Framing The World, 163ª edizione

La nostra rubrica che ogni 15 giorni raccoglie notizie da tutto il mondo

  Articoli (Articles)
  Redazione
  08 September 2025
  9 minutes, 37 seconds

AMERICA DEL NORD

Stati Uniti d’America, organizzazioni per i diritti umani sanzionate da Trump. L’amministrazione americana ha imposto sanzioni contro tre gruppi palestinesi per i diritti umani. La decisione arriva dopo la richiesta che questi gruppi hanno rivolto alla Corte Penale Internazionale di investigare sulle azioni del governo israeliano a Gaza. Le sanzioni renderanno più difficili le operazioni giornaliere e di coordinamento per queste organizzazioni, e la decisione del governo americano non è che l’ennesimo attacco contro l’operato della Corte dell’Aia.

(Lorenzo Graziani)

Stati Uniti, una deriva sempre più autoritaria. Come scrive il Chigaco Tribune, le azioni del presidente americano Trump hanno fatto crescere i timori per una escalation autoritaria che ormai sembra dichiarata. Infatti, continuano le offensive contro le città governate dai democratici e, dopo aver mandato duemila soldati della guardia nazionale a Washington per pattugliare le strade della capitale, vengono minacciati provvedimenti simili per New York, Chicago e San Francisco. Numerosi anche i tentativi del presidente di sottomettere la Federal Reserve, culminati con il licenziamento immediato di Lisa Cook, una delle sue governatrici.

(Bianca Colli)

Lorenzo Graziani e Bianca Colli


LAMERICA LATINA E CARAIBI

Argentina, test elettorale per il governo Milei. Nella giornata di domenica 8 settembre, i cittadini della provincia di Buenos Aires — la più grande e popolosa del paese — si sono recati alle urne per il rinnovo parziale dell’organo legislativo locale. Con oltre 17 milioni di abitanti e 14 milioni di elettori attivi, la regione bonaerense rappresenta un banco di prova cruciale per l’attuale governo argentino. Nelle elezioni presidenziali del 2023 la provincia segnò un prima e dopo nella tradizione politica del paese; storicamente ancorato al peronismo kirchnerista, l’elettorato mostrò chiari segni di fragilità alla fede politica, concedendo sì la maggioranza a Sergio Massa ma con un vantaggio minimo di 1,5 punti percentuali. Il risultato di quasi due anni fa fungerà da termometro politico in questi giorni. Il responso di domenica permetterà agli analisti di confrontare i risultati e valutare il reale apprezzamento del peculiare anarcoliberale della Casa Rosada.

Ecuador - USA, Marco Rubio a Quito contro il narcotraffico. Nel corso della sua visita ufficiale a Quito, il segretario di Stato USA Marco Rubio ha dichiarato i cartelli della droga “Los Choneros” e “Los Lobos” organizzazioni terroristiche. Durante la visita nel paese sudamericano ha annunciato un pacchetto di investimenti e aiuti militari ed economici di quasi 20 milioni di dollari, compreso l’invio di droni militari per sostenere il governo Noboa nella lotta al narcotraffico. La misura segna un passo in avanti nella cooperazione tra Washington e Quito, che si propone come solido alleato americano nella regione, controbilanciando le tendenze più scettiche di Bogotà e quelle diametralmente opposte di Caracas.

Lucas Torres


ASIA ED ESTREMO ORIENTE

Cina, si celebra l’80º anniversario della vittoria nella guerra del Pacifico. Oggi l’umanità deve nuovamente scegliere tra pace e guerra, dialogo e scontro", così si è espresso Xi Jinping nel suo discorso che precede l’incredibile parata militare, come non accadeva dal 2019, tramite cui Pechino ha celebrato, lo scorso 3 settembre, l’80esimo anniversario dalla fine della Seconda Guerra mondiale. La sfilata in Piazza Tienanmen ha rappresentato una dimostrazione di forza, mostrando al mondo i suoi sofisticati sistemi bellici, tra cui l'ultima versione del missile balistico intercontinentale Dongfeng-5, in grado di trasportare fino a dieci testate indipendenti e colpire contemporaneamente più bersagli. Al fianco di Xi Jinping hanno preso posto il presidente russo Vladimir Putin e il leader nordcoreano Kim Jong-Un, per saldare visivamente l’alleanza, insieme a 26 leader provenienti da vari Paesi del mondo, in primis dal Sud-Est asiatico e dall’Asia centrale, ma anche dall’Europa.

