L’allargamento dell’Unione Europea è tornato prepotentemente al centro del dibattito continentale, assumendo una valenza strategica decisiva in un panorama geopolitico in rapida trasformazione. L’Alto Rappresentante Kaja Kallas ha sottolineato che l’ordine mondiale sta cambiando e che la sicurezza europea appare sempre più a rischio, definendo l’allargamento come un “investimento in un'Europa stabile”.
Con l’obiettivo realistico che nuovi Paesi aderiscano all’UE entro il 2030, il processo ha accelerato il ritmo in modo significativo negli ultimi quindici anni. Attualmente, dieci aspiranti membri sono coinvolti nel processo di adesione: Montenegro, Albania, Ucraina, Repubblica di Moldova, Serbia, Macedonia del Nord, Bosnia-Erzegovina, Kosovo, Turchia e Georgia.
Il processo di allargamento
Con il termine di “allargamento” si indica la politica dell’Unione Europea che consiste nell'adesione di nuovi membri: un processo basato sul merito che si è verificato sette volte nella storia dell’UE, trasformando l’Unione stessa. Per diventare membro, ogni Paese deve soddisfare le stesse condizioni e completare gli stessi passi. Il Trattato sull'Unione Europea (TUE) stabilisce che qualsiasi Paese europeo uno candidarsi se rispetta e se si impegna a promuovere i valori democratici dell’UE. Il primo passo è soddisfare i criteri chiave di adesione — i “criteri di Copenaghen” definiti nel 1993 — che richiedono che i Paesi aspiranti posseggano:
- Istituzioni stabili che garantiscano democrazia, lo stato di diritto, i diritti umani e il rispetto e la protezione delle minoranze;
- Un’economia di mercato funzionante e la capacità di far fronte alla concorrenza e alle forze di mercato dell’UE;
- La capacità di assumere e attuare efficacemente gli obblighi di adesione — inclusa l’adesione agli obblighi dell’unione politica, economica e monetaria.
Inoltre, l’UE stessa deve essere in grado di integrare i nuovi membri.
Per i Paesi dei Balcani occidentali, sono state stabilite ondizioni aggiuntive traverso il cosiddetto “processo di stabilizzazione e associazione”, in gran parte relative alla cooperazione regionale e alle relazioni di buon vicinato.
Il processo di adesione, poi, si articola in tre fasi principali: diventare candidato ufficiale, avviare negoziati formali e, una vota completate le riforme, procedere all’adesione. I negoziati riguardano l’adozione, l’attuazione e l’applicazione di tutte le norme vigenti in UE — l’acquis comunitario, suddiviso in diversi cambi politici (capitoli) che vengono negoziati singolarmente.
La chiusura di un capitolo richiede il consenso di tutti i governi membri dell’UE. Il Consiglio vigila sul processo di allargamento e una volta completati i negoziati, previa approvazione da parte di tutti gli Stati membri attraverso la ratifica del trattato di adesione, il Paese candidato può aderire all’Unione.
A che punto siamo?
Il 2025 è stato definito un anno di progressi considerevoli per l’allargamento dell’UE. La Commissione Europea ha ribadito il suo impegno a sostenere le ambizioni dei Paesi, sottolineando che l’allargamento deve restare un processo basato sul merito, non prevedendo alcuno “sconto geopolitico”. Tuttavia, la situazione attuale si caratterizza di un ritmo diversificato: la velocità e la costanza nell’attuare riforme, soprattutto in relazione allo stato di diritto, la democrazia e i diritti umani, influisce direttamente sulla rapidità nella adesione.
Il Montenegro è il candidato più avanzato, con 33 capitoli aperti e 6 provvisoriamente chiusi. Ha chiuso quattro capitoli negoziali nell’ultimo anno e punta a concludere i negoziati entro la fine del 2026: un obiettivo che la Commissione considera realizzabile se il ritmo delle riforme sarà mantenuto.
L’Albania punta a completare i negoziati entro la fine del 2027. Ha aperto quattro capitoli negoziali e si prepara ad aprire l’ultimo entro fine anno, mostrando progressi nella riforma della giustizia e nella lotta alla corruzione.
Ucraina e Moldova hanno beneficiato di un’accelerazione post-invasione russa, aprendo i negoziati il 25 giugno 2024. Entrambi i Paesi hanno completato con successo lo screening e hanno soddisfatto le condizioni per aprire i capitoli fondamentali, relazioni esterne e mercato interno. Entrambi mirano a chiudere provvisoriamente i negoziati rispettivamente entro la fine del 2028 e l’inizio del 2028: obiettivi ambiziosi ma raggiungibili se il ritmo nelle riforme, in particolare sullo Stato di diritto, sarà accelerato.
La Serbia vede le sue riforme “significativamente rallentate” a causa della polarizzazione politica, delle proteste di massa (iniziate a novembre 2024) e dalla percezione della corruzione. Il maggior ostacolo resta il mancato allineamento alla Politica Estera e di Sicurezza dell’UE (CFSP) e la normalizzazione. delle relazioni con il Kosovo.
