Digital Health: l’intreccio fra digitale, innovazione e sanità
La “persona” al centro delle iniziative politiche
A cura di Mariella Brunetti, Senior Policy Analyst, e Federica Pizzuto, Junior Policy Analyst
Di cosa parleremo in breve?
1. Digital Health: un concetto multisettoriale
2. Digital Health decade in action: iniziative in Europa
2.1. La Joint Action “Jadecare”
3. Lo sviluppo dell’ Ecosistema Digitale Sanitario
3.1. La missione 6 del PNRR italiano
4. Roadmap politica: quali proposte?
5. Conclusioni
Abstract
L’attuale processo di innovazione digitale sta coinvolgendo, seppure a velocità diverse, pressoché ogni settore della vita pubblica e privata del cittadino.
Come evidenziato in particolare durante la pandemia da Covid19, il sistema sanitario rientra tra i settori con le lacune più significative, sia a livello di personale che in termini di ricerca e finanziamenti disponibili. Al contempo, la Sanità rappresenta una delle aree dove la tecnologia potrebbe influire maggiormente al miglioramento del benessere della società globale, contribuendo in primis a rendere più efficace e rapida l’erogazione delle cure ai pazienti.
Questo lavoro presenta un’osservazione sul processo di innovazione digitale nella Sanità e sulla necessità di compiere passi in avanti sia a livello di investimenti in competenze e nuove tecnologie che di misure legislative, con l’obiettivo di aprire la strada ad un futuro più digitale ed inclusivo per il Sistema Sanitario Nazionale.
- Digital Health: un concetto multisettoriale
Con l’avvento del digitale, il mondo della sanità si è irreversibilmente evoluto. Ad oggi, infatti, diventa sempre più difficile immaginare di prenotare una visita specialistica, effettuare un esame, o persino ricevere cure in ospedale in modo prettamente “a-tecnologico”. Che si tratti di cercare informazioni online sui migliori medici o di conservare le cartelle cliniche nelle strutture ospedaliere, la “health” in ogni sua applicazione è ormai diventata “digital”.
Per “Digital Health”, in italiano “salute digitale” o “sanità digitale”, si intende l’insieme di quelle tecnologie dell’informazione e della comunicazione utilizzate nel settore della sanità [1]. Alcune tra le forme di “Digital Health” sono note ai più: per esempio, esistono numerose app dedicate al monitoraggio della temperatura corporea e della salute della pelle (come “SkinVision”, sviluppata in collaborazione con due dermatologi, che dà indicazioni utili sullo stato di nei o macchie cutanee attraverso la fotocamera dello smartphone). Oppure, le app che consentono di individuare le farmacie di turno grazie alla geolocalizzazione (prime fra tutte, “Farmacia di turno” per i sistemi iOS e “Trova Farmacie” per Android) [2]. Ancor più diffusi e conosciuti sono i cosiddetti dispositivi “smart” o “wearable” - ovvero la tecnologia “indossabile” come smartwatch e sensori - che raccolgono dati sul battito cardiaco, pressione e frequenza respiratoria. Altre, invece, sono ancora in fase di sviluppo e dunque non universalmente disponibili, ma promettono già di rivoluzionare il mondo della sanità: in primis l’Intelligenza Artificiale, il cui uso, incrementato esponenzialmente negli ultimi anni, permette di ottenere diagnosi più rapide e accurate. Fra gli strumenti utili in tale ambito, la locuzione “Internet of Medical Things” (IoMT) indica tutti quei dispositivi medici collegati a una struttura o piattaforma elettronica sanitaria tramite la connessione Internet o WiFi. Fornendo dati in tempo reale da più fonti, i medici possono meglio monitorare la salute dei pazienti e il quadro clinico risulta così più immediato, facilmente reperibile e completo [3].
Tuttavia, la tipologia di “Digital Health” cui forse si è più familiari, a causa della pandemia e dei numerosi lockdown, è la telemedicina o “connected care” (“assistenza sanitaria connessa”). Non si tratta di tecnologie nuove e rivoluzionarie: la telemedicina esisteva infatti già prima dell’avvento del Covid19, ma poche strutture o medici la ritenevano in grado di poter supportare un’assistenza sanitaria efficace e di qualità [4]. Le “Linee di indirizzo nazionali sulla Telemedicina”, approvate dall’Assemblea generale del Consiglio Superiore di Sanità nel 2012, riportano che “per Telemedicina si intende una modalità di erogazione di servizi di assistenza sanitaria, tramite il ricorso a tecnologie innovative, in particolare alle Information and Communication Technologies (ICT), in situazioni in cui il professionista della salute e il paziente non si trovano nella stessa località” (per esempio, Tele-consulto, Tele-monitoraggio, Tele-visita) [5]. La telemedicina può essere dunque definita come “medicina a distanza”, dal momento che comporta la trasmissione di informazioni di carattere medico per la prevenzione, diagnosi e trattamento dei cittadini. Lo stesso documento riporta che “la prestazione in Telemedicina non sostituisce la prestazione sanitaria tradizionale nel rapporto personale medico-paziente, ma la integra per potenzialmente migliorare efficacia, efficienza e appropriatezza”. Nel 2019 l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) aveva già evidenziato l’importanza della telemedicina come strumento essenziale per ottenere una “copertura sanitaria universale, considerando le tecnologie digitali non come meri strumenti fini a se stessi, ma come facilitazioni vitali per promuovere la salute, mantenere il mondo al sicuro e servire i più vulnerabili”. Ma con il suo ingresso ufficiale nel Sistema Sanitario Nazionale (SSN) nel dicembre 2020 (certamente catalizzato dalla pandemia e dalla quasi totale impossibilità di garantire prestazioni sanitarie ordinarie), la telemedicina ha assunto un ruolo fondamentale nel settore della salute, un ruolo che difficilmente smetterà di ricoprire in futuro [6].