(Valeria Picciolo)

Thailandia, eletto il leader dell’opposizione come primo ministro. Il Parlamento thailandese ha eletto venerdì come nuovo primo ministro Anutin Charnvirakul, leader del Bhumjaithai Party e già ministro della Sanità durante la pandemia di Covid-19. Anutin ha nettamente superato Chaikasem Nitisiri, candidato del Pheu Thai, partito fondato dall’ex premier miliardario Thaksin Shinawatra, segnando una dura battuta d’arresto per la famiglia che ha dominato la politica del Paese negli ultimi due decenni. La sconfitta arriva in un momento particolarmente delicato per il Pheu Thai: solo una settimana fa la premier Paetongtarn Shinawatra, figlia di Thaksin, è stata rimossa dal suo incarico dalla magistratura dopo appena un anno di governo. A complicare lo scenario, l’ex premier Thaksin ha lasciato la Thailandia alla vigilia del voto, mentre la Corte Suprema deve decidere se dovrà scontare in carcere la condanna elusa grazie a un lungo ricovero ospedaliero.

(Francesco Oppia)

Francesco Oppia, Valeria Picciolo


ECONOMIA E FINANZA INTERNAZIONALE

India, raddoppiano i dazi imposti da Trump. Gli Stati Uniti hanno imposto un nuovo dazio punitivo del 25% contro l’India a causa dei suoi acquisti di petrolio russo. La misura si aggiunge al precedente 25% già in vigore, raddoppiando le tariffe di beni come abbigliamento, gioielli, calzature, mobili e prodotti chimici. Muovendosi per varare misure che attutiscano l’impatto di questo provvedimento, Nuova Delhi però ha espresso la speranza che Washington riveda la decisione, ma il consigliere commerciale della Casa Bianca, Peter Navarro, ha legato la rimozione dei dazi alla cessazione degli acquisti di petrolio russo. Questa tensione rischia di colpire duramente i rapporti tra le due democrazie, divenute partner strategici, spingendo l’India verso un riavvicinamento con la Cina. La visita di Modi in Cina per il vertice di Tianjin assume ad esempio un forte valore simbolico: la volontà indiana di resistere alle pressioni statunitensi e di coltivare alternative diplomatiche ed economiche.

Antonella Franzelli


EUROPA OCCIDENTALE ED UNIONE EUROPEA

Bruxelles, la Commissione europea impone una maxi-multa di 2,29 miliardi di euro a Google per aver distorto le regole sulla concorrenza nel settore delle tecnologie pubblicitarie online. Il colosso del web è stato accusato di aver favorito i propri servizi di promozione commerciale a discapito dei concorrenti, violando le direttive comunitarie. Ribeira, vice-presidente esecutivo della Commissione, ha sottolineato che, abusando della propria posizione, Google non abbia danneggiato solo editori, inserzionisti ma anche consumatori. L’azienda ha ora 60 giorni per presentare misure correttive. Questa decisione permette all’UE di ribadire, ancora una volta, la propria autonomia decisionale, nel contesto dei delicati rapporti con gli Stati Uniti.

Susanna Fazzi

EUROPA CENTRO-ORIENTALE E RUSSIA

Vertice di Parigi: Mosca respinge le garanzie occidentali a Zelensky, Il presidente russo Vladimir Putin ha respinto la proposta occidentale di una “forza di rassicurazione” da dispiegare in Ucraina subito dopo un eventuale cessate il fuoco. L’iniziativa, discussa in un vertice a Parigi, prevede l’impegno di 26 Paesi, confermato da Emmanuel Macron, a fornire truppe via terra, mare o aria per garantire la sicurezza di Kyiv. Putin ha avvertito che qualsiasi presenza straniera sarebbe considerata un “bersaglio legittimo” e un pericolo per la Russia. Il Cremlino accusa l’Europa di voler prolungare il conflitto, Zelensky accoglie con favore le decisioni di Parigi, mentre chiede la massima protezione dello spazio aereo ucraino. Mosca, invece, insiste nel proporsi come garante della sicurezza di Kyiv, ipotesi respinta dagli alleati. Nonostante Putin si dica pronto a incontrare Zelensky, per ora, le prospettive di un cessate il fuoco restano deboli, mentre l’Occidente cerca di rafforzare le garanzie a favore dell’Ucraina.

