La disinformazione russa in Africa, obiettivi e modalità

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  18 June 2024
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ABSTRACT

Nonostante abbia ricevuto solo recentemente ampio eco mediatica, l’influenza russa in Africa è un fenomeno che vede le sue origini ai tempi della Guerra Fredda e che ha subito una notevole accelerazione negli ultimi 10 anni, con la stipulazione dei primi accordi militari tra la Russia e più di 40 Paesi africani. Questi accordi hanno talvolta portato a colpi di stato che hanno installato governi filorussi, causando la contestuale cacciata da quei Paesi dei contingenti occidentali lì stanziati. La Federazione Russa, nella sua politica africana, si serve di un modus operandi consolidato, che prevede l’utilizzo di accordi di assistenza militare, l’imposizione di concessioni minerarie e una massiccia propaganda per rafforzare la propria immagine ed influenza. Questo sistema è ben dimostrato dal recente incremento delle campagne di disinformazione e dalla creazione di nuove agenzie preposte a questa attività come ad esempio l'African Initiative.

Autore

Alessandro Moretti – Junior Researcher, Mondo Internazionale G.E.O. - Politica

Gli obiettivi strategici della Russia in Africa

Negli ultimi due anni, per la prima volta è stata data ampia risonanza dai media tradizionali alla penetrazione russa nel continente africano. Questo fenomeno in realtà è iniziato una decina di anni fa, con i primi accordi tra la Federazione Russa, o agenti ad essa direttamente collegati, e alcuni Paesi africani. Questa politica ha portato il Paese a vantare, ad oggi, la stipula di accordi di natura militare con più di 40 nazioni africane.

Gli effetti macroscopici dell’influenza russa nel continente si sono svelati nel corso degli ultimi anni. Contestualmente all’invasione russa dell’Ucraina si è assistito infatti a una serie di golpe che hanno portato al potere classi dirigenti vicine al Cremlino. Questi regime change sono sempre stati accompagnati da un contestuale allontanamento dalle potenze occidentali, Francia e Stati Uniti in primis, i cui contingenti sono talvolta stati costretti ad abbandonare i Paesi in questione. La Francia, dal gennaio 2021 al dicembre 2023, ha dovuto predisporre il ritiro delle proprie truppe da Mali, Burkina Faso e Niger. Infatti, i governi golpisti di questi Paesi hanno deciso di ritirarsi dai programmi di cooperazione militare che intrattenevano con l’Unione Europea e hanno contestualmente concesso l’utilizzo delle proprie basi ad aliquote di compagnie militari private russe.

Gli obiettivi strategici che la Federazione Russa mira a conseguire in Africa sono in gran parte di natura economica e puntano ad aggirare l’isolamento imposto dalle sanzioni occidentali in seguito al conflitto con l’Ucraina. I principali target del Cremlino sono infatti i Paesi che abbondano di risorse minerarie, come oro e cobalto.

Oltre allo sfruttamento delle risorse naturali, la Russia è riuscita ad ottenere vantaggi commerciali e geopolitici da molti Paesi africani. Il Cremlino ha infatti ottenuto la possibilità di utilizzare di alcune basi e porti militari, aumentando così anche la presenza di proprie forze militari convenzionali nel continente. Un ulteriore successo russo è stato quello di diventare nel quadriennio 2018-2022 il primo esportatore di armi nel continente africano. Va però sottolineato che questa tendenza si sta notevolmente affievolendo dato che molti Paesi africani stanno cercando di procurarsi equipaggiamento militare occidentale per diminuire la propria dipendenza dagli arsenali sovietici, preoccupati dalla scarsa reperibilità di pezzi di ricambio di equipaggiamento sovietico in seguito al conflitto russo-ucraino.

L’influenza in questi Paesi inizia sempre per mezzo di accordi di assistenza militare ed economica. Contingenti di compagnie militari private russe vengono stanziati nel Paese al fine di addestrare le forze locali e di mantenere il regime al potere, mentre vengono garantite concessioni o vere e proprie cessioni di impianti minerari a gruppi mercenari e compagnie russe, come avvenuto in Repubblica Centrafricana, Guinea, Madagascar, Mozambico e Sudan.