Al pari delle modalità di erogazione, innumerevoli sono altresì i benefici della “Digital Health”. Innanzitutto, attraverso i dispositivi “wearable”, le app e le cartelle cliniche online, il numero di informazioni sullo stato clinico dei pazienti aumenta, rendendo le diagnosi più accurate. Inoltre, la rapidità degli strumenti digitali consente di intervenire tempestivamente e migliorare la qualità delle cure [7]. Da non sottovalutare, in ultimo, un importante aspetto sociale dell’innovazione digitale: la salute diventa più inclusiva e “democratica”, in quanto è possibile accedere ai propri dati clinici e ai servizi di prenotazione delle visite semplicemente attraverso un telefono o computer ed una connessione Internet. Eliminando il fattore della distanza territoriale, la “Digital Health” mette per esempio a disposizione percorsi personalizzati anche a chi non potrebbe accedervi a causa della distanza da centri di prevenzione e cura e di professionisti sanitari altamente specializzati. La “democratizzazione” delle informazioni e applicazioni mediche deve però avvenire di pari passo con significative innovazioni educative, culturali e normative. Difatti, la piena potenzialità della digitalizzazione del sistema sanitario emergerà solamente se tutti i cittadini possiederanno dispositivi elettronici come smartphone o computer e una connessione internet stabile e se impareranno ad usare correttamente queste tecnologie [8]. È imperativo dunque sottolineare come senza un aggiornamento digitale che copra interamente il territorio nazionale, la rivoluzione digitale della sanità rimarrà un beneficio per pochi.
Se sviluppata secondo questi principi di equità e inclusione, il nuovo tipo di sanità creato grazie all’innovazione digitale sarà personalizzata, rapida, efficiente e decentralizzata sul territorio.
2. Digital Health decade in action: iniziative in Europa
La Salute Digitale in termini concreti significa: possibilità di diagnosi precoci e più accurate; facilitazione e maggiore efficienza dei flussi di lavoro; una maggiore accessibilità ai dati sanitari e crescente collaborazione fra tecnologia, università, centri ospedalieri e aziende sanitarie.
“Le tecnologie digitali sviluppate dalle aziende in Europa sono pronte a compiere passi in avanti decisivi, fornendo soluzioni in ambito clinico, soluzioni remote, assicurazioni sanitarie, collaborazioni tra tecnologia, sanità e università, ma anche nella costruzione di servizi eHealth incentrati sul paziente”.
L’Associazione internazionale di categoria DIGITALEUROPE, rappresentante delle industrie europee in trasformazione digitale, pone al centro della sua attività l’impegno per un’Europa digitale, in cui “le tecnologie digitali, l'innovazione e l'intelligenza artificiale possano offrire ai cittadini europei posti di lavoro competitivi, una salute migliore e servizi pubblici migliori”. L’europeismo nel raggiungimento di simili obiettivi non può essere adeguatamente perseguito all’interno di un’ Europa frammentata: l’inclusione digitale e l’innovazione digitale anche nel settore della Salute possono creare enormi benefici alla collettività, intesa in senso globale e locale. Pertanto è attivo un progetto, finanziato dalla Commissione Europea nell’ambito del più ampio Programma europeo Europa Digitale DHU, dal titolo Digital Health Uptake il quale, attraverso un lavoro di promozione e comunicazione delle informazioni sulla digitalizzazione in Europa, si propone il raggiungimento di tre obiettivi principali:
- · monitorare e analizzare l'adozione e l'utilizzo di soluzioni digitali per la salute e l'assistenza nelle regioni, negli Stati membri e nei Paesi associati;
- · creare un ambiente di cooperazione e di contributo attivo degli stakeholder che faciliti scambi regolari tra la domanda e l'offerta per favorire l'aumento di scala transfrontaliero delle soluzioni e dei servizi sanitari digitali;
- · stimolare l'apprendimento reciproco e il trasferimento di pratiche innovative tra regioni, Stati membri e Paesi associati e promuovere l'adozione, l'upscaling, la diffusione su larga scala e lo sviluppo di capacità.
Il fine ultimo di ogni singola azione in materia resta quello del miglioramento complessivo dell’assistenza sanitaria. Uno dei primi aspetti critici sollevati dalla reportistica in ambito Digital Health riguardano la constatazione di fatto che spesso le innovazioni in campo sanitario sorgono come valide idee in Europa, ma con una estrema rapidità tendono a spostarsi verso “terreni più fertili” che offrono maggiori garanzie di investimento, cioè verso altri mercati non europei. Come viene sostenuto all’interno di uno dei report dell’Associazione DIGITALEUROPE (2022) poc’anzi citata, “A Digital Health Decade: driving innovation in Europe” [9], in questo modo si continuano a perdere talenti. Gli Stati e l’Unione Europea perdono dunque anche una fra le più importanti opportunità di guidare il cambiamento dell’innovazione in campo sanitario e assistenziale. La perdita di giovani risorse si traduce non soltanto in una mera perdita di capacità di far sviluppare un settore in espansione, ma si tratta di una perdita anche in termini strategici. Oltre a contribuire meno al raggiungimento di ambiziosi traguardi di copertura sanitaria universale, può inoltre venire a determinarsi un aumento del sentimento di sfiducia tra stakeholders e cittadini e si perdono inoltre risorse per intervenire nel fornire una accessibilità più equa ai servizi sanitari per tutti.
