Il 6 marzo la Corte Europea dei Diritti dell’uomo (CEDU) ha respinto il ricorso del vincitore delle presidenziali annullate, giudicandolo irricevibile. Călin Georgescu, candidato filorusso indipendente, aveva vinto a sorpresa il primo turno delle elezioni, poi annullate a dicembre dalla Corte Costituzionale della Romania per sospette interferenze straniere nel voto.
Călin Georgescu v. Romania
Il candidato sovranista aveva impugnato davanti alla Corte di Strasburgo l’annullamento della consultazione elettorale del 24 novembre. Le sue accuse contro la decisione dei giudici di Bucarest? Violazione del diritto a libere elezioni, nonché della libertà di espressione e di associazione, sostenendo che la decisione della Corte costituzionale romena fosse illegittima, sproporzionata e politicamente motivata. Accuse però giudicate inammissibili e infondate dalla Corte EDU.
Il 26 febbraio, a Bucarest, Călin Georgescu è stato arrestato.
“Azioni contro l'ordine costituzionale e falso sul finanziamento elettorale"
Questa è l'accusa con cui l'esponente della destra ultranazionalista è stato fermato per essere interrogato dal Procuratore generale. Perquisiti anche i suoi collaboratori e le guardie del corpo, guidate da Horațiu Potra, il “Prigožin romeno”, che gestisce una società privata di mercenari in Africa e ha stretti legami con Mosca (in passato anche con il gruppo Wagner). Nell'abitazione di Potra sono state trovate armi illegalmente detenute e 900mila euro.
Il mandato d’arresto è stato eseguito quando Georgescu si apprestava a presentare la sua nuova candidatura per la presidenza. È stato fermato e interrogato presso l’ufficio del Procuratore generale per cinque ore: ora è in fermo cautelare, con divieto di espatrio per 60 giorni.
Una decisione che divide la Romania, tra chi accoglie l'arresto di Georgescu con sollievo e chi accusa l’Unione Europea di agire contro la libertà dei cittadini romeni.
I procuratori sospettano che almeno 27 persone abbiano agito contro l’ordine costituzionale della Romania. Le accuse includono “avvio di un’organizzazione fascista, false dichiarazioni sulle fonti di finanziamento della campagna elettorale, possesso illegale di armi, istigazione pubblica al razzismo, al fascismo e alla xenofobia”. Tuttavia, nessuno ha mai nominato direttamente Georgescu o i suoi collaboratori.
Nel frattempo, decine di migliaia di persone sono scese in piazza per protestare contro l'arresto e testimoniare il loro sostegno al candidato sovranista. In un post sul suo profilo Facebook, Georgescu scrive: “Dov’è la democrazia, dove sono i partner che devono difendere la democrazia?”
Il 7 marzo ha depositato la sua ricandidatura alle presidenziali 2025.
TikTok e la propaganda
Più di 25mila profili, creati nel 2016 – in concomitanza con le elezioni presidenziali in America che incoronarono Donald Trump presidente per la prima volta – e attivati due settimane prima del voto, sarebbero stati usati per influenzare l'esito delle presidenziali in Romania, impiegando 380mila euro.
Il ruolo di TikTok sarebbe stato infatti determinante nella decisione di annullare le elezioni. Le agenzie di intelligence avrebbero scoperto una campagna su TikTok in favore di Georgescu, coordinata da un gruppo Telegram e decollata due settimane prima del voto. Questa operazione, attribuita ad “attori non statali”, vale a dire la Russia, e gestita da “una società di marketing digitale molto efficace”, si basava sul sostegno di influencer a pagamento, reclutati da aziende intermediarie con l’obiettivo di promuovere un “candidato ideale” in cambio di 80 euro a post per ogni “pacchetto” di 20mila follower garantiti.
