La guerra fredda non è mai finita

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  Redazione
  08 November 2025
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A cura del Dott. Pierpaolo Piras, studioso di Geopolitica e componente del Comitato per lo Sviluppo di Mondo Internazionale APS

Sebbene il 1991 venga spesso indicato come la fine della Guerra Fredda, l’analisi degli avvenimenti dimostra che la Guerra Fredda non è mai finita; si è solo interrotta prima di riprendere, magari sotto altre forme. Con la caduta del Muro di Berlino nel 1989, la riunificazione della Germania l'anno successivo e il crollo dell'Unione Sovietica il giorno di Natale del 1991, analisti e osservatori hanno operato nella convinzione che, insieme, questi tre eventi di enorme importanza geopolitica abbiano segnato anche la conclusione della Guerra Fredda e - ma solo per qualcuno - l'inizio di una nuova era. Dall'inizio del conflitto in Ucraina nel 2014, è diventato molto popolare parlare di “Nuova Guerra Fredda”.

Ma, la Guerra Fredda è davvero finita?

E l'esistenza dell'Unione Sovietica era davvero indispensabile per la continuazione della Guerra Fredda tradizionale? Secondo gli analisti sussiste anche una spiegazione alternativa, incentrata stavolta sulla persistenza di fattori i quali suggeriscono che la Guerra Fredda non sia sostanzialmente finita nel 1991 o, nella migliore delle ipotesi, che sia stata sospesa per un breve periodo prima di riprendere vigore in senso politico-militare.

La caratteristica più significativa della Guerra Fredda è stata l’attivo confronto bipolare tra Stati Uniti e Unione Sovietica, temperato solo dall'esistenza in entrambi i campi della triade di armi nucleari, che ha reso il conflitto tra le superpotenze "impensabile", secondo le parole dell'ex leader sovietico, Nikita Krusciov .

Il deterrente nucleare

Non si può separare il fenomeno storico della Guerra Fredda dall'avvento delle armi nucleari. George Orwell fu il primo a coniare l'espressione "Guerra Fredda" nell'ottobre del 1945 nel suo saggio " Tu e la bomba atomica ". Egli immaginò "la prospettiva di due o tre mostruosi super Stati, ciascuno dotato di un'arma con la quale milioni di persone possono essere spazzate via in pochi secondi, che si dividono cinicamente il mondo", e concluse piuttosto cupamente che questa situazione avrebbe probabilmente "messo fine alle guerre su larga scala a costo di prolungare indefinitamente una 'pace che non è pace'".

Non è certo una coincidenza che l'unica volta in cui le armi nucleari furono utilizzate fu nel 1945. Ciò fu fatto dagli Stati Uniti quando ne avevano il monopolio. Stalin ne comprese immediatamente l'importanza e, per questo motivo, non ne parlò mai in pubblico, fingendo praticamente che non esistessero nei negoziati del secondo dopoguerra sul futuro ordine mondiale. Ordinò tuttavia al suo amministratore più spietato e capace, Lavrentij Beria, di assumere la direzione del progetto di una bomba sovietica e, nel 1949, i sovietici sfidarono le stime dell'intelligence statunitense facendo esplodere il loro primo ordigno nucleare .

Nasce la NATO

Una volta che i sovietici ebbero infranto il monopolio nucleare statunitense nel 1949, la Guerra Fredda entrò nel vivo. Nello stesso anno fu fondata anche la NATO (Organizzazione del Trattato del Nord Atlantico). Nei decenni successivi, l'Unione Sovietica e gli Stati Uniti costruirono freneticamente decine di migliaia di armi nucleari, oltre a vettori che includevano missili balistici intercontinentali, aerei e sottomarini, nel tentativo di garantire la capacità di secondo attacco, ovvero che ogni paese potesse lanciare un attacco mortale dopo essere stato colpito da un primo attacco. Queste armi erano puntate contro migliaia di obiettivi e mantenute in stato di allerta per garantire che potessero essere lanciate con tempismo in caso di allarme.

Questo era il mondo della distruzione reciproca assicurata (MAD) in cui siamo cresciuti e nel quale siamo stati formati negli anni '70 e '80. Ed è questo il mondo in cui sono cresciuti i nostri figli e quello in cui continuiamo a vivere oggi.

Qualcosa non è cambiato

L'aspetto assolutamente centrale della Guerra Fredda – la minaccia nucleare tra Washington e Mosca – non cambiò affatto con la cessazione dell'Unione Sovietica. Né i leader statunitensi né quelli sovietici manifestarono il minimo interesse reciproco a porre rimedio a questa situazione estremamente pericolosa, eppure tutti noi contemporanei, certamente più gli americani che i russi, credevamo che la Guerra Fredda fosse finita. Quasi 34 anni dopo, questa di oggi sembra una sorta di farsa davvero bizzarra. Per quanto ne sappiamo, nessuno ha mai fatto questa ovvia osservazione in quanto tale. "Le superpotenze nucleari avrebbero continuato a esistere a meno che non si fossero disintegrate internamente e non si fossero disgregate (come, senza dubbio, accadde alla fine all'Unione Sovietica). Ma un conflitto diretto tra le superpotenze divenne del tutto impensabile, portando logicamente alla possibilità di una Guerra Fredda senza fine.

Ma come, una Guerra Fredda dopo una Guerra Fredda?

