Abstract
La popolazione libica è caratterizzata da una forte eterogeneità a livello tribale. Come molti paesi del Nord Africa, la Libia è un territorio che ha ospitato tribù provenienti da diverse aree della regione. La conquista araba, avvenuta nel settimo secolo d.C., ha portato all’afflusso di diverse popolazioni che hanno radicalmente influenzato quello libico (Treccani, 2021). Attualmente solo il 5% della popolazione appartiene all’etnia Amazigh, detta anche Berbera (Fanack.com, 2020), dotata di un bagaglio culturale e linguistico non-arabo, in quanto presente sul territorio da prima della conquista.
Per tutta la storia della nazione l’elemento tribale ha avuto un ruolo fondamentale. Durante il suo regime, durato dal 1969 fino al 2011, il colonnello Muammar Gheddafi seppe sfruttare questo aspetto a suo favore, ottenendo l’appoggio di alcune tribù. In questo modo, riuscì a mantenere il controllo sulla società ed evitò conflitti per decadi (Hweio, 2012). Tuttavia, in seguito alla rivolta scoppiata nel 2011, l’elemento tribale interno alla popolazione libica è tornato ad avere un ruolo rilevante rispetto al mantenimento del controllo territoriale. Da un lato attraverso gli scontri tra gruppi; dall’altro, in assenza di un forte potere centrale, ponendosi come la più forte struttura sociale di cui poteva disporre la nazione.
L’analisi intende indagare, dapprima, le caratteristiche della popolazione e della società libica. In seguito, delineare il profilo etnografico e tribale, osservando le tribù più popolose ed influenti del panorama libico, e soffermandosi sul trattamento ricevuto durante il regime di Gheddafi e nella successiva fase di transizione. Concludere, infine, analizzando il ruolo che il tribalismo esercita in questo momento storico all’interno della nazione: l’influenza su questioni di stampo sociale, politico ma anche economico. Nel farlo, si ha osservato il modo in cui il Generale Haftar si è posto nei confronti delle tribù della regione orientale della Libia e come alcune tribù controllino i pozzi petroliferi della Cirenaica.
Popolazione e società libica
Secondo il CIA World FactBook la Libia a luglio 2021 contava 7.017.224 abitanti per un’area di 1.759.540 Km². Nell’ultimo anno è stato registrato un tasso di crescita della popolazione pari a 1,76%. L’età media degli abitanti nel 2021 è stimata a 25,8 anni. Sempre secondo il CIA World Factbook, il 97% della popolazione libica è di etnia Berbera o araba, mentre il 3% della popolazione è composto da egiziani, greci, indiani, italiani, maltesi, pakistani, tunisini o turchi.
A partire dagli anni ’70, il paese ha subito un graduale fenomeno di urbanizzazione, all’epoca infatti il 49% della popolazione viveva in zone urbane (UN Habitat, 2021), mentre nel 2021 ben l’81%. La città di Tripoli ospita più di un milione di abitanti, Misurata 919.000 e Benghazi 836.000 (CIA World Factbook, 2021).
La geografia della Libia è un fattore che contribuisce pesantemente a favorire il fenomeno di urbanizzazione. Il suo territorio è per nove decimi composto dal deserto del Sahara e nella sua totale estensione non è percorso da acqua in superficie. I pochi uadi presenti vengono riempiti nel periodo delle piogge, ma evaporano velocemente subito dopo: per questo motivo, il clima è principalmente desertico, caratterizzato da siccità che possono durare persino anni. L’unica porzione di territorio dove il clima è più “temperato” è lungo la costa mediterranea.
Qui si trovano Tripoli e Benghazi, le due città principali e più popolose del paese, che godono di un numero di precipitazioni medie annuo maggiore rispetto ad altre parti della nazione (Britannica, 2021).
Conseguentemente, più del 90% della popolazione vive lungo la costa mediterranea (Fanack.com, 2020). Nel dettaglio, la maggior parte degli abitanti vive nell’area costiera della Tripolitania, una delle tre aree in cui è stato storicamente suddiviso il territorio libico, e dove è situata la città di Tripoli. Una porzione minore della popolazione vive in Cirenaica, area est della Libia, e la rimanente parte, la minore, vive nelle città sorte attorno alle oasi nella regione del Fezzan, nella parte Sud-Ovest del paese (Britannica, 2021). In generale, la Libia risulta essere un paese scarsamente popolato, la densità media è di quattro abitanti per chilometro quadrato (Treccani, 2021). Sebbene l’urbanizzazione abbia colpito i legami tribali interni alla nazione, tutt’ora il tribalismo rimane un’importante parte dell’identità nazionale (The Ministry of Foreign Affairs, Netherlands, 2014) e una ben consolidata struttura sociale.
