L’esito della tornata elettorale delle elezioni europee è ormai acclarato, testimoniando una crescita esponenziale dei partiti di conservatori e di destra in maniera trasversale in tutti i Paesi dell’Unione.
Un dato che ha di fatto anticipato quello che sarebbe successo di lì a poco con le elezioni in Francia, le quali hanno mostrato un rapido avanzamento del Rassemblement National di Marine Le Pen.
Nonostante il risultato ottenuto, tuttavia, i partiti conservatori ed euroscettici non sono riusciti a imporsi come avrebbero sperato nei negoziati per la nomina dei cosiddetti top jobs, cioè le figure di vertice a livello europeo, dove nuovamente a pesare è stata l’intesa della coalizione uscente, costituita da popolari, socialisti e liberali.
Una scelta che ha fatto infuriare gli esponenti delle destre europee, i quali non hanno lesinato ad accusare gli avversari e i vertici europei di attuare una politica miope, che non tiene assolutamente conto del mandato popolare conferito dai cittadini europei durante l’ultima tornata elettorale.
Parole che sono state seguite anche da azioni dimostrative notevoli, come quanto fatto dalla Premier italiana Giorgia Meloni, Presidente anche del gruppo politico dei Conservatori europei, che si è astenuta dalla votazione sul rinnovo di Ursula von der Leyen e votando, infine, contro alla nomina di Costa e Kallas, rispettivamente nuovo Presidente del Consiglio europeo e Alto rappresentante degli Affari esteri[1].
Queste dinamiche, però, sembrano aver costituito uno spartiacque anche all’interno del mondo della destra europea, portando a un mescolamento degli assetti politici, oltre che dei pesi interni.
L’aspetto più evidente relativo a questo fenomeno è l’incredibile ascesa di Orban, in veste di nuovo federatore delle destre europee, come dimostrato dal grande vigore politico che, prima e dopo le elezioni, lo ha portato a un serrato confronto con i vari leader dei partiti conservatori, facenti parte sia del gruppo di Identità e Democrazia, sia dei Conservatori e Riformisti.
Se già, infatti, in preparazione delle elezioni sembrava sempre più prossimo un avvicinamento fra lo stesso Orban, il cui partito Fidesz non apparteneva a nessun gruppo, e Mateusz Morawiecki, leader polacco di Diritto e Giustizia, collocato all’interno del gruppo dei Conservatori; dopo le elezioni la situazione ha subito un’accelerazione evidente.
Dalle prime voci della costituzione di una nuova formazione, la quale avrebbe assunto una forma molto particolare, con una trasversalità territoriale che avrebbe compreso i partiti dei Paesi dell’est Europa, in una riedizione politica del blocco di Visegrad, dal nome di Central Eastern Europe[2]. Il piano è stato, tuttavia, superato da un disegno ancora più importante, che sin dalla costituzione mira ad assorbire sia partiti attualmente dentro ECR che ID.
Il 30 giugno, infatti, durante la costituzione ufficiale, oltre ai fondatori Fidesz di Viktor Orbán, il Partito della libertà dell'Austria (FPÖ) di Herbert Kickl e Ano dell'ex premier ceco Andrej Babis, già si parlava dell’imminente entrata della Lega di Matteo Salvini, a cui farà probabilmente seguito dopo le elezioni europee anche il Rassemblement National di Marine Le Pen. A quel punto sarà interessante capire come si muoveranno le componenti principali di ECR, come PIS e VOX, la cui adesione potrebbe cambiare profondamente gli equilibri delle alleanze, ponendo in una posizione difficile la leader italiana Giorgia Meloni, la quale si troverebbe a questo punto isolata dopo l’ascesa politica degli ultimi mesi, che le aveva garantito una forte leadership politica[3].
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L'Autore
Tiziano Sini
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EU EuropeanParliament Orban right-wing Meloni top jobs