Un’Unione più grande è anche più forte? L’incognita dell’allargamento UE

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  Susanna Fazzi
  29 novembre 2025
  7 minuti, 19 secondi

L’allargamento dell’Unione europea è tornato prepotentemente al centro del dibattito continentale, assumendo una valenza strategica decisiva in un panorama geopolitico in rapida trasformazione. L’Alto Rappresentante Kaja Kallas ha sottolineato che l’ordine mondiale sta cambiando e che la sicurezza europea appare sempre più a rischio, definendo l’allargamento come un “investimento in un'Europa stabile”.

Con l’obiettivo realistico che nuovi Paesi aderiscano all’UE entro il 2030, il processo ha accelerato il ritmo in modo significativo negli ultimi quindici anni. Attualmente, dieci aspiranti membri sono coinvolti nel processo di adesione: Montenegro, Albania, Ucraina, Repubblica di Moldova, Serbia, Macedonia del Nord, Bosnia-Erzegovina, Kosovo, Turchia e Georgia.

Il processo di allargamento

Con il termine “allargamento” si indica la politica dell’Unione europea che consiste nell'adesione di nuovi membri, un processo basato sul merito che si è verificato sette volte nella storia dell’UE, trasformando l’Unione stessa. Per diventare membro, ogni Paese deve soddisfare le stesse condizioni e completare gli stessi passi.

Il Trattato sull'Unione europea (TUE) stabilisce che qualsiasi Paese europeo può candidarsi se rispetta e si impegna a promuovere i valori democratici dell’UE. Il primo passo è soddisfare i criteri chiave di adesione — i “criteri di Copenaghen”, definiti nel 1993 — i quali richiedono che i Paesi aspiranti possiedano:

  1. Istituzioni stabili che garantiscano democrazia, lo stato di diritto, i diritti umani, e il rispetto e la protezione delle minoranze;
  2. Un’economia di mercato funzionante e la capacità di far fronte alla concorrenza e alle forze di mercato dell’UE;
  3. La capacità di assumere e attuare efficacemente gli obblighi di adesione, inclusa l’adesione agli obblighi dell’unione politica, economica e monetaria.

Per i Paesi dei Balcani occidentali, sono state stabilite condizioni aggiuntive attraverso il cosiddetto “processo di stabilizzazione e associazione”, in gran parte relativo alla cooperazione regionale e alle relazioni di buon vicinato.

Il processo di adesione, poi, si articola in tre fasi principali: diventare candidato ufficiale, avviare negoziati formali e, una vota completate le riforme, procedere all’adesione. I negoziati riguardano l’adozione, l’attuazione e l’applicazione di tutte le norme vigenti in UE — l’acquis comunitario, suddiviso in diversi cambi politici (capitoli) che vengono negoziati singolarmente.

La chiusura di un capitolo richiede il consenso di tutti i governi membri dell’UE. Il Consiglio vigila sul processo di allargamento e una volta completati i negoziati, previa approvazione da parte di tutti gli Stati membri attraverso la ratifica del trattato di adesione, il Paese candidato può aderire all’Unione.

A che punto siamo?

Il 2025 è stato definito un anno di progressi considerevoli per l’allargamento dell’UE. La Commissione europea ha ribadito il suo impegno a sostenere le ambizioni dei Paesi, sottolineando che l’allargamento deve restare un processo basato sul merito, non prevedendo alcuno “sconto geopolitico”. Tuttavia, la situazione attuale è caratterizzata da un ritmo diversificato: la velocità e la costanza nell’attuare riforme, soprattutto in relazione allo stato di diritto, alla democrazia e ai diritti umani, influiscono direttamente sulla rapidità di adesione.

Il Montenegro è il candidato più avanzato, con 33 capitoli aperti e 6 provvisoriamente chiusi. Il Paese ha chiuso quattro capitoli negoziali nell’ultimo anno e punta a concludere i negoziati entro la fine del 2026: un obiettivo che la Commissione considera realizzabile se il ritmo delle riforme sarà mantenuto.

L’Albania punta a completare i negoziati entro la fine del 2027. Ha aperto quattro capitoli negoziali e si prepara ad aprire l’ultimo entro fine anno, mostrando progressi nella riforma della giustizia e nella lotta alla corruzione.

Ucraina e Moldova hanno beneficiato di un’accelerazione post-invasione russa, aprendo i negoziati il 25 giugno 2024. Entrambi i Paesi hanno completato con successo lo screening e hanno soddisfatto le condizioni per aprire i capitoli fondamentali, relazioni esterne e mercato interno. Essi mirano a chiudere provvisoriamente i negoziati rispettivamente entro la fine e l’inizio del 2028; obiettivi ambiziosi ma raggiungibili se il ritmo delle riforme, in particolare sullo stato di diritto, sarà accelerato.

La Serbia vede le sue riforme “significativamente rallentate” a causa della polarizzazione politica, delle proteste di massa (iniziate a novembre 2024) e della percezione di corruzione. Gli ostacoli maggiori restano il mancato allineamento alla Politica Estera e di Sicurezza dell’UE (CFSP) e la normalizzazione delle relazioni con il Kosovo.

