L’Unione Europea in Serbia: l’ambiguità di Bruxelles tra valori e interessi

Ad un anno dalla strage di Novi Sad, che ha segnato l’inizio dell’ondata di proteste antigovernative in Serbia, i report della Commissione Europea sul progresso dei candidati alla membership EU richiamano l’attenzione sul crescente autoritarismo di Belgrado. La Commissione rimane però aperta al dialogo con il Presidente Vučić, per portare avanti interessi strategici nel Paese

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  Cristel Vinciguerra
  10 November 2025
  7 minutes, 6 seconds

-In attesa del Summit sull’Allargamento UE che si terrà a Bruxelles nel mese di novembre, la Commissione Europea ha rilasciato i report annuali riguardanti il progresso dei nove Paesi che al momento hanno lo status di candidato per entrare nell’Unione Europea.

Il report ha confermato il progresso di Paesi come Albania, Moldavia e Montenegro nell’effettuare le riforme economiche, politiche e legislative necessarie per poter diventare membri dell’Unione. Mentre le procedure di adesione di Georgia e Turchia restano sospese a causa delle preoccupazioni riguardanti lo stato di diritto e la democrazia, anche le dichiarazioni sulla situazione in Serbia hanno sottolineato il peggioramento dei processi democratici e delle libertà della società civile, dovuto alla risposta dura del Presidente Aleksandar Vučić e del Governo guidato dal Partito Progressista alle proteste antigovernative che hanno interessato il Paese in seguito alla Tragedia di Novi Sad, avvenuta il primo novembre 2024.

L’incidente ha dato inizio ad un’ondata di proteste studentesche, estese poi al resto della popolazione, che hanno raggiunto una mobilitazione senza precedenti nella storia recente del Paese, portando all’occupazione di università, al blocco di autostrade, scioperi generali e manifestazioni per attirare l’attenzione della comunità internazionale – e dell’Unione Europea.

La Tragedia di Novi Sad è divenuta per la popolazione serba l’emblema della corruzione sistemica all’interno del Paese, ampliando la portata delle proteste, che nel corso dei mesi hanno assunto progressivamente caratteri antigovernativi, rivendicando maggiore libertà mediatica e politica, ed hanno portato i protestanti a richiedere elezioni anticipate ed un nuovo governo capace di garantire trasparenza e libertà nei processi democratici. La reazione del Governo è stata poco aperta davanti alle richieste della popolazione, ed ha anzi causato una maggiore stretta sulla libertà dei media ed all’uso della violenza da parte delle forze dell’ordine per reprimere le proteste.

Nonostante la deriva autoritaria assunta dal Governo di Belgrado, iniziata a partire dal primo mandato dell’attuale Presidente Vučić nel 2017, la reazione di Bruxelles nel segnalare il backsliding democratico e la repressione violenta nel Paese è stata contenuta, soprattutto se paragonata al caso affine della Georgia; se nei confronti della deriva autoritaria del Governo di Tbilisi guidato dal partito Sogno Georgiano la Commissione europea ha reagito denunciando apertamente la repressione nel Paese, sospendendo nel 2024 i fondi europei ed il processo di adesione della Georgia all’UE, nel caso serbo la risposta della Commissione si è dimostrata molto meno decisa: oltre al mantenimento dei processi di adesione della Serbia all’UE, i rapporti bilaterali sono stati mantenuti senza particolari restrizioni da entrambe le parti. La visita del Presidente Vučić a Bruxelles nel marzo 2025 è stata seguita a maggio da quella del Presidente del Consiglio Europeo Antonio Costa a Belgrado, negli stessi giorni in cui a Bruxelles arrivava la maratona di studenti partiti dalla Serbia per richiamare l’attenzione delle istituzioni europee sulle proteste nel Paese.

Tra valori europei ed interessi politici

Democrazia, stato di diritto e libertà d’espressione sono tra i valori fondamentali dell’Unione Europea, che hanno una forte influenza nella politica estera dell’UE e nel processo di riforma e adesione di nuovi Paesi membri. L’assenza di una risposta decisa alle violazioni di questi valori in Serbia, soprattutto in seguito alle proteste studentesche che li rivendicano, trova parziale spiegazione negli interessi europei nel Paese.