Fermo restando che la salute e precisamente la politica sanitaria è una competenza primaria degli Stati membri, è bene evidenziare che la collaborazione e l’armonizzazione normativa nazionale con l’Unione Europea richiede un continuo rafforzamento. Gli Stati membri dell'UE sono responsabili dell'organizzazione e della fornitura di servizi sanitari e dell’assistenza medica, ma il ruolo dell'UE nella politica sanitaria è complementare alle politiche nazionali ed è inoltre attento a garantire “un livello elevato di protezione della salute umana” (Art. 168 TFUE)[10]. Nel settore sanitario, e dunque anche nell’ottica di sviluppare e diffondere soluzioni sanitarie sempre più digitalizzate, l’aspetto della fiducia è strettamente interconnesso con quello dell’innovazione tecnologica. L'innovazione digitale nella sanità ha un impatto solo se porta benefici duraturi per tutti. Sempre secondo quanto riportato dal report su menzionato, i tre campi particolarmente promettenti per l’Europa nel suo complesso sono ritenuti essere: la Connected Health, salute connessa, la medicina di precisione e i digital twins, i gemelli digitali. Tre soluzioni che combinano la tecnologia con i dati digitali. Inoltre, si tratta di campi di azione fortemente orientati ad un’idea di assistenza sanitaria a servizio delle persone, cioè tenendo conto di bisogni e aspettative di cura dei pazienti e, in generale, “della persona”. L’aspetto umano viene messo in risalto in vari studi sull’innovazione tecnologica nella sanità: un aspetto correlato al livello di fiducia sia tra pazienti e operatori sanitari, che fra questi ultimi e la società. La fiducia è ritenuta dunque un prerequisito necessario ad una maggiore circolazione dei flussi di dati digitali delle persone.
2.1 La Joint Action “Jadecare”
Con JADECARE, Joint Action on the implementation of Digitally enabled integrated Person centred care, si fa riferimento all’azione congiunta (Joint Action) finalizzata a sostenere la transizione dei sistemi sanitari verso l’offerta di cure integrate, che mettano al centro la persona e si avvalgano delle opportunità offerte dalle tecnologie digitali [11]. Si tratta di una serie di iniziative lanciate dall'UE per affrontare le sfide della trasformazione della salute e dell'assistenza all’interno dei Paesi membri [12]. Il progetto è stato avviato nell’ottobre 2020 e avrà complessivamente una durata di tre anni. Le iniziative vengono coordinate dall’ente spagnolo Kronikgune e coinvolgono un totale di 17 Stati membri dell’UE: in Italia il soggetto coinvolto nel progetto è AGENAS, Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali. Come riportato dalla stessa Agenzia italiana, infatti, la frammentazione dei sistemi di cura in Europa dovrebbe essere indirizzata verso “logiche più integrate”: “l’uso di strumenti e servizi digitali innovativi si è dimostrato utile in termini di miglioramento della qualità delle cure integrate, riduzione dei costi e supporto a modelli innovativi: andrebbero pertanto integrati all’interno dei sistemi sanitari e sociali. La sfida riguarda il “come”: come definire, erogare, trasferire e valutare le cure integrate”. L’obiettivo dell’Azione JADECARE è dunque un primo passo necessario che manifesta la volontà dei diversi Paesi europei di condividere buone pratiche per mettere a disposizione le diverse expertise, necessarie per dare avvio a giuste riforme. Oltre a questo, il progetto intende anche dare vita ad una “learning community” per lo sviluppo e lo scambio di conoscenze: principali strumenti di attuazione sarebbero anzitutto forme di gemellaggio e di seminari dedicati.
3. Lo sviluppo dell’Ecosistema Digitale Sanitario
Con tecnologie applicate ai servizi sanitari si fa implicitamente riferimento ad una vasta gamma di soluzioni che includono: piani di cura personalizzati, prevenzione medica, assistenza integrata, chirurgia di precisione, nonché le soluzioni di assistenza sanitaria a distanza, cioè basate sulla telemedicina. In particolare, la telemedicina riguarda la fornitura e la gestione dell’assistenza sanitaria in cui le persone (pazienti e familiari) ricevono un supporto a distanza da parte di professionisti del settore, come è spesso accaduto durante il periodo pandemico globale. L’innovazione digitale può per altrettanti diversi aspetti diventare una garanzia di lungo termine per i sistemi sanitari nazionali. La tecnologia nella sanità può sicuramente contribuire a fornire nuovi strumenti di lavoro, efficientare i costi, ridurre i problemi delle liste di attesa, come anche ridimensionare le diseguaglianze territoriali, soprattutto all’interno delle aree più rurali dei Paesi. Gli sviluppi della digitalizzazione in campo sanitario porteranno al sorgere di veri e propri “ecosistemi sanitari digitali”, dove un insieme di risorse (fra cui dati, applicazioni, dispositivi e tecnologie) caratterizzeranno il futuro dell’ healthcare. All’interno di tale nuovo panorama digitale, infrastrutture tecnologiche, intelligence ed esperienza utente saranno le parole chiave. Le infrastrutture tecnologiche riguardano essenzialmente il sistema di raccolta, gestione e conservazione dei dati; il livello di intelligence consente, invece, di interpretare tali dati attraverso tecniche di c.d. advanced analytics e di tradurli in azioni concrete, ad esempio, al fine di identificare una popolazione di pazienti più a rischio. L’esperienza utente potrà invece essere migliorata tramite piattaforme uniche ed integrate che diano accesso ad una serie di servizi sanitari, tra cui la prenotazione delle visite mediche o il pagamento di prestazioni, ad esempio [13].
3.1. La missione 6 del PNRR italiano
Il PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza), approvato il 13 luglio 2021 - si ricorda - è il principale strumento di investimento dell’Italia post-pandemica. Il programma di finanziamenti per il quinquennio 2021-2026 è organizzato in sei Missioni, ciascuna relativa ad una differente priorità.