La Macedonia del Nord è in stallo, poiché deve ancora completare le modifiche costituzionali per includere le minoranze, compresa quella bulgara.

Bosnia-Erzegovina ha visto l’apertura dei negoziati a marzo 2024, ma i progressi si sono fermati a causa della crisi politica, in particolare a causa delle iniziative secessioniste della Republika Srpska. Per avviare effettivamente i negoziati, il Paese deve adottare leggi di riforma giudiziaria allineate con gli standard UE.

La Georgia è considerata dalla Commissione un “Paese candidato solo di nome”. Dopo un grave arretramento democratico e l’adozione di una controversa legge sulla trasparenza delle influenze straniere, il processo di adesione è stato di fatto congelato. La leadership di Sogno Georgiano ha annunciato un ritiro unilaterale dai negoziati fino al 2028.

I negoziati della Turchia sono a un punto morto dal 2018 a causa delle gravi preoccupazioni su democrazia, stato di diritto, diritti fondamentali e del bassissimo tasso di allineamento con la CFSP, oltre alla mancata risoluzione della questione di Cipro.

Il Kosovo ha presentato la domanda a fine 2022, ma il suo status di candidato è bloccato in Consiglio, in quanto cinque Stati dell’UE non ne riconoscono la sovranità.

Il Vertice del 4 novembre sull’allargamento: un segnale geopolitico

Il 4 novembre 2025 si è tenuto a Bruxelles il primo vertice televisivo sull’allargamento — organizzato da Euronews — che ha catalizzato il dibattito. L'evento ha riunito i massimi leader olistici dell’UE e dei Paesi aspiranti: tra i partecipanti figuravano il Presidente ucraino Zelensky, la Presidente moldava Sandu, il Presidente serbo Vučić e i Primi ministri di Albania, Montenegro e Macedonia del Nord. La data del vertice ha coinciso con la presentazione del “Pacchetto Allargamento 2025” della Commissione, adottato il 3 novembre.

Il Pacchetto 2025 — presentato dalla Commissaria Marta Kos — ha fornito una valutazione annuale completa, ribadendo che l'adesione di nuovi Stati membri è “sempre più a portata di mano” e che l’allargamento è una priorità politica di primo piano.

La Commissione ha valutato positivamente i progressi compiuti da Montenegro, Albania, Ucraina e Moldova, che si sono distinti per le riforme adottate. In particolare, la Commissione si aspetta che Ucraina e Moldova soddisfino le condizioni per aprire tutti i capitoli negoziali entro la fine del 2025. Inoltre, l’UE ha mosso i primi passi per revocare gradualmente le misure imposte al Kosovo, a condizione che si prosegua l’allentamento delle tensioni con la Serbia. La Commissione ha confermato che l’integrazione graduale degli aspiranti membri nel mercato unico rafforza i legami con l’Unione già prima della loro adesione.

Il pacchetto 2025 ha però fornito anche importanti avvertimenti: la Commissaria Kos ha messo in guardia sul fatto che l’UE deve insistere sulla “qualità delle riforme”, specialmente per quanto riguarda lo stato di diritto, la democrazia e le libertà fondamentali. Il giudizio sulla Georgia è stato particolarmente severo, denunciando “arretramento democratico, erosione dello stato di diritto e gravi limitazioni ai diritti fondamentali”. La Commissione ha notato come la situazione in Georgia sia un “promemoria del fatto che possono verificarsi battute d’arresto sul percorso verso l’adesione”.

Possibilità future: riforme interne e nuove garanzie d’ingresso

Affinché l’allargamento abbia successo, è necessario che l’UE affronti le proprie riforme interne. La Presidente del Parlamento Europeo Metsola ha richiamato l’attenzione sulla necessità di affrontare le riforme interne dell’UE in vista del prossimo allargamento. La prospettiva cruciale per il futuro riguarda l’introduzione di nuove garanzie per proteggere i valori europei dopo l’adesione.

La Commissaria Kos ha rivelato che Bruxelles sta valutando nuove clausole per evitare che si ripetano “casi ungheresi” tra i futuri membri: l’obiettivo è prevenire il regresso rispetto agli impegni assunti sui valori fondamentali.

Kos ha proposto l’introduzione di un “periodo di transizione, una sorta di prova d’ingresso con misure di salvaguardia”, che potrebbe prevedere l’espulsione in caso di violazioni democratiche. Secondo Kos, i futuri trattati dovranno contenere garanzie più forti per lo stato di diritto e meccanismi più rapidi per sospendere diritti o benefici.

In sintesi, l’UE si mostra determinata a trasformare l’allargamento in realtà, vedendo in un’Unione più ampia un’Europa più forte e più influente sulla scena globale. Il percorso appare chiaro: l’adesione è un’offerta di pace, prosperità e solidarietà. Il successo dipenderà non solo dagli sforzi dei candidati, ma anche dalla volontà dell’UE di riformarsi internamente e dotarsi di strumenti robusti per proteggere i suoi valori.

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L'Autore

Susanna Fazzi

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Europa

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