Velo, fede e libertà: il femminismo che l’Occidente fa fatica a vedere

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  Siria Schifano
  04 maggio 2025
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“Può una donna musulmana essere femminista?” 

Se lo chiedessimo a un occidentale, una risposta comune potrebbe essere ricca di pregiudizi e inconsapevolezza. Eppure, tra i minareti, tribunali shariatici e movimenti di attivismo ha preso piede un movimento che continua a mutare, il "femminismo islamico". Il movimento nasce all’interno della comunità musulmana, perché il problema – come sostengono le femministe islamiche – non è la religione, ma la sua interpretazione distorta e patriarcale.

Il termine “femminismo islamico” venne utilizzato per la prima volta negli anni Novanta in Iran, quando sulla rivista Zanan le scrittrici Afsaneh Najamabadeh e Ziba Mir-Hosseini iniziarono a promuovere una reinterpretazione delle fonti religiose.

Il movimento femminista islamico, infatti, non sostiene che i testi sacri siano contro le donne, ma ritiene che l’interpretazione culturale e tradizionale, sia stata utilizzata per giustificare le disuguaglianze. Sebbene sia innegabile che le fonti religiose siano di stampo paternalistico, le femministe islamiche promuovono una rilettura dei testi sacri, in chiave critica e oggettiva.

La nascita del movimento si deve, non solo alla necessità di superare l’oppressione patriarcale, ma anche per fornire una risposta agli stereotipi occidentali. Ad oggi, il movimento femminista islamico sta cercando di inserirsi all’interno del contesto femminista internazionale, ma questo processo sta subendo forti rallentamenti e critiche dai movimenti femministi laici e occidentali, i quali continuano a vedere la donna musulmana sottomessa all’uomo ed incapace di emancipazione.

Il Corano nella sura (capitolo) An-Nisā sottolinea l’uguaglianza di genere dinanzi ad Allah, pur enfatizzando le differenze nei ruoli sociali e familiari. Nell’evoluzione della fede islamica la donna ha ricoperto ruoli disparati. Come ad esempio, la prima moglie del Profeta Mohammad, Khadija, era un’imprenditrice e mercante, nonché datore di lavoro del Profeta. Per molte femministe islamiche, l’unica forma di sottomissione legittima è quella a Dio (islām significa proprio “sottomissione” in arabo, in un’ottica spirituale). Questo vale sia per gli uomini che per le donne in uguale misura. Quindi non è una sottomissione gerarchica tra esseri umani, ma un concetto teologico, non politico o sociale. Le femministe islamiche analizzano i testi sacri per dimostrare che l’Islam originario affermava la dignità e l’uguaglianza spirituale delle donne. Alcune di esse lottano per il diritto a un divorzio equo, in particolare la semplificazione delle procedure burocratiche; il diritto all’istruzione (il sapere, secondo il Corano è un dovere religioso che spetta ad entrambi i sessi) nei paesi più fondamentalisti.

Nonostante le difficoltà, il femminismo islamico non è rimasto un’utopia, poiché ha portato a risultati concreti dal punto di vista sociale. In Marocco il lavoro di associazioni quali Association Démocratique des Femmes du Maroc ha permesso nel 2004 la riforma del codice di famiglia, la Moudawana, ottenendo uguaglianza legale e aumento dell’età minima per sposarsi, che da 15 è passata a 18 anni. Anche in Malesia, il collettivo Sister in Islam ha promosso una rilettura progressista del Corano, sostenendo l’uguaglianza dei diritti in ambito matrimoniale e penale, esercitando influenza politica.

Il femminismo islamico non chiede di togliere il velo, ma di togliere i paraocchi. Non cerca di replicare il pensiero occidentale, ma di riformare partendo dalle proprie radici culturali e storiche. Offrendo la possibilità di dire: si può essere donne, musulmane e libere. Tutto insieme.

Sulle basi di ciò, il pensiero occidentale potrebbe avvicinarsi al movimento islamico, invece di guardarlo con diffidenza e sminuirlo, come tutt’ora accade. Ciò perché entrambi hanno lo stesso obiettivo, parlare e coinvolgere le donne in maniera inclusiva, ecco perché un dialogo tra i due sarebbe auspicabile. Così come il femminismo occidentale parla nel nome delle donne che rivendicano l’uguaglianza, il femminismo islamico parla la lingua delle donne che non vogliono scegliere tra fede e libertà.

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Siria Schifano

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