Dopo digitalizzazione, ambiente, infrastrutture, ricerca ed inclusione, con la Missione 6 il PNRR si incentra invece sulla salute, area cui viene destinato l’8,16% dell’importo totale del budget del PNRR. La pandemia ha evidenziato limiti ed aspetti critici del Sistema Sanitario Nazionale (SSN), tra cui disparità territoriali, una scarsa integrazione tra i servizi a livello nazionale e locale, l’incapacità di fornire risposte collettive a crisi ed emergenze e l’inadeguato sistema digitale a servizio del settore sanità. Ed è proprio su questi elementi critici che la Missione 6 intende intervenire. In particolare, il focus è posto su due componenti:
- Reti di prossimità, strutture intermedie e telemedicina per l’assistenza sanitaria territoriale: con un budget di 7 miliardi di euro, si intende “rafforzare le prestazioni erogate sul territorio grazie al potenziamento e alla creazione di strutture e presidi territoriali (…), il rafforzamento dell’assistenza domiciliare, lo sviluppo della telemedicina e una più efficace integrazione con tutti i servizi socio-sanitari” [14].
- Innovazione, ricerca e digitalizzazione del servizio sanitario nazionale: il budget di 8,63 miliardi finanzierà il “rinnovamento e ammodernamento delle strutture tecnologiche e digitali esistenti” [15] nel settore della sanità, prima fra tutte il Fascicolo Sanitario Elettronico (FSE).
Il digitale è protagonista di tre investimenti della Componente 2, che insieme ammontano a un budget totale di 6,46 miliardi. L’Investimento 1.1 mira all’ammodernamento del parco tecnologico e digitale ospedaliero. È largamente noto, infatti, che le strutture ospedaliere attuali presentino una significativa carenza di infrastrutture tecnologiche adeguate, carenza che influisce negativamente sulla qualità e quantità di prestazioni erogabili ai pazienti e sul grado di fiducia degli utenti nel SSN. Pertanto, l’investimento prevede spese per la sostituzione delle apparecchiature sanitarie, per la digitalizzazione dei Dipartimenti di Emergenza e Accettazione (DEA) e per l’ampliamento dell’attuale dotazione di posti letto in terapia intensiva e semintensiva.
Spostando l’attenzione su strumenti tecnologici concreti da mettere a disposizione della sanità italiana, l’Investimento 1.3 riguarda il Fascicolo Sanitario Elettronico e il Nuovo Sistema Informativo Sanitario (NSIS). Il primo è per definizione del Ministero della Salute “un insieme di dati e documenti digitali di tipo sanitario e socio-sanitario generati da eventi clinici, riguardanti l'assistito, riferiti a prestazioni erogate dal Servizio Sanitario Nazionale (SSN) e, a partire dal 19 maggio 2020, anche da strutture sanitarie private” [16]. Con il PNRR il Fascicolo Sanitario Elettronico diviene oggetto di un potenziamento volto a garantirne la diffusione, omogeneità e accessibilità su tutto il territorio nazionale [17]. Nonostante sia al momento attivo in tutte le regioni d’Italia con 417.461.444 referti digitalizzati [18], infatti, il FSE non è utilizzato da tutte le strutture ed il personale sanitario, per ragioni legate ai costi di implementazione, di questioni relative alla privacy e della mancanza di figure professionali esperte in digitalizzazione. Come indicato dai risultati della Ricerca dell’Osservatorio Innovazione Digitale in Sanità, soltanto il 38% della popolazione ha sentito parlare del FSE e il 12% lo ha utilizzato [19]. Pertanto, le azioni di questo investimento saranno operate sia a livello nazionale che decentralizzato su scala regionale. Il NSIS, invece, istituito nel 2002, è uno strumento che raccoglie e monitora dati sul SSN per favorire il funzionamento dei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) e suggerire al Ministero della salute i bisogni attuali della popolazione e i servizi che necessitano di maggiore attenzione [20]. Grazie ai fondi questo progetto sarà potenziato nelle sue capacità di analisi e rilevazione e sarà creata una piattaforma nazionale “dove domanda e offerta di servizi di telemedicina (…) possano incontrarsi” [21].
Infine, condizione necessaria per creare sinergia tra ricerca, innovazione e cure sanitarie è lo “sviluppo delle competenze tecniche, professionali, digitali e manageriali del personale del sistema sanitario”, titolo dell’Investimento 2.2. Tali competenze saranno fornite da borse di studio, piani straordinari di formazione e nuovi percorsi specialistici in materia di tecnologia e management. Qualsiasi azione lanciata dai finanziamenti del PNRR deve sempre essere costruita attorno alla lotta a tre divari sociali: quello territoriale, di genere e generazionale. Sono queste, infatti, le cause principali del lento progresso del mondo della sanità in Italia, un Paese dove si osservano ampie disparità tra Nord e Sud, tassi di occupazione e partecipazione economica differenti per i due generi e una società disegnata per le generazioni più mature, a discapito dei giovani che perdono così speranze e aspettative per il futuro. Ma qual è lo stato dell’arte della Missione 6 oggi? Come illustra la pagina web del PNRR – Salute [22], il Ministero della Salute ha raggiunto tutte le “milestones” europee della Missione 6 fissate per il 2022 (30 raggiunte in totale al 31/12/2022), senza il completamento delle quali il governo non avrebbe avuto accesso alla terza tranche di finanziamenti del PNRR. Altre 14 dovranno essere conseguite entro il 2026. Per quanto concerne i target totali, al 30/09/2022 ne sono stati concretizzati 9 su 48, con la medesima scadenza prevista per il 2026.