L’Unione Europea è il primo partner commerciale ed il primo investitore straniero in Serbia, ma la sua influenza economica e politica deve competere con quella storica della Russia, oltre che con il più recente inserimento della Cina, che tramite la Belt and Road Initiative, ha intrapreso a partire dal 2013 significativi rapporti commerciali con Belgrado, con investimenti in imprese ed infrastrutture che hanno superato i 5 miliardi di euro. Il mantenimento della posizione europea in Serbia risulta quindi essenziale per contenere l’influenza di altri attori, oltre che per garantire stabilità e sicurezza nei Balcani, soprattutto in vista della possibile adesione di altre Nazioni della regione all’interno dell’UE.

L’autonomia strategica europea ed il litio di Jadar

Al centro degli interessi condivisi da Bruxelles e da Belgrado c’è il controverso progetto di estrazione di Litio dal giacimento di Jadar, la più grande nel territorio europeo.

Il litio presente nella regione serba sarebbe fondamentale per avanzare il raggiungimento dell’autonomia strategica, una delle priorità dell’attuale Commissione europea, oltre che per sostenere la transizione verde e la decarbonizzazione, permettendo ai mercati europei di ridurre la dipendenza dalle importazioni cinesi ed accedere ad una delle materie prime indispensabili per mantenere competitivo il settore automobilistico, tra i più importanti nel PIL dell’UE.

La Commissione Europea, in accordo con il presidente Vučić, ha inserito nel giugno del 2025 la miniera di Jadar all’interno dei Progetti strategici individuati nel Critical Raw Materials Act – il nuovo regolamento per conseguire maggiore diversificazione ed autonomia nel settore delle materie prime critiche. La decisione da parte della Commissione è risultata altamente controversa; la realizzazione del progetto avanzerebbe l’economia sostenibile nei Paesi UE e offrirebbe opportunità di crescita economica in Serbia, ma ignorerebbe completamente la contrarietà della popolazione serba, che a partire dal 2024 ha avviato numerose proteste contro la realizzazione della miniera a causa degli elevati rischi per la salute e per l'ambiente legati all’estrazione del litio.

Dal Pragmatismo all’Euroscetticismo: la difficile posizione dell’UE

Davanti alle tendenze del Governo serbo che sembrano allontanarlo dal percorso verso la membership UE, la Commissione europea tenta di bilanciare i suoi interessi geopolitici ed economici con il suo ruolo di potenza regionale, nel tentativo di mantenere ed affermare la propria presenza nel Paese. In questo processo delicato è stata però sacrificata la credibilità dell’Unione Europea e dei suoi valori davanti al popolo serbo, che guardava all’UE come un valido partner internazionale, alternativo alla Russia. Il crescente senso di disillusione riguardo la capacità dell’Unione Europea nel promuovere trasparenza e legittimità in un sistema governativo percepito come corrotto e sempre meno democratico ha aumentato il sentimento euroscettico, soprattutto tra i giovani, portando il supporto per l’adesione all’UE ai valori più bassi registrati da anni. Inoltre, l’avanzamento di interessi economici nella Nazione, come la controversa miniera di litio, hanno contribuito a rafforzare nel Paese la percezione di un’Europa opportunista, guidata da soli fini economici e disinteressata alle questioni ambientali e sociali al di fuori dei suoi confini.

Per garantire il percorso di avvicinamento della Serbia all’Unione Europea, è necessario che il Paese torni a rispettare i principi democratici che sono fondamento dell’UE; allo stesso tempo, adottando una linea ferma e coerente contro le violazioni elettorali, mediatiche e le derive autoritarie, Bruxelles potrebbe riconquistare credibilità agli occhi delle forze democratiche e dei cittadini serbi. Finora, l’approccio prevalentemente verticale dell’UE, centrato sui rapporti con le élite governative, ha limitato la sua capacità di incidere sui processi di riforma. Tramite un rinnovato impegno dal basso, accompagnato da una condizionalità più decisa e dall’uso mirato degli strumenti finanziari, può riavvicinare la Serbia sul percorso europeo, mantenendo l’avanzamento di obiettivi ed interessi economici e politici condivisi, e restituendo all’Unione il suo ruolo di promotrice autentica dei valori che proclama.

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Cristel Vinciguerra

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