La popolazione che vive nelle zone rurali è situata per la maggior parte vicino alla costa e alle oasi e si occupa di agricoltura. Infatti, la coltivazione di stampo sedentario è la più comune attività nella Libia rurale, mentre nelle aree di steppa della Cirenaica è maggiormente praticato il pastoralismo di tipo nomade. Tuttavia, solamente l’1% della totale superficie libica è coltivabile, tra i prodotti maggiormente coltivati ci sono: cereali, olive, mandorle, albicocche e datteri (Britannica, 2021). In Cirenaica un’importante risorsa economica è l’allevamento animale. Tuttavia, la principale risorsa economica del paese è la vendita di petrolio, principalmente a paesi europei. Giacimenti petroliferi furono scoperti dapprima al confine con l’Algeria, in seguito nell’area del bacino di Sirte e in altre aree (CIA World Factbook, 2021).
La lingua ufficiale del paese è l’arabo. La popolazione è al 97% musulmana sunnita, al 2,7 % cristiana e allo 0,3% buddista e altro (CIA World Factbook, 2021).
Principali Etnie e Tribù
La popolazione libica è fortemente eterogenea dal punto di vista della composizione etnografica e soprattutto tribale. L’elemento tribale ha sempre avuto un ruolo importante nella storia della Libia, in particolare, a partire dagli anni ’70 Gheddafi fu in grado di sfruttare questo fattore dando poteri politici a livello locale ad alcuni capi tribù. Le funzioni affidati ad alcune tribù furono formalizzate negli anni ’90 con la nascita di Popular Social Committees. Nell’attuale fase di transizione, le tribù mantengono un ruolo politico e sociale di importanza fondamentale (The Ministry of Foreign Affairs, Netherlands, 2014).
Le principali etnie che popolano il territorio libico sono: Arabi, Imazighen (detti anche Berberi), Tebu e Tuareg (The Ministry of Foreign Affairs, Netherlands, 2014). Tuttavia, la Libia conta ben 140 tribù che vivono al suo interno (ISPI, 2013).
Dapprima, la popolazione libica era popolata principalmente da popoli autoctoni berberi, aventi le loro usanze e la loro lingua. In seguito, le invasioni arabe del settimo e undicesimo secolo d.C. hanno portato alla quasi totale sostituzione dell’elemento etnico berbero con uno di stampo arabo (Treccani, 2021). Per questo motivo, ad oggi si stima che circa il 92% della popolazione sia di etnia araba e solo il 5% Amazigh (Fanack.com, 2020). Oltre a questi, lo 0,3% della popolazione è di etnia Tuareg (Minority Rights Group, 2018) e approssimativamente 15.000 individui di etnia Tebu popolano questo paese Nordafricano (Fanack.com, 2020).
Gli Imazighen (o Berberi) vivono principalmente nella parte occidentale della Libia, ai confini con Tunisia e Algeria. La più grande comunità Amazigh si trova nella regione Djebel Nafusa.
Essi parlano la lingua Tamazight, la lingua berbera, e hanno mantenuto usi e costumi della loro tradizione indigena. Gli Imazighen sono, per la maggior parte, di fede musulmana sunnita contaminata da credenze Nord-africane nate nell’era precedente alle invasioni arabe. Questa etnia fu fortemente repressa durante il regime di Muammar Gheddafi, il quale voleva completare un’opera di totale arabizzazione del popolo libico, reprimendo gli Imazighen per via della loro lingua e dei loro costumi.