4. Roadmap politica: quali proposte?
Lanciato il PNRR e osservate alcune fra le principali iniziative che hanno coinvolto diversi paesi, soprattutto a livello europeo, si rende tuttavia necessario implementare una serie di attività complementari e di supporto per rendere più efficace la digitalizzazione del settore Sanità e tentare di superare la situazione di frammentarietà che coinvolge il tema posto in esame. Si possono evidenziare pertanto alcune proposte, le quali tengono conto di diverse problematiche riguardanti il Sistema Sanitario Nazionale:
1. Formazione e aggiornamento digitale
· Per i pazienti: sebbene lo sviluppo delle competenze tecniche, digitali e manageriali sia l’oggetto dell’Investimento 2.2 del PNRR, il finanziamento non prevede una formazione “dal basso”, ovvero non coinvolge i pazienti, diretti fruitori delle novità digitali nel mondo della sanità. Questa necessità, evidente già nelle sopracitate “Linee di indirizzo nazionali sulla Telemedicina” (pubblicate dal Ministero della Salute e approvate dall’Assemblea generale del Consiglio Superiore di Sanità nel 2012) [23], dovrà essere declinata sia in un tipo di formazione prettamente digitale – dal momento che la “salute a distanza” è indirizzata in massima parte a pazienti anziani – sia in un intervento sugli aspetti sociali e relazioni, sul mutamento del rapporto medico-paziente e “sulla rassicurazione che, pur a distanza, viene comunque garantita assistenza e cura al paziente ed alla sua patologia” [24]. Non di meno, fare formazione sul digitale significa anche soddisfare le necessità tecnologiche in termini di numero di smartphone e/o computer posseduti dalla popolazione, in particolare quella rurale o soggetta a limitazioni geografiche. Senza questi dispositivi, infatti, la “Digital Health” rimarrebbe uno strumento inutilizzato e i suoi benefici non osservabili a pieno.
· Per i futuri professionisti sanitari: l’Investimento 2.2 prevede il finanziamento di borse di studio di medicina generale per giovani diplomati. Queste, tuttavia, non impartiranno alcun tipo di conoscenze sulle nuove tecnologie di natura sanitaria né sulle modalità di “medicina a distanza”. Per rendere la telemedicina parte integrante della formazione accademica dei medici ancor prima che approdino nelle strutture sanitarie, è opportuno trasformarla in un vero e proprio percorso formativo con relativi materiali di studio, moduli ed esami. Inoltre, in futuro è auspicabile la creazione di Lauree e Master ad hoc incentrati sulla “Digital Health” e le nuove frontiere del rapporto medico-paziente e degli strumenti digitali per le cure ospedaliere. D’altronde, le tecnologie digitali sono già presenti in ogni aspetto del settore sanitario, dunque sarebbe importante non rinviare l’apprendimento solamente ad un momento successivo al conseguimento della laurea.
· Per i medici di oggi: nell’Investimento 2.2 rientrano anche i piani straordinari di formazione. Tuttavia, essi non sono sufficienti ad un’adeguata formazione digitale del personale sanitario, in quanto progetti formativi dedicati esclusivamente allo studio delle infezioni ospedaliere e del management e riservati ai professionisti della sanità. Un esempio significativo di proposta in linea con le reali necessità del SSN è l'accordo firmato tra l’Istituto Superiore di Sanità (ISS) e la Fondazione Ente nazionale di previdenza e assistenza medici (ENPAM). ENPAM ha sviluppato “Tech2Doc”, una piattaforma fruibile da tutti i medici e gli odontoiatri italiani “con una funzione di informazione e divulgazione nel campo della frontiera avanzata della conoscenza, della tecnologia e della scienza medica”, come ha spiegato il Presidente di Fondazione ENPAM Alberto Oliveti. La piattaforma tratta, tra gli altri argomenti, di telemedicina e intelligenza artificiale e mette a disposizione 80 videointerviste, 20 case studies, 225 recensioni di articoli internazionali autorevoli e 360 approfondimenti su soluzioni digitali presenti sul mercato.
2. Alfabetizzazione sanitaria
Invece di essere un partecipante passivo, le soluzioni digitali offrono l'opportunità all'individuo di essere un partecipante attivo alla propria salute [25]. Per questo motivo, la letteratura sanitaria digitale fa riferimento ad un bisogno di definire e favorire una “alfabetizzazione sanitaria” (anche chiamata Health literacy), con la quale si intende la “capacità di ottenere, elaborare e capire informazioni sanitarie di base e accedere ai servizi di salute in modo da effettuare scelte consapevoli”[26]. Inoltre, stando a quanto riportato dall’ISS, Istituto Superiore di Sanità, la Health literacy è anche una importante strategia di empowerment, in grado cioè di rafforzare la capacità individuale e collettiva di accedere e utilizzare in modo efficace informazioni e servizi sanitari. La transizione digitale nella Sanità implica perciò l’intervento sul modello educativo: sempre l’ISS [27] riporta che “bassi livelli di health literacy influenzano negativamente lo stato di salute delle persone” poiché “aumentano le disuguaglianze e incrementano i costi a carico del sistema sanitario”. L’ISS è impegnato sul tema attraverso due collaborazioni internazionali: il Network internazionale sulla Health Literacy M-Pohl e lo studio trasversale dal titolo “Health Literacy population based survey-Hls19”. Tali iniziative si prefiggono l’obiettivo generale di realizzare periodicamente delle indagini conoscitive e comparative di elevata qualità sul livello di health literacy nella popolazione adulta dei paesi europei. Nello specifico bisognerebbe tuttavia “incoraggiare l’istituzione di un consorzio internazionale di ricerca”[28], che debba offrire supporto al centro di coordinamento europeo identificato attraverso cui diffondere e discutere dati comparabili e fornire uno strumento di sostegno alle politiche pubbliche in materia sanitaria sulla base delle diverse esperienze dei Paesi. Anche a livello nazionale occorre quindi disporre di una misurazione regolare e periodica dello stato e dei progressi dell'alfabetizzazione sanitaria nella popolazione alla quale andrebbe affiancata l’istituzione di un Tavolo di lavoro ad hoc, guidato dal Ministero della Salute.
