democratica del Congo, dunque, deve destare attenzione non tanto per il rischio che possa diffondersi globalmente come avvenuto per il COVID-19, ma piuttosto come un richiamo urgente all'azione per la comunità internazionale. L'epidemia, aggravata dalle tensioni geopolitiche e dall'instabilità interna del Paese, sottolinea la necessità di una risposta globale coordinata che vada oltre il semplice contenimento del virus. È essenziale che gli sforzi si concentrino non solo sull'invio di risorse sanitarie, ma anche sulla promozione della stabilità e della sicurezza nella regione. La profonda e tragica instabilità interna sta infatti esacerbando in modo drammatico la situazione sanitaria, essendo alla base della creazione di campi per sfollati e dello spostamento forzato di decine di migliaia di persone.


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L'Autore

Giulio Ciofini

Laureato in Scienze Internazionali e Diplomatiche all'Università di Bologna
Master ISPI in International Cooperation

Autore, Framing The World, Mondo Internazionale

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