Se fino alla rivolta di Evgenij Prighozyn il governo russo continuava a negare il proprio coinvolgimento diretto nelle operazioni del Gruppo Wagner in Africa, successivamente alla morte del capo della PMC, la Federazione Russa si è maggiormente esposta. Nel dicembre 2023 è stato infatti fondato l’Afrikanskij Korpus, compagnia militare espressamente dedita a condurre operazioni militari in Africa e alle dirette dipendenze del Ministero della Difesa russo.

Oltre agli accordi di assistenza militare, una modalità con cui la Federazione Russa esercita la propria influenza è quella degli accordi che prevedono il trasferimento di tecnologie nucleari ed energetiche, come avvenuto per l’Egitto, la Nigeria e il Sudafrica.

Tutte queste modalità di ingresso nel Paese target sono però sempre accompagnate e successivamente sostenute da un massiccio uso della propaganda e della disinformazione. L’Unione Sovietica prima e la Federazione Russa oggi hanno sempre avuto un’articolata ed efficace dottrina relativa alla guerra delle informazioni, nonché reparti delle proprie forze di sicurezza preposti unicamente a questa funzione.

L’information war come strumento di influenza

L’utilizzo di information war e propaganda nel continente africano si è rivelato a basso costo e ad alto impatto, facendo leva soprattutto sull’insoddisfazione di una parte della popolazione, sulle ambizioni politiche di élite locali e sul revanchismo anticoloniale, che si è riversato specialmente nei confronti della Francia.

L’information war russa si inserisce in un approccio strategico olistico, che prevede l’utilizzo congiunto della diplomazia e di tattiche di guerra asimmetrica.

La Federazione Russa ha più volte adottato questo approccio negli ultimi anni, quando ha condotto campagne di disinformazione a sostegno dei regimi a lei favorevoli, come quello sudanese di Omar al-Bashir e quello guineano di Alpha Condè.

Ad oggi, uno dei principali attori nella guerra delle informazioni russa in Africa è l’agenzia African Initiative, fondata a Mosca nel settembre 2023 e diretta da Viktor Lukovenko, ex appartenente al Gruppo Wagner. L’agenzia di stampa, che vanta collegamenti diretti con i servizi di informazione russi, dispone anche di un account Telegram, nominato “Smile and Wave” che funge da amplificatore per le campagne di disinformazione. Esemplificativa è stata la diffusione da parte di African Initiative di notizie secondo cui le aziende farmaceutiche occidentali starebbero diffondendo malattie nel continente africano al fine di condurre esperimenti. Questo tipo di narrativa, seppur efficace, non è una novità; era infatti già stato utilizzato anche in epoca sovietica dal KGB e dalla STASI quando crearono e diffusero la teoria secondo cui il virus dell’AIDS era stato creato e diffuso in Africa dagli Stati Uniti.

Tornando ad anni recenti, dal 2022 le campagne di disinformazione sono aumentate notevolmente, arrivando a toccare la notevole quota di 200 operazioni accertate, secondo uno studio condotto dal think tank “Africa Center for Strategic Studies”. Il bersaglio prediletto risulta il Sahel, seguito a breve distanza dal Nordafrica. Anche il Sud del continente non è però immune all’info war russa, che ha infatti colpito anche il Sudafrica. Nel Paese, Duduzile Sambudla-Zuma, figlia dell’ex presidente Jacob Zuma, si è fatta portavoce di una serie di tweet che supportavano la Federazione Russa e il Presidente Putin.

Lo stesso studio ha evidenziato una correlazione tra le operazioni di info war e l’instabilità e la presenza di conflitti armati nel Paese. Non a caso, Mali, Burkina Faso e Niger, i tre Paesi dell’Africa Occidentale che sono maggiormente stati colpiti da operazioni di disinformazione, hanno tutti subito golpe militari tra il 2022 e il 2023. In Niger, ad esempio, un massiccio utilizzo di bot e fake news da parte di bot riconducibili ad agenti russi è riuscito a convincere gran parte della popolazione a temere un’imminente invasione dell’ECOWAS, per reprimere il golpe appena avvenuto. La diffusione di questa notizia ha provocato nella popolazione sfiducia nei confronti dei negoziati tra la classe politica e i mediatori internazionali, avvicinandoli alle posizioni dei golpisti.

