Durante la campagna elettorale in previsione delle elezioni tenutesi il 12 febbraio 2026, il clima in Bangladesh è stato molto teso, soprattutto per giornalisti e oppositori politici.
Accuse ai giornalisti ai sensi della legge antiterrorismo
Il 14 dicembre 2025 il giornalista Anis Alamgir è stato arrestato, accusato ai sensi della legge antiterrorismo (ATA, Anti-Terrorism Act) di propaganda a favore della Lega Popolare Bangladese (Awami League). Il suo arresto contraddice una precedente dichiarazione datata a settembre 2024 da parte del governo ad interim guidato dal premio Nobel Muhammad Yunus, instauratosi dopo la caduta di Hasina a causa delle proteste studentesche nel luglio 2024, che assicurava la piena libertà di stampa e di espressione in Bangladesh.
La detenzione di Anis Alamgir, che ha generato l’indignazione di giornalisti e attivisti per i diritti umani, non è un caso isolato. Il 29 agosto 2025 il giornalista Monjurul Alam Panna è stato arrestato insieme ad altri 15 partecipanti durante un incontro dedicato alla guerra di liberazione bengalese.
L’accusa mossa ai sensi della legge antiterrorismo di “cospirazione per rovesciare il governo ad interim” basata su presunte simpatie degli accusati per l’ex primo ministro Sheikh Hasina è infondata. Reporters Sans Frontières ha rilasciato una dichiarazione a riguardo: “La detenzione del giornalista Monjurul Alam Panna evidenzia il crescente autoritarismo del governo ad interim del Bangladesh, che sta utilizzando la legislazione antiterrorismo per mettere a tacere le voci critiche.” (Célia Mercier, responsabile del RSF desk per l’Asia Meridionale).
L'omicidio di Sharif Osman Hadi e la reazione popolare
In questo clima di repressione, dopo l’annuncio della data delle elezioni di febbraio 2026, il 12 dicembre 2025 il leader della rivolta studentesca Sharif Osman Hadi, è stato ferito gravemente alla testa da uomini a volto coperto. La sua morte, avvenuta a Singapore sei giorni dopo, ha scatenato gravi scontri nella capitale Dhaka dove i manifestanti hanno appiccato diversi incendi.
Il primo ministro Yunus ha dichiarato il lutto nazionale in onore di Hadi, che pianificava di candidarsi come indipendente alle elezioni legislative del 2026. Le proteste anti-India (poiché l’India ha accolto Hasina quando è caduto il suo governo) si sono diffuse in diverse città del Bangladesh nella settimana successiva.
L'assalto alle redazioni di The Daily Star e Prothom Alo
A Dhaka il 18 dicembre 2025 i manifestanti hanno preso d’assalto gli uffici dei due principali quotidiani del Bangladesh, The Daily Star e Prothom Alo, appiccando il fuoco. L’incendio ha intrappolato per cinque ore i giornalisti all’interno degli uffici, poi liberati con l’aiuto dei militari. Secondo una fonte governativa, i due giornali sarebbero stati attaccati in quanto considerati filo- Hasina e filo-India a causa di posizioni critiche nei confronti del governo ad interim Yunus, nonostante siano entrambe testate indipendenti, laiche e progressiste e dunque prese di mira in precedenza dalla stessa amministrazione Hasina.
Le redazioni dei giornali attaccati non hanno potuto pubblicare il giorno successivo e hanno definito il 18 dicembre 2025 “il giorno più buio” per il giornalismo indipendente in Bangladesh e per la libertà di stampa. Lo stesso governo ad interim ha dichiarato che: “Gli attacchi ai giornalisti sono attacchi alla verità stessa”.
Gli attacchi ai due quotidiani e le altre violenze, incluso l’omicidio di Hadi, sono considerati da vari partiti politici come un tentativo di destabilizzazione del paese per impedire le elezioni. La situazione in Bangladesh è già molto instabile e questi due attacchi hanno messo in dubbio il ruolo e l’efficacia delle forze dell’ordine.
Gli attacchi alla stampa da parte dei manifestanti e l’utilizzo della legge antiterrorismo contro i giornalisti testimoniano la scarsa libertà di espressione in Bangladesh. Il RSF World Press Freedom Index 2025 ha posizionato il Bangladesh al 149esimo posto con un punteggio di 33.71, classificando la sua situazione come “molto grave”.
La vittoria del BNP e l'approvazione della "Carta di luglio"
Le elezioni legislative del 12 febbraio 2026, le prime dalle proteste di luglio 2024 e dalla caduta di Hasina, si sono concluse con la vittoria del Partito Nazionalista del Bangladesh (BNP), che ha conquistato 212 su 297 seggi. È uscito sconfitto il partito islamista radicale Jamaat-e-Islami, basato sulla reintroduzione della sharia, che aveva guadagnato consenso nell’ultimo anno grazie alla partecipazione nelle proteste contro Hasina.
Il nuovo governo insediatosi il 17 febbraio e guidato da Tarique Rahman, figlio di Khaleda Zia, ex prima ministra e rivale di Hasina, ha ricevuto le congratulazioni da Stati Uniti e India per una vittoria che l’analista politico Rezaul Karim Rony ha definito una “vittoria di una forza democratica”.
Il 12 febbraio i cittadini del Bangladesh hanno approvato tramite referendum la “Carta di luglio”, proposta dal governo ad interim guidato da Yunus e firmata ad ottobre 2025, che contiene circa 80 proposte di riforme del sistema di governo per evitare nuovamente una deriva autoritaria. Secondo l’International Institute for Democracy and Electoral Assistance (IDEA) le proposte riguardano: "l'aumento della rappresentanza politica delle donne, l'imposizione di limiti al mandato del primo ministro, il potenziamento dei poteri presidenziali, l'espansione dei diritti fondamentali e la tutela dell'indipendenza giudiziaria".
Il neoeletto primo ministro Tarique Rahman ha affermato: “Purtroppo la nostra economia, la nostra costituzione e le nostre istituzioni sono state indebolite da un regime autoritario” sottolineando come la priorità del nuovo governo sia instaurare nel paese una democrazia stabile, basata sulla trasparenza e sul rispetto della libertà di espressione e dei diritti fondamentali.
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