A dieci anni dall'adozione dell'Agenda 2030 delle Nazioni Unite, i 17 obiettivi di sviluppo sostenibile (SDGs) restano la strada necessaria da percorrere per costruire un futuro equo, inclusivo e rispettoso del pianeta. Tuttavia, a meno di cinque anni dal traguardo, il nuovo Rapporto ASviS 2025 delinea un quadro preoccupante: gli indici relativi all’Italia registrano un peggioramento in sei obiettivi su diciassette rispetto al 2010, quelli per l’Unione Europea si riducono in quattro casi, e a livello globale solo il 18% dei target sarà raggiunto seguendo l’attuale andamento.
Secondo l’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile (ASviS), il nostro Paese procede con eccessiva lentezza nell’attuazione dell’Agenda 2030. Dei 38 target monitorati, solo undici appaiono in linea con gli obiettivi fissati, mentre cinque mostrano segnali di stagnazione e ben ventidue non sembrano raggiungibili.
Le aree più critiche riguardano sconfiggere la povertà (SDG 1), accesso all’acqua e ai servizi igienico-sanitari (SDG 6), ridurre le disuguaglianze (SDG 10), tutela degli ecosistemi terrestri (SDG 15), pace, giustizia e istituzioni solide (SDG 16), e partnership per lo sviluppo (SDG 17).
Miglioramenti, seppur limitati, si registrano per alcuni indicatori relativi a istruzione di qualità (SDG 4), parità di genere (SDG 5), energia pulita e accessibile (SDG 7), lavoro dignitoso e crescita economica (SDG 8), lotta contro il cambiamento climatico (SDG 13), vita sott’acqua (SDG 14). L’unico ambito in cui si osserva un progresso significativo è invece quello dell’economia circolare (SDG 12).
Durante la presentazione del Rapporto, il direttore scientifico di ASviS, Enrico Giovannini, ha sottolineato come l’Italia non sia – ad oggi – in una condizione di sviluppo sostenibile, richiamando le parole del Presidente Mattarella, secondo cui la sostenibilità viene ancora erroneamente percepita più come un fastidio che un investimento sul futuro.
Per invertire la rotta e affrontare le sfide future, l’Alleanza propone quindi di attivare cinque leve trasformative: governance, capitale umano, finanza, cultura e partnership. In parallelo, individua sei aree strategiche su cui intervenire: salute, istruzione e competenze; economia sostenibile e inclusiva; sistemi alimentari resilienti e agricoltura sostenibile; decarbonizzazione e accesso universale all’energia; sviluppo urbano e adattamento climatico; tutela dei beni comuni ambientali.
Il Rapporto evidenzia inoltre la necessità di una strategia post-PNRR chiara e condivisa. L’assenza di una visione di lungo periodo, secondo l’Alleanza, pone l’Italia in una condizione di fragilità economica, sociale e ambientale, rendendo più complesso il raggiungimento degli obiettivi di neutralità climatica e inclusione.
Ciononostante, come ha espresso la presidente Marcella Mallen, il nostro Paese ha ancora l’opportunità di trasformare gli impegni che ha assunto a livello internazionale in politiche capaci di incidere sulla vita delle persone.
L’attuazione di politiche integrate, il coinvolgimento delle imprese e la partecipazione attiva dei cittadini saranno dunque determinanti per garantire benessere e competitività sul lungo periodo e trasformare la sostenibilità in una leva strategica capace di guidare l’Italia verso un futuro più equo, resiliente e inclusivo.
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