Fu proibito parlare e scrivere in Tamazight, ma anche dare dei nomi ai bambini che fossero di origine Amazigh (Minority Rights Group, 2018). Le autorità si mostravano persino riluttanti nel concedere la cittadinanza a tale etnia (The Ministry of Foreign Affairs, Netherlands, 2014). Le repressioni subite fecero sì che diversi membri di questo gruppo etnico provarono a ribellarsi al regime durante il secolo scorso, finendo in carcere e a volte persino torturati. I berberi furono tra coloro che guidarono la rivoluzione scoppiata nel 2011 e combatterono duramente fino alla sua deposizione (Minority Rights Group, 2018). Poiché sono stati esclusi dal dialogo politico portato avanti dalle Nazioni Unite in Libia, essi hanno boicottato le elezioni tenutesi per votare i membri del Parlamento e dell’Assemblea costituente del 2014 (Khalifa, 2020). Attualmente gli Imazighen stanno ancora lottando per ottenere un valido riconoscimento all’interno della politica nazionale: il loro obiettivo è inserire nella Costituzione il Tamazight come una delle lingue ufficiali del paese ed ottenere equa rappresentanza politica in Parlamento (Minority Rights Group, 2018). Le elezioni presidenziali e parlamentari che avranno luogo il 24 dicembre 2021 potrebbero essere l’occasione per porre fine alle discriminazioni subite da questo gruppo etnico, grazie anche all’ausilio del Libyan Political Dialogue Forum, finalizzato ad ascoltare le esigenze della società libica nella sua completezza. Tuttavia, diversi membri di questo gruppo etnico risultano privi della cittadinanza libica che gli permetterebbe di accedere al voto, inoltre, il dibattito pubblico concernente le elezioni non ha dato molto spazio alle richieste ed esigenze delle minoranze (Al Jazeera, 2021). Il rischio che tali discriminazioni rimangano invariate è quindi alto.
Gli Arabi rappresentano il gruppo etnico maggiore della Libia, come già detto, essi si stabilirono nel paese in seguito alle invasioni arabe. Si stima che i membri dell’etnia araba libica siano discendenti delle tribù di beduini Beni Hilal, che si stabilirono in Tripolitania, e Beni Sulaym, che si stabilirono in Cirenaica e in altri parti ad Est della costa libica (Lamma, 2017).
Il gruppo etnico degli arabi è suddiviso in tantissime tribù e sottotribù, di seguito verranno illustrate solamente alcune delle più popolose ed influenti tribù arabe. Prima, però, è importante soffermarsi sul significato della nozione “tribù” in Libia: non si tratta di un’antica struttura sociale tuttora utilizzata, bensì di un ampio spettro di forme di organizzazione sociale. Infatti, l’identità tribale è la chiave per interpretare il pensiero e le azioni della popolazione libica. Le tribù trasmettono da un lato un bagaglio culturale, composto da valori e regole etiche, dall’altro, vere e proprie istituzioni. L’Urf è l’istituzione per il diritto consuetudinario delle tribù libiche, poi vi è la Marbua la stanza nella quale si confrontano i capi delle tribù (ISPI, 2013).
- Tribù Warfalla: la più importante tribù della Libia, è la tribù dominante in Tripolitania e la più popolosa, dato che conta ben un milione di membri. Tale tribù collaborò con Gheddafi per diciotto anni dal 1975 fino al 1993, riuscendo ad inserire diversi suoi membri nell’apparato istituzionale amministrativo, diplomatico e di sicurezza. Durante tutti questi anni la tribù Warfalla fu alleata con quella Gadadfa. Nel 1993 una fetta di membri di questa tribù mise in atto un’insurrezione militare contro Gheddafi, tale azione fu punita dal regime con una fortissima repressione. Quando scoppiò la rivoluzione nel 2011 i membri Warfalla provenienti dalla città di Bani Walid si schierarono con Gheddafi, mentre la parte della tribù presente nell’area Est del paese fu tra le prime ad unirsi al movimento antiregime. Nella crisi del 2014 questa tribù ebbe un ruolo marginale anche a causa della mancanza di una potente dotazione militare (Lamma, 2017).
- Tribù Gadadfa: è la tribù di Gheddafi, i membri abitano principalmente l’area di Tripoli, Benghazi, ma soprattutto la città di Sirte, riconosciuta come roccaforte della tribù. Nonostante lo scarso ruolo avuto in precedenti fasi storiche, questa tribù ottenne un rilevante prestigio durante l’era di Gheddafi. Infatti, diversi membri furono collocati in posizioni prestigiose a livello amministrativo e istituzionale, ma soprattutto, essi erano i più rappresentati all’interno dell’esercito e Gheddafi confidava nel loro totale appoggio al fine di difendere il regime (Lamma, 2017).
- Tribù Al-Abaidat: una delle più importanti della Cirenaica, conta ben 15 sottotribù e risulta essere la dominante tra le tribù Sa’da, quelle che affermano di provenire dalle terre della Beni Sulaym. I suoi membri vantano una grande esperienza nel campo della sicurezza militare, motivo per il quale hanno sempre guidato le istituzioni militari, persino durante gli anni in cui Gheddafi era al potere. Nel 2011 decisero di ribellarsi al regime disobbedendo agli ordini dati dal colonnello (Lamma, 2017).