Luca Baldazzi

MEDIO ORIENTE E NORD AFRICA (MENA)

Netanyahu nega la visita a Macron. Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha rifiutato la visita del presidente francese Emmanuel Macron, a causa dell'intenzione di quest'ultimo di riconoscere lo Stato di Palestina. La decisione è stata confermata dal ministro degli Esteri israeliano, che ha ribadito come non ci siano le condizioni per la visita finché la Francia continuerà a supportare tale iniziativa, ritenuta dannosa per gli interessi di Israele. Nel frattempo, a Gaza la situazione rimane critica, con 48 ostaggi israeliani ancora prigionieri e di cui non si conoscono le condizioni. La vicepresidente della Commissione europea Teresa Ribera ha definito le azioni a Gaza un "genocidio", suscitando la dura reazione del portavoce del ministero degli Esteri israeliano.

(Chiara Bertolotto)

Sudan, villaggio travolto da una frana. In Darfur occidentale i soccorritori hanno recuperato centinaia di corpi dopo la frana che ha colpito il villaggio di Tarasin, ai piedi dei Monti Marrah. Secondo fonti locali e dati preliminari delle Nazioni Unite, il numero delle vittime potrebbe arrivare a mille, ma le operazioni di soccorso risultano complicate dalla difficoltà di accesso all’area. La frana, avvenuta il 31 agosto in seguito a intense piogge, ha travolto abitazioni e infrastrutture civili. Finora sono stati sepolti almeno 370 corpi, mentre decine di persone restano ancora intrappolate sotto le macerie. Le autorità locali hanno lanciato un appello urgente alla comunità internazionale per garantire assistenza ai sopravvissuti, privi di cibo, acqua e ripari adeguati.

(Francesco Cannizzaro)

Il governo libanese accoglie il piano dell'esercito per disarmare Hezbollah. Il governo ha dato il via libera a un piano dell’esercito per disarmare Hezbollah, ma senza fissare una data di attuazione. Il piano, presentato dal comandante dell’esercito Haykal, prevede che le forze armate libanesi assumano il controllo delle armi di Hezbollah, un passo che potrebbe ridisegnare gli equilibri politici e militari del Paese. Nonostante il sostegno ufficiale, il piano ha suscitato reazioni contrastanti: cinque ministri sciiti, tra cui quelli di Hezbollah e del Movimento Amal, hanno abbandonato la riunione in segno di protesta. Hezbollah ha respinto la tempistica del piano, considerandolo prematuro finché persistono le ostilità con lo Stato ebraico. L’esercito libanese, pur disposto ad avviare le operazioni, ha sottolineato che il successo dipenderà dalle risorse disponibili e dalla collaborazione regionale.

(Matteo Francescucci)

Matteo Francescucci, Francesco Cannizzaro e Chiara Bertolotto

TERRORISMO E SICUREZZA INTERNAZIONALE

Venezuela–USA: una nuova “diplomazia delle cannoniere”. Negli ultimi giorni, le acque caraibiche sono diventate il teatro di una nuova prova di forza tra Washington e Caracas. Gli Stati Uniti hanno dispiegato otto navi da guerra, sottomarini nucleari, velivoli da ricognizione e oltre ottomila uomini, ufficialmente per colpire il narcotraffico ma con chiari risvolti politici contro Nicolás Maduro, accusato di guidare il Cártel de los Soles. Caracas ha risposto convocando un vertice straordinario dell’ALBA e organizzando spettacolari esercitazioni militari, accompagnate da una retorica anti-imperialista. Per Trump, l’operazione serve a rafforzare l’immagine di leadership inflessibile, mentre Maduro cerca di sfruttare la minaccia esterna per compattare il fronte interno. Il confronto solleva interrogativi su una possibile escalation armata. Con Russia, Cina e Iran pronti a sostenere Caracas almeno diplomaticamente, il rischio è che il conflitto travalichi i confini venezuelani e destabilizzi l’intera regione.

(Federica Placidi)

Ucraina, circa 2mila soldati nordcoreani sono caduti dallo scoppio della guerra. La principale agenzia di intelligence sudcoreana ha dichiarato che circa 2mila militari nordcoreani sono stati uccisi in Ucraina. Questa stima è stata fornita durante una riunione a porte chiuse in commissione parlamentare. Dallo scorso dicembre, sono almeno 10mila i soldati inviati da Pyongyang a combattere al fianco dell’esercito russo, nel quadro di un accordo tra Kim Jong Un e Vladimir Putin. Di questi, la maggior parte sono stati protagonisti nel Kursk, la regione russa parzialmente occupata dalle forze ucraine a seguito dello sfondamento del confine da parte di queste ultime nell’estate del 2024. La stessa Corea del Nord ha confermato il coinvolgimento diretto in Ucraina lo scorso aprile attraverso un comunicato dell’agenzia di stampa nazionale KCNA.

(Davide Shahhosseini)

Federica Placidi e Davide Shahhosseini

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