È il caso di separare le campagne di vaccinazione contro l’Influenza e il Covid‑19?

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  Redazione
  16 ottobre 2026
  4 minuti, 41 secondi

A cura del Dott. Pierpaolo Piras

Con la discesa delle temperature autunnali, le campagne di vaccinazione contro i virus respiratori si troveranno puntualmente al centro del dibattito igienico-sanitario sulla salute pubblica.

La vaccinazione non costituisce solo l'arma più efficace per prevenire gravi forme di infezione ed evitare l'ingresso terapeutico negli ospedali: evitando così anche la fase iperassistenziale nei nosocomi e nei servizi di urgenza durante i picchi di maggiore virulenza epidemica.

La raccomandazione di vaccinarsi annualmente risponde a un’ulteriore necessità epidemiologica dovuta alla costante evoluzione biologica e genetica dei virus patogeni come accade caratteristicamente nella SARS-CoV-2 e nel mixovirus influenzale, insieme coinvolti alla riduzione progressiva dell'immunità acquisita nel corso del tempo.

Le campagne di vaccinazione vengono formulate periodicamente in modo specifico e adattate per rispondere alle varianti e ai ceppi circolanti più recenti che sono stati preventivamente identificati dalle reti globali di vigilanza coordinate dall'Organizzazione Mondiale della Salute (OMS).

Sotto il profilo epidemiologico, l'obiettivo primario dei programmi di vaccinazione non è tanto quello di prevenire l'infezione, come si crede comunemente, bensì ridurre la gravità dell'infermità, il rischio dell'ospedalizzazione, l'ingresso nelle Unità di Terapia intensiva e la grave condizione clinica in quelle persone che presentano un maggiore rischio clinico di complicazioni cardio-respiratorie.

Nel caso del Covid-19, a differenza di ciò che si è verificato nel momento della pandemia, durante la quale la vaccinazione era massiccia e universale, la strategia è cambiata parzialmente: ora si concentra maggiormente sulla protezione specifica della popolazione più vulnerabile e nel contempo sull'ottimizzazione delle risorse disponibili per il sistema sanitario.


Le campagne potrebbero essere divise?

Le precise raccomandazioni dell’OMS invitano a considerare le due infezioni come NON IDENTICHE: infatti anche se entrambe sono di origine respiratoria, le loro metastasi e le popolazioni di questa Terra alle quali si dirigono non sono le stesse!

In Occidente, secondo le indicazioni delle società scientifiche, la vaccinazione contro il Covid-19 si concentra, soprattutto, nella prevenzione nei pazienti in gravi condizioni di salute.

Inoltre, è consigliata negli ultra 70enni, personale delle residenze per anziani e nelle persone con specifiche condizioni di rischio a partire da 12 anni di età e ad alto rischio o immunodepressione a partire da 6 o più mesi.

Per il Covid-19 si consiglia una dose di vaccino nella popolazione indipendentemente dal numero di dosi ricevute in precedenza e dal numero e dalla gravità delle infezioni ricevute in passato.

E deve essere rispettato un intervallo minimo di 3 mesi dalla dose precedente l'infezione documentata.

La vaccinazione antinfluenzale persevera tanto la protezione individuale davanti a forme gravi come la riduzione della trasmissione comunitaria inter-personale.

Rimane una questione di dibattito se le campagne di vaccinazione antinfluenzale e verso il Covid-19 devono rimanere unificate o se sia meglio separare i loro calendari di somministrazione nel corso del tempo.


Per il Covid-19 non è così semplice....

Un altro fattore da tenere in considerazione è che, a differenza della influenza, la quale presenta tipicamente una stagione invernale più marcata con ondate subepidemiche abituali tra novembre e febbraio, il SARS-CoV-2 mostra un comportamento stagionale inerte e del tutto irregolare.

Pertanto non risulta più strano che possa manifestarsi vigorosamente anche nel pieno dell'estate.


Co-amministrazione: risparmio e sicurezza

Nonostante le differenze nel comportamento di entrambi i virus, la co-somministrazione dei vaccini di fronte alla crisi epidemica influenzale e al Covid-19 in una stessa stagione rimane come l’opzione più preferita ed indicata per diverse ragioni.

La prima è di pura efficienza: la gestione simultanea nel centro di salute da un lato semplifica la logistica, ottimizza di gran lunga il tempo dei professionisti sanitari ed evita molteplici spostamenti da parte degli utenti. Questo è particolarmente importante per quelle persone che hanno più difficoltà ad accedere ai sistemi sanitari, come le donne più anziane, gli addetti alle cure o le persone con disabilità.

Inoltre, amministratela in forma congiunta per garantire la vaccinazione di tutti i gruppi che coincidono con le nostre precedenti raccomandazioni (specie le persone oltre i 70 anni e/o residenti in centri sociosanitari).

Probabilmente, si sceglie anche questa opzione perché la sicurezza della co-somministrazione è più di quanto dimostrato: la prova è che la somministrazione di ambedue vaccini in forma congiunta su bracci distinti è sicura e non riduce la risposta immunitaria in alcuna delle due infezioni.


Se alcuni sono vaccinati, vinciamo tutti?

Anche se le nuove varianti del mixovirus influenzale sfuggono in parte alle difese dell’organismo umano, il che consente di provocare infezioni causate da livelli o reinfezioni in persone vaccinate, la protezione di fronte al rischio di ricovero ospedaliero è documentata come ancora elevata.

Mantenere elevata la copertura immunitaria, dovuta alla vaccinazione nelle persone a maggiore vulnerabilità, è l'intervento di maggiore impatto proficuo nel proteggere la salute di chi è sano e per evitare in questo modo la tensione lavorativa nel contesto dei servizi sanitari.

I Centri dell’OMS raccomandano che la vaccinazione sia accompagnata dalla accurata registrazione, per poter dare una comunicazione proficua e trasparente sui benefici e sugli effetti avversi.

Le barriere devono essere rimosse e la vaccinazione deve essere facilitata per tutti i gruppi target della campagna vaccinale.

Tutto ciò contribuirà a rafforzare la fiducia sociale nella vaccinazione e la probabilità che le persone con maggiore rischio ricevano quam primum il vaccino, il quale senza dubbio uno dei rimedi terapeutici più importanti per ridurre al minimo l'effetto nocivo del virus respiratorio.

Alla stessa stregua di un salva vita!

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Salute e Benessere

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