-Tribù Zuwayyah: sebbene non sia una delle più popolose tribù della Libia, Zuwayyah ha un’importanza strategica. I membri sono distribuiti lungo tutta la regione della Cirenaica, in particolare, hanno conquistato la regione Kufra collocata al confine sia con Egitto che con Chad e Sudan. Grazie a tale distribuzione geografica i membri di questa tribù controllano diverse risorse petrolifere della nazione. Essi praticano una vita nomade che si basa sull’allevamento, principalmente di cammelli e pecore. Questa tribù si oppose fermamente a Gheddafi (Reuters, 2011) e gli ordinò di impedire alle truppe di usare violenza militare contro i manifestanti nella rivoluzione del 2011 (Lamma, 2017).
-Tribù Magharba: considerata la seconda tribù più popolosa del paese, è originaria dei territori interni della Libia, successivamente migrò verso la costa. Magarha ha avuto un ruolo di rilievo durante il regime di Gheddafi riuscendo a mantenere dei rapporti con il potere nonostante i suoi membri avessero preso parte alle rivolte del 1993 (Reuters, 2011).
Il terzo gruppo etnico presente in Libia è quello dei Tuareg. I suoi membri sono un gruppo di pastori nomadi di origine Amazigh, i quali abitano all’interno di diversi paesi dell’area Sahariana (Minority Rights Group, 2018). In Libia abitano principalmente l’area di sud-ovest, attorno alle oasi di Ghadames e Ghat (Britannica, 2021). I Tuareg parlano la lingua Tamasheq. Durante il regime di Gheddafi vi era tolleranza nei loro confronti, venivano persino glorificati per le loro doti da combattenti. Si pensa che Gheddafi avesse reclutato dei combattenti Tuareg per rispondere alle rivolte del 2011. Di conseguenza, dopo la caduta del colonnello i Tuareg vennero discriminati durante il processo di transizione. Tale condizione continua a persistere, prova ne è che non possono avere la cittadinanza ed un’equa rappresentanza politica. Anche loro, insieme ai Berberi e ai Tebu, rischiano di essere discriminati nell’elezioni che si terranno a dicembre (Al Jazzera, 2021). A partire dal 2014, Tuareg e Tebu hanno avuto degli scontri per l’accesso a risorse idriche e petrolifere, ma anche per il controllo sulle attività di traffico di armi, droghe e migranti. Gli scontri sono andati avanti fino al 2017 (Minority Rights Group, 2018).
I Tebu: questo gruppo etnico è composto da tribù di indigeni neri che vivono nella parte Sud della Libia, ma anche in Ciad e Niger, principalmente nelle regioni Kufra e Sabha. Anche i Tebu hanno subito discriminazioni durante il regime di Gheddafi. Questa tribù vive in aree ricche di risorse petrolifere e attive in traffici illeciti (The Ministry of Foreign Affairs, Netherlands, 2014). I Tebu stanno vivendo una fase di risveglio culturale, come anche i Berberi, essi chiedono che il loro status di non-arabi venga riconosciuto all’interno della costituzione. Loro parlano le lingue Tegada o Dazaga e la loro organizzazione è di tipo clanico. A partire dal 2014 i Tebu sono entrati a far parte dell’esercito nazionale guidato dal colonnello Haftar (Lamma, 2017).
Il tribalismo nella fase di transizione
L’elemento tribale in Libia è rimasto fondamentale fin dai tempi delle invasioni arabe dell’undicesimo secolo, né il colonialismo europeo, né il Regno Unito di Libia e nemmeno il regime di Gheddafi sono riusciti a superare questo schema sociale.
Gheddafi riuscì a costruire un equilibrio di potere tessendo alleanze strategiche che potessero mantenere l’ordine, garantendogli supporto e l’eliminazione dei conflitti tribali. Egli ottenne l’appoggio da parte della tribù Gadadfa, sua tribù di origine, per supportare il regime. Creò un’alleanza tra la tribù Warfalla e quella Magharba, le due più popolose, così da riuscire a creare uno schema di controllo e di esercizio del potere (ISPI, 2013). Ulteriore obiettivo del colonnello Muammar Gheddafi era la costruzione di un’identità libica. Egli pensò di creare questo senso di appartenenza alla nazione attraverso un rigido processo di arabizzazione e cercando di eliminare la diversità che caratterizza il popolo libico (Khalifa, 2020). Il suo schema di potere e controllo è rimasto intatto fino al 1993, nonostante la crisi di quel periodo egli è riuscito a rimanere al potere, tuttavia, nel 2011 proprio quello schema di controllo sulle tribù è venuto meno. Come precedentemente detto, tribù storicamente fedeli al regime, come Warfalla, Al-Abaidat e Zuwayyah, si ribellarono ai suoi ordini, così fecero anche alcuni gruppi etnici, come i Tuareg a cui aveva promesso la cittadinanza libica in cambio del loro appoggio durante la rivoluzione (Al Jazeera, 2021).