Sebbene vi siano a livello italiano alcune iniziative ancora in itinere, si può comunque sostenere che la ricerca e il monitoraggio sull’alfabetizzazione sanitaria necessitano un grande sostegno dai governi, e dal Governo italiano in modo particolare. L’analisi dei dati permette di giungere a identificare le fasce di popolazione più fragili su cui intervenire, per poi valutare metodi sempre più efficaci volti ad integrare la tecnologia sanitaria nei processi di miglioramento dei servizi di cura. In Italia, tuttavia, viene spesso e da più parti denunciato un duplice ritardo: tanto nell’investimento in tecnologie quanto nell’attrazione di talenti. Poiché la Health literacy passa anche attraverso la formazione, si fa urgente il bisogno di un chiaro e deciso indirizzo politico di inversione di rotta. L’attrazione di talenti richiede senza dubbio maggiori risorse finanziarie per la ricerca, a partire dalle Università statali, dove si ha bisogno di incrementare bandi e assegni di ricerca, che a loro volta possono aumentare le possibilità di collaborazioni in progetti internazionali ed europei di monitoraggio e analisi comparativa dei dati, al contempo permettendo alle giovani risorse che si formano e investono nell’istruzione italiana di restare nel proprio Paese e contribuire in modo proattivo allo studio di proposte innovative.
3. Monitoraggio e formulazione di un piano a lungo termine per i finanziamenti
Prendendo in considerazioni le caratteristiche proprie dello stato italiano, la creazione di un servizio di monitoraggio finalizzato ad analizzare i bisogni specifici di ciascuna provincia e Regione potrebbe configurarsi come un primo passo importante per intervenire sul concetto di frammentazione territoriale. Nuove tecnologie significa infatti anche nuove disparità: nonostante la potenzialità dell’e-Health, le disparità nell'accesso e nell'alfabetizzazione sanitaria digitale hanno un impatto sulle popolazioni più “vulnerabili”. Un passo essenziale per i sistemi sanitari è anzitutto quello di identificare gli individui che potrebbero non beneficiare della crescente attenzione ai servizi di sanità elettronica: ad esempio, le fasce di popolazione che non hanno accesso a Internet o che hanno un'alfabetizzazione limitata in materia di sanità elettronica [29]. Ogni amministrazione locale potrà inviare, attraverso una piattaforma sviluppata ad hoc, un resoconto delle proprie necessità e lacune in materia di salute digitale. Tali report saranno in seguito passati al vaglio dal comitato incaricato del monitoraggio, che provvederà ad aumentare i finanziamenti e i programmi di formazione per l’amministrazione che ne ha fatto richiesta. Una fra le sfide maggiori che i paesi sviluppati e i sistemi sanitari si trovano oggigiorno ad affrontare è: come migliorare il sistema sanitario e, al contempo, preservare la sostenibilità finanziaria. Il coordinamento “dall’alto” in materia di Sanità resta pertanto fortemente necessario. Inoltre, le spese del PNRR sono programmate unicamente per il quinquennio 2021-2026; è invece auspicabile prospettare un piano di finanziamenti più ampio che copra almeno il decennio successivo, ed utilizzarlo come linea guida e fonte di “milestone” da raggiungere negli anni a seguire.
4. Istituzione di Gruppi di Lavoro per l’implementazione del Fascicolo Sanitario Elettronico
Riguardo a questa misura più specifica, si suggerisce la creazione di Gruppi di Lavoro su scala regionale, anche permanenti, composti da esperti di ICT e operatori sanitari che abbiano già completato percorsi di formazione sulla “Digital Health” ed erogato servizi di telemedicina o altre forme di cure a distanza. Tale expertise potrà guidare le strutture ospedaliere nella corretta implementazione del Fascicolo Sanitario Elettronico e nella sua integrazione all’interno del sistema sanitario quale elemento fondamentale della medicina del futuro. I gruppi di lavoro si occuperanno di:
- · monitorare le richieste di assistenza delle strutture sanitarie e riportarle all’Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali (Agenas);
- · soddisfare le necessità e rispondere ai bisogni del SSN pianificando le “best practices” da implementare nelle strutture sanitarie;
- · ricoprire il ruolo di intermediari tra la sanità regionale e il Ministero della Salute, coordinatore e supervisore dei gruppi di lavoro.
Inoltre, accanto ai Gruppi di lavoro regionali si potrebbero prevedere anche Gruppi di lavoro interregionali, coordinati dall’AGENAS e dal Ministero della Salute, intesi come luoghi di scambio di informazione e buone pratiche fra Regioni che hanno un diverso grado di esperienza. La creazione di Comunità di Competenza (Community of Practice) interistituzionali è peraltro riconosciuta nell’ambito del PNRR come un “intervento strategico” in grado di favorire trasmissione di conoscenze e creazione di una cultura condivisa rispetto a determinati obiettivi e priorità [30].