La Macedonia del Nord è in stallo, poiché deve ancora completare le modifiche costituzionali per includere le minoranze, inclusa quella bulgara.
Bosnia-Erzegovina ha visto l’apertura dei negoziati a marzo 2024, ma i progressi si sono fermati a causa della crisi politica, in particolare a causa delle iniziative secessioniste della Republika Srpska. Per avviare effettivamente i negoziati, il Paese deve adottare leggi di riforma giudiziaria allineate con gli standard UE.
La Georgia è considerata dalla Commissione un “Paese candidato solo di nome”. Dopo un grave arretramento democratico e l’adozione di una controversa legge sulla trasparenza delle influenze straniere, il processo di adesione. stato di fatto congelato. La leadership di Sogno Georgiano ha annunciato un ritiro unilaterale dai negoziati fino al 2028.
I negoziati della Turchia sono a un punto morto dal 2018, a causa delle gravi preoccupazioni su democrazia, Stato di diritto, diritti fondamentali e del bassissimo tasso di allineamento con la CFSP, oltre alla mancata risoluzione della questione di Cipro.
Il Kosovo ha presentato la domanda a fine 2022 ma il suo status di candidato è bloccato in Consiglio, in quanto cinque Stati dell’UE non ne riconoscono la sovranità.
Il Vertice sull’allargamento del 4 novembre: un segnale geopolitico
Il 4 novembre 2025 si è tenuto a Bruxelles il primo vertice televisivo sull’allargamento — organizzato da Euronews — che ha catalizzato il dibattito. L'evento ha riunito i massimi leader olistici dell’UE e dei Paese aspiranti: tra i partecipanti figuravano il Presidente ucraino Zelensky, la Presidente moldava Sandu, il Presidente serbo Vučić, e i primi ministri di Albania, Montenegro e Macedonia del Nord. La data del vertice è concisa con la presentazione del “Pacchetto Allargamento 2025” — della Commissione — adottato il 3 novembre.
Il Pacchetto 2025 - presentato dalla Commissaria Marta Kos — ha fornito una valutazione annuale completa, ribadendo che l'adesione di nuovi Stati membri è “sempre più a portata di mano” e che l’allargamento è una priorità politica di primo piano.
La Commissione ha valutato positivamente i progressi compiuti da Montenegro, ALbania, Ucraina e Moldova — che si sono distinti per le riforme adottate, in particolare: la Commissione si aspetta che Ucraina e Moldova soddisfino le condizione per aprire tutti i capitoli negoziali entro la fine del 2025; l’UE ha mosso i primi passi per revocare gradualmente le misure imposte al Kosovo, a condizione che si prosegua l’allentamento delle tensioni con la Serbia, la Commissione ha confermato che l’integrazione graduale degli aspiranti membri nel mercato unico rafforzi i legami con l’Unione già prima della loro adesione.
Il pacchetto 2025 ha però fornito anche importanti avvertimenti: la Commissaria Kos ha messo in guardia sul fatto che l’UE deve insistere sulla “qualità delle riforme”, specialmente per quanto riguarda lo stato di diritto, la democrazia e le libertà fondamentali. Il giudizio sulla Georgia è stato particolarmente severo, denunciando un “arretramento democratico, erosione dello Stato di diritto e gravi limitazioni ai diritti fondamentali”. La Commissione ha notato come la situazione in Georgia sia un “promemoria del fatto che possono verificarsi battute d’arresto sul percorso verso l’adesione”.
Possibilità future: riforme interne e nuove garanzie d’ingresso
Affinché l’allargamento abbia successo, è necessario che l’UE affronti le proprie riforme interne: la Presidente del Parlamento Europeo Metsola ha richiamato l’attenzione sulla necessità di affrontare le riforme interne dell’UE in vista del prossimo allargamento. La prospettiva più cruciale per il futuro riguarda l’introduzione di nuove garanzie per proteggere i valori europei dopo l’adesione.
La Commissaria Kos ha rivelato che Bruxelles sta valutando nuove clausole per evitare che si ripetono “casi ungheresi” tra i futuri membri: l’obiettivo è prevenire il regresso rispetto agli impegni assunti sui valori fondamentali.
Kos ha proposto l’introduzione di un “periodo di transizione, una sorta di prova d’ingresso con misure di salvaguardia”, che potrebbe potenzialmente includere la ostensione o l’espulsione in caso di violazioni democratiche. Secondo Kos, i futuri trattati dovranno contenere garanzie più forti sullo Stato di diritto e meccanismi più rapidi per sospendere diritto o benefici.
In sistemi, l’UE si mostra determinata a trasformare l’allargamento in realtà, vedendo in un’Unione più ampia un’Europa più forte e più influente sulla scena globale. Il percorso appare chiaro: l’adesione è un’offerta di pace, prosperità e solidarietà. Il successo dipenderà non solo dagli sforzi dei candidati, ma anche dalla volontà dell’UE di riformarsi internamento e dotarsi di strumenti robusti per proteggere i propri valori.
Share the post
L'Autore
Susanna Fazzi
Categories
Tag
Allargamento Unione Europea Geopolitica Politiche UE paesi candidati