Col senno di poi, sembra ingenuo - e pure un po’ grottesco - non aver percepito questa realtà fondamentale dell'ordine globale già nel 1989. Definire ingenuo tutto questo sembra, a questo punto, niente meno che una generosità accademica. Non c’è una spiegazione valida per quello che sembra un caso di colossale dissonanza cognitiva collettiva attorno alla cosiddetta “fine della Guerra Fredda”. E’ vero che lo stallo tra Stati Uniti e Unione Sovietica e i loro alleati nell'Europa occidentale e orientale – una caratteristica invece fondamentale della Guerra Fredda – si è dissolto con il crollo del Patto di Varsavia e la riunificazione della Germania, eliminando la più pericolosa divisione territoriale. Ma anche questa tregua territoriale in Europa si è rivelata solo del tutto temporanea, vista la guerra in corso in Ucraina iniziata 11 anni fa. Sembra ancora più difficile sostenere che la Guerra Fredda in Asia sia finita nel 1991, allorché si considera che il Giappone e l’Unione Sovietica/Russia non hanno ancora firmato un accordo di pace sulla Seconda Guerra Mondiale, e la Guerra di Corea, più di 70 anni fa, pose fine ai combattimenti con un armistizio anziché con un trattato di pace.

Il risultato è che la Corea del Nord e Corea del Sud rimangono armate fino ai denti in una situazione di stallo che non sembra avere una fine neanche in prospettiva .

E ora i nordcoreani e i russi si sono nuovamente stretti in un abbraccio strategico, sancendo un’alleanza che, per certi versi, richiama le dinamiche più aspre e ideologicamente marcate del secolo scorso. Questo rinnovato asse d’intesa tra Pyongyang e Mosca si inserisce in un contesto internazionale dove gli schieramenti paiono nuovamente irrigidirsi, rievocando lo spettro di una divisione bipolare, ma in uno scenario molto più complesso e fluido.

La Cina Popolare

La Cina, dal canto suo, mantiene con la Russia una partnership strategica che, pur non essendo formalizzata in un patto militare classico, si manifesta con una coesione e un pragmatismo che rendono questa “alleanza virtuale” (solo) apparentemente più stabile e meno conflittuale rispetto al tormentato rapporto sino-sovietico degli anni Cinquanta. In questo quadro, Pechino e Mosca collaborano su numerosi dossier – dalla sicurezza energetica alla diplomazia multilaterale, dalla tecnologia militare al sostegno reciproco nelle sedi internazionali – rafforzando una convergenza che mette in discussione il presunto unipolarismo post-Guerra Fredda.

L’evoluzione

Alla luce di tali sviluppi, emerge con forza una verità scomoda: la Guerra Fredda, più che essere terminata con il 1991, sembra essersi decisamente trasformata, assumendo nuove forme e modalità di confronto senza mai davvero esaurirsi.

L’equilibrio nucleare, lungi dallo svanire con la dissoluzione dell’Unione Sovietica, si è mantenuto quale architrave condizionante ad ogni incontro le relazioni internazionali, mentre le tensioni fra superpotenze si sono solo ridefinite intorno a nuove linee di faglia geopolitiche e geostrategiche.

Le analogie con i periodi più tesi del passato – fatta forse eccezione per la crisi dei missili di Cuba, che rimane il punto di massima drammaticità della Guerra Fredda – sono oggi ben evidenti. Il rischio di un’escalation, di incomprensioni strategiche e di conflitti per procura non è affatto diminuito; anzi, al contrario, la moltiplicazione degli attori dotati di capacità nucleari e la crescente imprevedibilità della politica internazionale rendono il presente altrettanto, se non più, pericoloso rispetto a molte fasi precedenti degli ultimi ottant’anni. Questa situazione obbliga a una riflessione più profonda sulla natura della Storia e sulla persistenza dei suoi cicli. L’illusione di un “nuovo ordine mondiale” stabile e pacificato, propagandata negli anni Novanta, si scontra con la realtà di una conflittualità che invece si rigenera costantemente, adattandosi ai mutamenti di potenza, alle rivoluzioni tecnologiche e alle nuove ideologie.

La storia

Non è un caso che la questione tedesca abbia richiesto quasi un secolo per trovare un assetto definitivo: la sfida posta da una Germania in ascesa – dall’Impero guglielmino, al Reich nazista, fino alla divisione territoriale postbellica – ha attraversato generazioni di leader e popoli prima di approdare a una soluzione accettata, e non senza traumi. Oggi, dopo ottant’anni dall’avvento dell’Unione Sovietica – e della sua eredità incarnata dalla Russia moderna – ci accorgiamo, gli analisti più di tutti, che la questione russa rimane ancora del tutto irrisolta!

Le tensioni in Ucraina, l’instabilità nei rapporti tra Occidente e Oriente, la mancata risoluzione di numerosi conflitti “congelati” e la riproposizione di vecchie rivalità su nuovi palcoscenici suggeriscono che le grandi linee di frattura della Guerra Fredda non sono state sanate: in realtà numerose sono state soltanto ricombinate. L’idea che la storia generale dell’umanità sia un processo lineare e progressiva, destinata a un ineluttabile miglioramento, appare per tutti gli analisti profondamente ingenua e pertanto fragile di fronte alla resilienza delle logiche di potenza e delle rivalità strutturali che attraversano l’attuale sistema politico internazionale.

In definitiva, gli avvenimenti del passato non seguono percorsi rettilinei né conoscono veri “fini della storia”, ma si caratterizzano per la loro complessità, per la loro capacità di rinascere sotto nuove vesti e/o per l’insistenza delle stesse sfide di fondo. Pertanto, la questione della sicurezza, della competizione tra grandi potenze e dell’equilibrio nucleare non può dirsi affatto archiviata: piuttosto, si ripresenta, mutando di forma ma certamente non di sostanza.

Come ammoniva Tucidide, “la natura umana resta costante attraverso i secoli”, e con essa anche i conflitti che ne derivano.

Historia magistra vitae est

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