5. Intelligenza Artificiale: sviluppo di una piattaforma per il “machine learning” dei dati medici e per l’ideazione di nuove soluzioni per la cura dei pazienti
Sul modello della “Holland AI”, un fornitore olandese di soluzioni di IA e “machine learning” (ovvero un “sottoinsieme dell'intelligenza artificiale che si occupa di creare sistemi che apprendono o migliorano le performance in base ai dati che utilizzano” [31]), si prospetta la creazione di una piattaforma che metta in collegamento tutte le strutture dell’intero Servizio Sanitario Nazionale e che faciliti l’implementazione dell’IA negli ospedali. Attraverso un connettore cloud, gli ospedali invieranno alla piattaforma i dati medici come ad esempio analisi del sangue, TAC ed ecografie - sottoposti dalla piattaforma stessa a pseudonimizzazione nel rispetto delle leggi e normative vigenti sulla privacy. Tali dati saranno rielaborati e migliorati dalla piattaforma e saranno successivamente ri-trasferiti alla struttura sanitaria affinché il personale medico possa revisionarli ed utilizzarli per le terapie [32]. Una soluzione così sviluppata permetterebbe al SSN di far fronte all’aumento dei costi e del carico di lavoro dei medici. La piattaforma sarà resa disponibile a tutti i professionisti sanitari attraverso un’app. Per poter raggiungere la massima potenzialità, è tuttavia necessario superare l’ostacolo principale della digitalizzazione della sanità italiana: la disparità territoriale. Dunque, nei casi in cui le strutture sanitarie non possiedano le adeguate tecnologie per l’accesso, il Ministero della Salute e il comitato per il monitoraggio sopra menzionato (“Proposta 3. Monitoraggio e formulazione di un piano a lungo termine per i finanziamenti”) provvederanno a fornire dispositivi elettronici ed eventuali corsi di formazione al personale delle strutture interessate. Una simile piattaforma darà inoltre la possibilità ai medici di presentare nuove soluzioni per la cura dei pazienti attraverso la creazione di una partnership con esperti data scientists, che si occuperanno dello sviluppo prettamente tecnico e logistico delle idee presentate. Tale collaborazione sarà fondata sui principi di personalizzazione delle soluzioni, flessibilità ed implementazione facile e ottimale.
6. Sistema di cura integrato: non soltanto tecnologia
Le nuove tecnologie sono in grado di orientare il ruolo della tecnologia verso un sistema sanitario più integrato. In particolare, i sistemi sanitari digitali non soltanto richiedono una maggiore integrazione, per via della complementarità delle competenze e della condivisione dei dati sanitari, ma anche una maggiore personalizzazione dei modelli di assistenza. Gli studi portati avanti sino ad ora dalla citata Joint Action JADECARE in Europa hanno individuato quattro buone pratiche [33] per un sistema sanitario più integrato riportate di seguito:
- Basque health strategy on ageing and chronicity: Integrated care (Paesi Baschi, Spagna)
- Catalan Center for Open Innovation on ICT-supported integrated care services for chronic patients (Catalogna, Spagna)
- The OptiMedis model – integrated population-based care (Germania)
- Digital roadmap to an integrated health care sector (Danimarca meridionale)
In sostanza, le diverse strategie elencate si concentrano su un modello di assistenza integrata in grado di fornire continuità di cura sia a livello sanitario che sociale. Per riuscire nello scopo, nel caso dei Paesi Baschi, ad esempio, sono state istituite delle organizzazioni di assistenza integrata che collaborano con gli organi di governo nella definizione di Piani di assistenza basati sulle specifiche esigenze locali di un bacino di utenza definito; in tal modo, i percorsi di cura integrata creano una collaborazione multi-stakeholder tra ospedali, sistemi di cure primarie e professionisti sociali. A sua volta, un importante progetto italiano previsto dal PNRR riguarda l’istituzione delle c.d. case della comunità, le quali si basano proprio sul concetto dell’intervento multidisciplinare, di prossimità e di continuità assistenziale. Su tale progetto sono però sollevati alcuni interrogativi [34]: affinché le Case della comunità diventino dei punti di riferimento territoriali sono necessari due interventi. Il primo è che esse siano effettivamente diffuse a livello locale (per assicurare appunto un servizio di “prossimità”, soprattutto alla popolazione più fragile e anziana); il secondo è a livello nazioanle si intervenga per colmare le già spesso richiamate carenze di organico, tanto di infermieri quanto di medici specialisti. Il SSN italiano è stato per anni indebolito dalla carenza di personale e dai ridotti finanziamenti, ed è questo uno dei motivi principali delle difficoltà incontrate durante la gestione della pandemia Covid-19 [35]. Ancora di più oggi si richiede pertanto al Governo un intervento strutturale straordinario per ovviare alla perdita di migliaia di professionisti: il primo passo dovrebbe anzitutto essere la “definizione di una metodologia condivisa per la determinazione del reale fabbisogno di personale degli enti del Servizio Sanitario Nazionale, a partire dal modello già elaborato dal Ministero della Salute e dalle Regioni, in coerenza con gli obiettivi della programmazione sanitaria nazionale e regionale” (come proposto dalla Conferenza delle Regioni nel 2019) [36].
Tali interventi strutturali vadano riportati al centro della discussione sulla sanità del Paese in quanto propedeutici ad ogni nuova iniziativa in tema di “nuovi sistemi di cura integrata”, di telemedicina e più in generale, di Salute Digitale in grado di migliorare la sanità territoriale.
5. Conclusioni
L’art. 32 della Costituzione italiana, al primo comma, recita: “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti”. Le risorse per migliorare l’efficienza e la capillarità del sistema sanitario italiano non mancano, a cominciare dalle previsioni del PNRR. Il SSN tuttavia crescerà soltanto se gli sforzi del Governo e dei professionisti del settore saranno coadiuvati, e non ostacolati, dalla digitalizzazione. È inoltre necessario che tutti i livelli gerarchici delle amministrazioni e della sanità partecipino a tali sforzi, affinché si possa costruire un processo di innovazione digitale collaborativo e realmente efficace. Per far sì che tutto ciò divenga realtà, si dovrà sempre mantenere il focus sul cittadino e sui suoi bisogni, e superare la frammentazione territoriale che caratterizza l’Italia e l’applicazione degli strumenti digitali in materia di sanità.