Secondo l'ufficio del Procuratore generale romeno, esisterebbe quindi un legame diretto tra il finanziamento russo e la campagna elettorale di Georgescu, orchestrata tramite una rete di account falsi su TikTok che avrebbe diffuso propaganda a suo favore. Le autorità ritengono che questa operazione sia stata pianificata dalla Russia. La procura di Bucarest ha aperto un'indagine. A dicembre, la Commissione Europea ha avviato un procedimento formale nei confronti di TikTok per sospetta violazione della legge sui servizi digitali: in rilievo ci sarebbe il mancato rispetto dell'obbligo per il social media di “valutare e attenuare adeguatamente i rischi sistemici legati all'integrità delle elezioni”, in particolare nel contesto della consultazione elettorale del 24 novembre 2024, in Romania. La Commissione effettuerà ora un'indagine approfondita in via prioritaria e, dopo l'apertura formale dei procedimenti, continuerà a raccogliere prove (mediante richieste di informazioni, monitoraggio, colloqui, ispezioni e accesso agli algoritmi). Il 5 dicembre è stato emesso un ordine di conservazione dei dati e documenti che TikTok dovrà fornire nel corso dell'inchiesta. La legge sui servizi digitali non fissa alcun termine legale per porre fine al procedimento formale. La durata di un'indagine approfondita dipende da diversi fattori, tra cui la complessità del caso, la misura in cui la società interessata collabora con la Commissione e l'esercizio dei diritti della difesa.
Il candidato di Mosca
La Romania è sprofondata nel caos politico alla fine dello scorso anno, quando Georgescu ha vinto il primo turno delle elezioni presidenziali e si sarebbe dovuto confrontare al ballottaggio con la riformista Elena Lasconi. L'esito delle urne è stato però annullato dalla Corte Costituzionale per ingerenze straniere nel processo elettorale.
I cittadini torneranno al voto per scegliere il/la Presidente della Romania il 4 maggio, con un eventuale ballottaggio fissato per il 18 dello stesso mese. L'unica certezza è la data delle elezioni, mentre rimane incerta la lista dei candidati: a Georgescu, candidato preferito tanto da Mosca quanto da Washington (e Elon Musk), potrebbe essere vietato di ricandidarsi. Le candidature per la sfida presidenziale saranno ufficialmente chiuse il 15 marzo.
Resta ora il dilemma di un Paese UE e membro della NATO che guarda di nuovo a Est: una Romania forse più allineata a Mosca (e Washington) che a Bruxelles, più vicina a Vladimir Putin (e Donald Trump) che ai leader europei.
L'annullamento della consultazione elettorale potrebbe rivelarsi un'arma a doppio taglio per la democrazia di Bucarest, divisa tra le probabili ingerenze russe e le pressioni dell’Unione Europea per escludere Georgescu dal processo democratico.
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L'Autore
Giuliana Băruș
Studi in Giurisprudenza e Diritto Internazionale a Trieste.
Oltre che di Diritto (e di diritti), appassionata di geopolitica, giornalismo – quello lento, narrativo, che racconta storie ed esplora mondi – fotoreportage, musica underground e cinema indipendente.
Da sempre “permanently dislocated – un voyageur sur la terre” – abita i confini, fisici e metaforici, quelle patrie elettive di chi si sente a casa solo nell'intersezionalità di sovrapposizioni identitarie: la realtà in divenire si vede meglio agli estremi che dal centro. Viaggiare per scrivere – soprattutto di migrazioni, conflitti e diritti – e scrivere per viaggiare, alla ricerca di geografie interiori per esplorarne l’ambiguità e i punti d’ombra creati dalla luce.
Nel 2023, ha viaggiato e vissuto in quattro paesi diversi: Romania, sua terra d'origine, Albania, Georgia e Turchia.
Affascinata, quindi, dallo spazio post-sovietico dell'Europa centro-orientale; dalla cultura millenaria del Mediterraneo; e dalle sfaccettate complessità del Medio Oriente.
In Mondo Internazionale Post è autrice per la sezione “Organizzazioni Internazionali”.
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