Un ulteriore obiettivo dell’influenza russa nel Sahel è infatti convincere i Paesi recentemente entrati nell’orbita della Federazione Russa a lasciare l’ECOWAS, la Comunità Economica dei Paesi dell’Africa Occidentale, che viene considerata un’organizzazione troppo vicina alle vecchie potenze coloniali occidentali. Non a caso, il passato coloniale della Francia e le politiche di segregazione razziale che hanno caratterizzato gli Stati Uniti fino alla fine degli anni ’60, sono il principale leit motiv della propaganda filorussa nel continente.

Per quanto riguarda l’Africa Settentrionale, è stata anch’essa interessata da pervasive campagne di disinformazione, seppur in misura inferiore rispetto al Sahel.

I media egiziani, ad esempio, spesso ripubblicano contenti di Russia Today, testata giornalistica collegata al FSB russo, e nota per essere veicolo delle misure attive (insieme di tecniche disinformazione teorizzate dal KGB) del Cremlino, tanto da aver subito limitazioni in alcuni Paesi europei.

In Libia, invece, il supporto del governo russo al generale Haftar si è manifestato tramite operazioni di disinformazione finalizzate a diffondere tra la popolazione nostalgia per il regime di Gheddafi. Questo recupero dell’immagine del dittatore mira a ostacolare il Forum di dialogo politico libico e a screditare le potenze occidentali, ree di aver causato il collasso del regime precedente. La Libia resta infatti una priorità strategica per la Russia, sia perchè utile base d’appoggio per tutte le operazioni nel Sahel, sia per la possibilità di avere, tramite i suoi porti, un accesso diretto sul Mediterraneo.

L’appoggio che la Federazione Russa ha dato al Generale Haftar ha garantito agli Africa Corps russi la possibilità di stabilire basi operative in posizioni strategiche all’interno del territorio libico. Non sembra casuale il fatto che il quartier generale della neo-organizzazione militare si trovi presso la base aerea di Al-Jufra, situata in una zona cruciale per il controllo delle vie commerciali e dei terminal petroliferi libici.

Conclusioni

In conclusione, la penetrazione russa nel continente africano rappresenta una strategia ben orchestrata che combina elementi militari, economici e di disinformazione per consolidare la propria influenza geopolitica. Attraverso la stipulazione di accordi di assistenza militare, la Russia è riuscita a stabilire una presenza significativa in numerosi Paesi africani, rafforzando i regimi a sé favorevoli e ottenendo vantaggi economici rilevanti, soprattutto nel settore delle risorse naturali.

Parallelamente, la guerra delle informazioni condotta da Mosca si è dimostrata un'arma potente e a basso costo per destabilizzare governi e influenzare l'opinione pubblica a favore degli interessi russi. Le campagne di disinformazione, spesso coordinate tramite agenzie come l'African Initiative, hanno contribuito a creare un clima di sfiducia e incertezza, facilitando il cambio di regime in varie nazioni.

Questa strategia multidimensionale ha avuto un impatto significativo non solo nel Sahel, ma anche in altre regioni dell'Africa, come dimostrato dagli eventi in Egitto e Libia. La capacità russa di adattare le sue tattiche di guerra asimmetrica e di sfruttare le frustrazioni locali ha messo in evidenza una vulnerabilità delle potenze occidentali, le quali hanno visto ridurre la loro influenza nel continente.

Il fenomeno pone importanti interrogativi sulla stabilità a lungo termine dell'Africa e sul ruolo che i Paesi occidentali dovrebbero giocare per contrastare queste dinamiche destabilizzanti. La crescente influenza russa, sostenuta da una sofisticata macchina di propaganda, rappresenta una sfida complessa che richiede risposte altrettanto articolate e coordinate per garantire un futuro di pace e sviluppo per i Paesi africani.

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