Fra le molte notizie che hanno caratterizzato gli ultimi giorni, una in particolare ha assunto maggior rilevanza per quanto riguarda gli equilibri internazionali: quella relativa al viaggio in Corea del Nord da parte del Presidente russo Vladimir Putin.
Un avvicinamento che può sembrare marginale, ma che in realtà assumerà, soprattutto in futuro, una rilevanza strategica davvero importante, in antitesi con le politiche attuate dalla stessa Russia negli scorsi anni. La posizione di Putin nei confronti dell’alleato coreano si era già ammorbidita molto dallo scoppio del conflitto in Ucraina, passando da un atteggiamento piuttosto attendista, a tratti estremamente rigido, come era possibile notare dalla posizione anche apertamente ostile nei confronti della politica nucleare e spaziale del Paese; fino alla stipula di un accordo di partenariato strategico e di mutua difesa.
Un passo avanti significativo dettato da una realtà geopolitica profondamente mutata negli ultimi 2 anni, che, per necessità, ha portato al progressivo avvicinamento fra i due attori globali, come si evince dagli accordi stipulati nei mesi scorsi per l’approvvigionamento di forniture militari coreane all’alleato russo durante la guerra in Ucraina[1].
L’accordo di fatto avrà profondi impatti per entrambe le parti, a partire proprio dall’area orientale, dove le implicazioni della stipula di un accordo difensivo che supera anche quello stipulato storicamente con la Cina, il quale non contempla una collaborazione militare attiva, potrebbero essere serie. A questo si aggiunge poi l’impegno a intraprendere una partnership più stringente anche in chiave di ricerca e sviluppo di tecnologie militari e civili, come quella relativa al nucleare.
Un grande cambiamento che ha allarmato Seul, già preoccupata per il progressivo peggioramento delle relazioni con la i rivali nord coreani, culminati nelle ultime settimane non solo con prove di forze di carattere militare, ma anche con episodi piuttosto grotteschi, come quello dei palloni carichi di rifiuti lanciati oltre il confine da parte di Pyongyang.
Dall’altro lato, tuttavia, anche la posizione della Russia è meritevole di essere attenzionata: praticamente, in concomitanza con il lancio del 14° pacchetto di sanzioni da parte dell’UE, il Presidente russo Vladimir Putin con la partnership strategica siglata con la Corea non ha tentato solamente di cercare un alleato in grado di garantire un approvvigionamento costante di materiale militare, quanto di replicare un modello, già adottato in altri Paesi, per bypassare le sanzioni economiche messe in atto dai Paesi occidentali.
L’idea è quella di sviluppare un sistema di pagamento alternativo che sfugga di fatto dal controllo dei rivali occidentali e che non sia comunque soggetto a misure restrittive. Il meccanismo per farlo è stato trovato attraverso il coinvolgimento di piccoli istituti di credito che, nel caso cinese, operano in regioni di confine e sono a tutti gli effetti fuori dai radar; consentendo, oltretutto, non solo lo spostamento di consistenti flussi finanziari fra i due Paesi, ma anche degli intermediari che lavorano per conto delle aziende russe[2].
Un fenomeno che molto probabilmente verrà replicato anche con il Partner nord-coreano e che verrà attenzionato dalle autorità europee al fine di rendere più incisive le sanzioni.
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L'Autore
Tiziano Sini
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Russia Agreement Seul sanctions Ukraine North Korea