La repressione dell'omosessualità in Senegal

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  Giovanni Graziano
  07 June 2026
  3 minutes, 49 seconds

In Senegal l’omofobia è diventata ormai una proprietà per il governo, che attraverso leggi discriminatorie rende ancora più complicata l’esistenza già travagliata della comunità LGBT senegalese.

L’11 marzo 2026, in particolare, l’Assemblea Nazionale del Paese ha approvato un testo di legge proposto dal presidente Ousmane Sonko che inasprisce la pena per chi commette “atti contro natura”. Il massimo della pena (10 anni di prigione) sarà previsto se l’atto è compiuto con un minore. Inoltre, in base alla nuova legge, saranno applicate delle sanzioni anche contro la “promozione” dell’omosessualità in Senegal.

“Gli omosessuali non respireranno più in questo Paese” aveva pronunciato Diaraye Bâ del partito attualmente al governo.

La nuova legge si inserisce in un contesto in cui pedofilia, omosessualità e trasmissione volontaria e involontaria dell’HIV si mescolano in maniera confusionaria nel discorso pubblico, come ricorda la dottoressa e antropologa Khoudia Sow. A inizio febbraio, infatti, quattordici persone, sospettate di far parte di un gruppo pedo-criminale, sono state accusate di aver trasmesso l’HIV volontariamente. A pochi giorni di distanza, altri dodici senegalesi sono stati arrestati con l’accusa di aver avuto rapporti omosessuali. Si tratta naturalmente di due fatti e crimini diversi, ma che vengono confusi e interscambiati nel sistema mediatico senegalese.

La lotta contro l’omosessualità portata avanti dal presidente Ousmane Sonko, secondo l’opinionista Baba Dieng, è fortemente influenzata dalle pressioni dei gruppi più conservatori del Paese, che hanno reso la battaglia contro la comunità LGBTQ+ un pilastro della loro attività politica.

Questi gruppi, infatti, hanno aiutato l’attuale presidente Ousmane Sonko e il suo partito a vincere le elezioni nel 2024, e hanno dunque una forte influenza politica nel Paese. Fin dal 2022, Ousmane Sonko affermava già: “La legge che criminalizzerà l’omosessualità sarà una delle prime che farò votare”, legandosi così ai movimenti conservatori del Paese che criticavano il presidente precedente Macky Sally di essere troppo permissivo nei confronti dell’omosessualità.

La nuova legge si inserisce in un contesto economico e politico di difficoltà per il Paese: il deficit di bilancio è pari a quasi il 14% del PIL e il debito pubblico è circa il 132% del PIL. In questa situazione di crisi, il presidente non è riuscito a portare avanti delle promesse fatte in campagna elettorale, come ade esempio l’abbandono del franco CFA, la moneta in uso del Paese e di stampo coloniale.

In questo modo il presidente cerca di garantirsi il sostegno del suo elettorato: l’omosessualità in Senegal viene percepita come un’eredità coloniale e un’imposizione occidentale. La repressione portata avanti dal presidente viene dunque vista come un modo per tenere testa all’Occidente e alle pratiche di neocolonialismo.

Dal giorno della promulgazione della nuova legge il 30 marzo, sono state arrestate per “atti contro natura più di un centinaio di persone in tutto il Paese, di cui almeno 80 nella capitale Dakar.

Alla discriminazione legale e istituzionale che perseguita le eprsone omosessuali in Senegal sia aggiunge anche un climax ascendente di violenza e aggressioni. Il che spesso impedisce a chi è accusato di “atti contro natura” di essere difeso da un avvocato: anche gli stessi avvocati che vorrebbero difendere legalmente persone omosessuali si astengono per la propria sicurezza.

Molte persone omosessuali hanno in questi ultimi mesi lasciato il Paese in risposta ad un aumento vertiginoso delle aggressioni fisiche nei loro confronti, come testimoniato dall’associazione francese “Stop omofobia” che h ricevuto molte richieste di aiuto da senegalesi.

“Io vorrei difendere queste persone, ma come molti colleghi non voglio prendere il rischio di essere aggredito o di vedere la mia casa incendiata”, così si pronuncia un avvocato senegalese.

Dunque, il climax di violenza nei confronti delle persone omosessuali in Senegal fa parte di un sistema di oppressione a 360 gradi, che non si limita al piano istituzionale e legale, ma che mette a rischio la sicurezza della vita stessa delle persone appartenenti alla comunità LGTBTQ+. Soprattuto in questo mese dell’orgoglio LGBTQ+ è necessario prendere consapevolezza che la comunità in alcuni Paesi del mondo è gravemente a rischio. Inoltre, è bene tenere a mente che l’omofobia in molti Paesi Africani è un lascito coloniale, imposto in società che talvolta erano tolleranti verso l’omosessualità e la fluidità di genere. Dunque, quando il presidente Ousmane Sonko strumentalizza il sentimento anticoloniale del popolo senegalese per giustificare la lotta all’omosessualità compie un errore storico.

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Giovanni Graziano

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Diritti Umani

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Senegal LGBTQ+ omofobia