Sono passati ormai due anni da quando i Talebani, il 15 agosto 2021, ripresero il potere in Afghanistan, causando una nuova fase di crisi che ancora oggi colpisce ogni settore della vita afghana.
Crisi economica, povertà, costanti violazioni dei diritti umani, in particolar modo di donne e bambine, sono gli aspetti che caratterizzano l’Afghanistan dall’agosto del 2021 ad oggi, ai quali si aggiunge un’ondata di siccità. L’Afghanistan è, ad oggi, un paese nel baratro.
Non è una novità che donne e bambine siano il principale bersaglio dei Talebani. Già durante la loro occupazione degli anni ’90, una serie di editti e norme vennero promulgati con l’obiettivo di ridurre drasticamente i diritti e le libertà fondamentali del genere femminile. A distanza di ormai vent’anni questo scenario sembra ripetersi: norma dopo norma, donne e bambine vengono private nuovamente dei loro diritti fondamentali, garantiti da convenzioni e trattati internazionali che i Talebani si ostinano a ignorare.
La lista dei divieti imposti alle donne è imponente e coinvolge quattro principali categorie: libertà di movimento, abbigliamento, istruzione e lavoro.
Le donne ormai non sono più libere di muoversi liberamente senza essere accompagnate da un parente maschio (mahram). A ciò, è necessario aggiungere il divieto di libera riunione e associazione. Le donne si trovano confinate tra le mura domestiche e private della libertà di opinione vedendo repressa qualsiasi tipo di protesta.
Nel campo dell’abbigliamento, i Talebani hanno sin da subito “invitato e raccomandato” le donne a coprirsi totalmente in pubblico. Minacce, percosse e persecuzioni tuttavia non sono mancati nei casi di mancato rispetto di questo invito. Non è comunque tardato ad arrivare l’obbligo di copertura totale del corpo: era il 7 maggio 2022.
Sono altresì importanti i divieti che sono stati imposti nell’ambito dell’istruzione. Donne e bambine non hanno più il diritto di proseguire gli studi con l’istruzione secondaria. Sono ormai tre anni che i Talebani negano il diritto all’istruzione di giovani ragazze afghane, una violenza che colpisce duramente la loro salute mentale, che infrange i loro sogni, le loro speranze e che indubbiamente avrà conseguenze sull’economia del paese.
Le limitazioni coinvolgono anche il settore lavorativo. Le donne sono escluse sia dal settore pubblico che da quello privato. È stata proprio l’esclusione delle donne dalle Organizzazioni Internazionali e Non Governative che ha provocato una contrazione degli aiuti umanitari da parte dei paesi donatori. Particolarmente importante in questo ambito è il divieto delle donne di lavorare nel settore medico che, unito al divieto di ricevere cure da medici uomini, comporta una vera e propria esclusione delle donne dall’assistenza medica basilare.
Secondo Amnesty International, queste azioni dei Talebani nei confronti delle donne possono essere riconducibili a una persecuzione di genere, un crimine contro l’umanità.
A una critica situazione nel campo dei diritti umani si aggiunge una drammatica crisi economica. L’UNICEF ha definito la crisi afghana "un’emergenza umanitaria senza precedenti" e i dati raccolti ovviamente non possono che confermare questo quadro:
- il 64% della popolazione afghana non riesce a soddisfare i bisogni primari;
- 4 milioni di persone sono gravemente malnutrite;
- più di 28 milioni di persone hanno bisogno di assistenza umanitaria;
- il 79% delle famiglie non ha accesso all’acqua, parliamo di circa 21,2 milioni di persone;
- 13,3 milioni di persone sono prive di assistenza medica.
È proprio per questa catastrofica situazione umanitaria che l’Afghanistan ormai da anni dipende dagli aiuti umanitari stranieri. Nel marzo del 2023 sono stati stanziati 4,6 miliardi di dollari per assistere gli afghani più in difficoltà e a rischio. Questa cifra ha subito una drastica riduzione del 30% circa quando i Talebani hanno imposto il divieto alle donne di lavorare nelle Organizzazioni Non Governative e Organizzazioni Internazionali (ONU compresa). La cifra è scesa dunque a 3,2 miliardi di dollari, insufficiente per garantire un sufficiente aiuto umanitario. È quindi evidente come i paesi donatori siano sempre più riluttanti nel fornire aiuti a un paese che fa delle violazioni dei diritti umani il proprio mantra.
Un terzo aspetto importante di questa crisi è la terza ondata di siccità che sta colpendo duramente la popolazione. Da sempre particolarmente esposto ai cambiamenti climatici, l’Afghanistan attualmente deve fare i conti con l’assenza di acqua. In un paese in cui il sostentamento della maggior parte della popolazione è basato sull’agricoltura, un’ondata di siccità non fa altro che aggravare il quadro umanitario. Sono 6 milioni, infatti, le persone sull’orlo della carestia e 16 milioni i bambini che ogni giorno si svegliano affamati.
Quella che sta affrontando l’Afghanistan è dunque una crisi in continuo peggioramento che si dispiega in ogni ambito della vita quotidiana: diritti umani, economia, clima, politica. È una delle più gravi crisi umanitarie attualmente in atto e non possiamo ignorarla.
Le fonti sono liberamente consultabili presso:
https://www.unicef.it/emergenze/afghanistan/
https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/lafghanistan-a-due-anni-dal-ritorno-dei-talebani-138668
https://www.hrw.org/news/2023/08/10/afghanistan-repression-worsens-2-years-taliban-rule
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L'Autore
Giorgia Milan
Giorgia Milan, classe 1998, ha conseguito una laurea triennale in “scienze politiche, relazioni internazionali e governo delle amministrazioni”, con una tesi riguardo la condizione femminile in Afghanistan, e successivamente una laurea magistrale in “Human rights and multi-level governance”, con una tesi riguardo la condizione delle donne rifugiate nel contesto dell’attuale guerra Russo-Ucraina, il tutto presso l’Università degli studi di Padova.
I suoi interessi principali sono i diritti umani, in particolare i diritti delle donne. È proprio il forte interesse per questi temi che l’ha spinta a intraprendere un tirocinio universitario presso il Centro Donna di Padova, durante il quale ha avuto la possibilità di approcciarsi al mondo della scrittura e della creazione di contenuti riguardanti la violenza di genere e le discriminazioni.
In Mondo Internazionale Post Giorgia Milan è un'autrice per l'area tematica di Diritti Umani.
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