Durante le rivolte del 2011 si creò una forte unione tra gruppi etnici e tribù, perché vi era un obiettivo condiviso e la sola collaborazione avrebbe loro permesso di ottenerlo. Tuttavia, eliminato Gheddafi dalla posizione di potere, le divisioni etniche e tribali si sono ripresentate. La causa di ciò è individuabile nell’assenza di un potere centrale che controlli e mantenga ordine all’interno della nazione, ma soprattutto, un contesto ereditato privo di coesione sociale, identità nazionale e ricco di divisioni interne, tuttora non superate.
Una delle prime testimonianze di questa sorta di “re-tribalizzazione” è stata la proclamazione unilaterale di autonomia della Cirenaica del marzo 2012, all’interno della quale il Congresso della Cirenaica proclamava l’autonomia regionale e chiedeva di istituire nuovamente una forma di stato di tipo federale (OASIS, 2021).
Durante il periodo di transizione le tribù hanno acquisito un ruolo predominante che tocca aspetti sociali, politici ed economici dello stato libico.
Il comportamento del Generale Khalifa Haftar rispetto alle tribù dell’est è una prova dell’importanza che esse hanno in questioni sociali e politiche. Come evidenziato da Alison Parteger, senior research fellow alla School of Security Studies del King’s College di Londra, Haftar intuì immediatamente, durante la sua campagna per prendere Benghazi, che ottenere l’appoggio delle tribù dell’area est era fondamentale. Infatti, il supporto di queste tribù ha reso Haftar una figura fondamentale in qualunque dibattito e decisione politica riguardante l’intero paese. Inoltre, l’appoggio da parte delle tribù gli ha anche permesso di conquistare territori fuori dalla regione est.
Sempre secondo Parteger, la debolezza del Governo di Accordo Nazionale avente base a Tripoli è collegabile all’assenza di politiche concrete e coerenti nei confronti delle tribù (Young, 2020).
Per quanto riguarda l’aspetto economico del paese, si può osservare l’influenza delle tribù rispetto alla principale risorsa del settore: il petrolio. Dapprima, sono nati diversi scontri tra tribù ed etnie delle zone sud-est del paese, come già illustrato, per l’accesso a tali risorse. Ma nel 2016, le tribù dell’est, area che ospita i 2/3 delle risorse petrolifere nazionali, chiesero a Martin Kobler, capo della Missione ONU di supporto in Libia, di trattare direttamente con loro per mettere in sicurezza i pozzi petroliferi e rilanciare la produzione ed esportazione. Ed infine, la chiusura da gennaio a ottobre 2020 dei pozzi petroliferi orientali da parte delle tribù dell’area, che causò una perdita di 2,5 miliardi di dollari, mostra il potere delle tribù di compiere azioni di rilevanza addirittura internazionale (OASIS, 2021).
Conclusioni
In questo momento non è possibile ignorare l’elemento tribale in Libia in quanto, come in molti paesi dell’area MENA, la struttura sociale tribale ha un vero e proprio potere interno alla nazione. Da qui la necessità di integrare le tribù nei processi decisionali.
Ignorare le esigenze e le richieste delle tribù e delle minoranze interne al paese può portare a drastiche conseguenze. In primo luogo, abbandonare le tribù potrebbe permettere ad un altro player di approfittarne, sfruttando il tribalismo a suo favore. Questo è l’esatto comportamento con cui ha agito il Generale Haftar in Cirenaica: le tribù dell’est non avevano un’alternativa migliore, per questo hanno scelto di supportarlo (OASIS, 2021). Inoltre, tali minoranze o tribù potrebbero ribellarsi, per esempio boicottando le elezioni, come avvenuto nel 2014. A questo va aggiunta la gestione delle risorse petrolifere che è un’importante arma in mano alle tribù che può avere una cassa di risonanza di grande impatto internazionale.
Pensare di attuare un qualsiasi intervento in Libia senza tenere in considerazione il ruolo delle tribù e la concezione del tribalismo esistente in questo paese è estremamente rischioso. È quindi fondamentale che la comunità internazionale si impegni nel garantire un’equa rappresentatività politica e contempli le diversità interne alla popolazione con atti concreti come quello di garantire il diritto al voto delle minoranze alle elezioni di dicembre.
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Fonti
Saggistica
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Sitografia
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