Bibliografia e sitografia di riferimento
[1] Mazzaracca, R., & Santoro, E. (10 giugno 2020). Terapie Digitali: La Digital Health è tra noi, Ma che cos'è? Osservatorio Terapie Avanzate. https://www.osservatorioterapieavanzate.it/innovazioni-tecnologiche/terapie-digitali/terapie-digitali-la-digital-health-e-tra-noi-ma-che-cos-e
[2] Grilli, E. (19 ottobre 2018). Digital Health: Quali Sono Le app sanitarie più preziose per gli italiani? Software Gestionale per Poliambulatori e Studi Medici (GipoNext). https://gipo.it/blog/sanita-digitale/digital-health-quali-sono-le-app-sanitarie-piu-preziose-per-gli-italiani
[3] Pretti, S. (17 novembre 2022). Sanità Europea: L'archiviazione dei Dati è il fulcro della trasformazione digitale. AboutPharma. https://www.aboutpharma.com/aziende/sanita-europea-larchiviazione-dei-dati-e-il-fulcro-della-trasformazione-digitale/
[4] Diffusione della telemedicina in Italia: quali sono i trend post covid? Centri medici Dyadea. (3 novembre 2021). https://www.centrimedicidyadea.it/it/magazine/telemedicina
[5] Ministero della Salute (2012), Telemedicina. Linee di indirizzo nazionali. https://www.salute.gov.it/imgs/C_17_pubblicazioni_2129_allegato.pdf
[6] Mangia, M. (17 dicembre 2020). La telemedicina è nel sistema sanitario nazionale: Perché ora cambia tutto. Agenda Digitale. https://www.agendadigitale.eu/sanita/la-telemedicina-e-nel-sistema-sanitario-nazionale-perche-ora-cambia-tutto/
[7] Pretti, S. (2022). Op. cit.
[8] Moretti, L. (2016). Da passeggero a co-pilota: la medicina centrata sul paziente agli albori della sanità digitale. ESPAnet-italia.net. https://www.espanet-italia.net/wp-content/uploads/2012/02/images_conferenza2016_Paper_1_Moretti.pdf
[9] Digital Europe (2022), A Digital Health Decade: driving innovation in Europe
[10] Consiglio europeo, https://www.consilium.europa.eu/it/policies/eu-health-policy/
[12] Jadecare, https://www.jadecare.eu/
[14] Governo Italiano. Presidenza del Consiglio dei Ministri. (30 novembre 2021). Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. https://www.governo.it/sites/governo.it/files/PNRR_0.pdf
[15] Ibidem
[16] EHealth - Sanità Digitale. Ministero della Salute. (4 maggio 2021). https://www.salute.gov.it/portale/ehealth/dettaglioContenutiEHealth.jsp?lingua=italiao&id=5491&area=eHealth&menu=fse
[17] Governo Italiano. Presidenza del Consiglio dei Ministri. Op. cit.
[18] Fascicolo Sanitario Elettronico. Governo Italiano. https://www.fascicolosanitario.gov.it/
[19] Sgarbossa, C. (23 settembre 2021). PNRR e sanità: Cosa Prevede la missione 6 su salute e innovazione. Blog Osservatori.net. https://blog.osservatori.net/it_it/pnrr-sanit%C3%A0-cosa-prevede-missione-6-salute?hsLang=it-it
[20] Modulo NSIS (Nuovo Sistema Informativo Sanitario). OpenCo. (2 marzo 2022). https://www.openco.it/modulo-nsis-vig-psd/
[21] Governo Italiano. Presidenza del Consiglio dei Ministri. Op. cit.
[22] Missione salute 2021-2026. A che punto siamo. Ministero della Salute. https://www.pnrr.salute.gov.it/portale/pnrrsalute/homePNRRSalute.jsp
[23] Ministero della Salute, Telemedicina. Linee di indirizzo nazionali, op. cit.
[24] Digital Health Italia. (18 novembre 2022). Un piano d'azione per una sanità a misura di paziente: Le Associazioni riunite nel progetto path - join our future - salute digitale in Italia. https://digitalhealthitalia.com/un-piano-dazione-per-una-sanita-a-misura-di-paziente-le-associazioni-riunite-nel-progetto-path-join-our-future/
[25] Conard (2019), Best practices in digital health literacy, https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/31230937/
[26] Istituto Superiore di Sanità, https://www.cuore.iss.it/progetti/health-literacy/#:~:text=Con%20alfabetizzazione%20sanitaria%20
[27] Ibidem
[28] Istituto Superiore di Sanità, https://www.cuore.iss.it/progetti/health-literacy/network-internazionale
[30] Osservatorio cronicità, https://www.agenas.gov.it/images/agenas/In%20primo%20piano/PONGOV/0_Manuale_Operativo_PON_cronicita_web.pdf
[31] Cos'è il machine learning? Oracle Italia. https://www.oracle.com/it/artificial-intelligence/machine-learning/what-is-machine-learning/
[32] Holland AI platform. Holland AI. https://holland-ai.com/holland-ai-platform/
[33] Jadecare, https://www.jadecare.eu/structure/transfer-good-practices/
[34] Quotidiano Sanità, Case di comunità, https://www.quotidianosanita.it/studi-e-analisi/articolo.php?articolo_id=101059
[35] Quotidiano Sanità, Quanta confusione sulla carenza di medici, https://www.quotidianosanita.it/lettere-al-direttore/articolo.php?articolo_id=108389
[36] Quotidiano Sanità, Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome, http://www.quotidianosanita.it/allegati/allegato2643246.pdf