Domenica 31 agosto e lunedì 1° settembre si è svolta la riunione annuale dell’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai (SCO). La riunione, tenutasi a Tianjin, è stata presieduta dalla Cina, che ha portato a termine il biennio della sua presidenza, passando poi il testimone alla Repubblica del Kirghizistan per il biennio 2025–2026.
Nella città cinese sono convenuti i capi di Stato di 26 Paesi, tra cui quelli di Russia, Pakistan e Iran. Era presente anche il premier indiano Narendra Modi, in visita in Cina per la prima volta dopo sette anni.
Cos’è la Shanghai Cooperation Organisation?
Fondata il 15 giugno 2001 da Russia, Cina, Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan e Uzbekistan, la SCO ha raccolto l’eredità del gruppo degli “Shanghai Five” e si è costituita inizialmente come blocco regionale di sicurezza per contrastare le minacce del terrorismo, dell’estremismo islamico e del traffico di droga dall’Afghanistan.
Negli anni, l’organizzazione si è progressivamente allargata ed è diventata una vera e propria entità internazionale, ampliando il suo raggio d’azione fino a comprendere ora 26 Paesi tra membri, osservatori e partner di dialogo. I suoi obiettivi primari sono rafforzare la fiducia reciproca tra gli Stati membri, promuovere la cooperazione in diversi settori (politica, economia, scienza, cultura, energia e ambiente), garantire la sicurezza e la stabilità regionali e contribuire a un ordine internazionale più equo e razionale.
Cos'è avvenuto durante il vertice?
L’incontro ha rappresentato al tempo stesso un momento di rafforzamento dei dialoghi bilaterali tra i singoli Paesi e un forum di consultazione collettiva tra tutti i partecipanti. I temi toccati hanno riguardato i futuri sviluppi della cooperazione all’interno dell’organismo negli ambiti di politica, sicurezza, commercio, investimenti, energia, industria, nuove tecnologie e sviluppo sostenibile.
Le discussioni hanno infine portato all’approvazione di tre documenti chiave: la Dichiarazione di Tianjin, la Strategia di sviluppo della SCO fino al 2035 e la Dichiarazione del Consiglio dei Capi di Stato in occasione dell’80° anniversario della fine della Seconda guerra mondiale e della nascita delle Nazioni Unite, alle quali si aggiungono una serie di dichiarazioni tematiche.
Ma qual è il messaggio contenuto in questi documenti ed emerso dal vertice?
Nel suo intervento alla sessione plenaria, che ha di fatto chiuso il vertice, il presidente cinese Xi Jinping ha richiamato l’attenzione sulle profonde sfide che caratterizzano il mondo contemporaneo, un mondo segnato da politiche di potenza, atteggiamenti unilaterali e conflitti persistenti. Con una critica velata agli Stati Uniti di Donald Trump, Xi ha infatti criticato il “comportamento prepotente” di alcuni Paesi, che alimenta una mentalità bipolare di contrapposizione.
Il leader cinese ha invece esortato a promuovere maggiore equità e giustizia all’interno delle relazioni internazionali, sottolineando il ruolo della SCO nel diventare protagonista di un vero e proprio processo di riforma del sistema internazionale. A guidare questa transizione, lo “spirito di Shanghai”, fondato su fiducia reciproca, uguaglianza, rispetto delle diversità e sviluppo condiviso, nonché non-allineamento, non-ostilità e apertura: i principi su cui la Shanghai Cooperation Organisation ha costruito la sua identità.
Nel tentativo di promuovere un autentico multilateralismo, la SCO mira a una maggiore democratizzazione delle relazioni internazionali, favorendo cooperazione e consultazioni estese tra i Paesi, fondate su un meccanismo egualitario e distanti dal centralismo occidentale.
In questo scenario, il Sud Globale punta a conquistare maggiore riconoscimento e rappresentanza. I Paesi dell’organismo, che si propongono come voce di questa parte di mondo spesso marginalizzata, rivendicano infatti di rappresentare l’80% delle terre emerse, il 40% della popolazione mondiale e circa il 25% del PIL complessivo.
Nonostante non siano state prodotte alcune misure concrete per mettere in atto quella che Xi chiama la “Global Governance Initiative”, la sfida è chiara: i Paesi non occidentali vogliono dare vita a un modello globale alternativo, autenticamente multilaterale e lontano dalla mentalità tipica della guerra fredda che esalta e promuove la logica dei blocchi e il bullismo delle potenze egemoniche.
Per questa nuova strategia comune di sviluppo che guarda al 2035, la Cina si pone in testa e vuole fare da traino per gli altri Paesi. Non a caso, Pechino ha annunciato che quest'anno fornirà 2 miliardi di yuan (circa 280 milioni di dollari) di aiuti a fondo perduto agli Stati membri e ulteriori 10 miliardi di yuan di prestiti a una banca di sviluppo SCO nei prossimi tre anni. Come ha affermato Xi: “La governance globale è a un nuovo bivio”.
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L'Autore
Antonella Franzelli
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