La sera dell'8 maggio, Gia Japaridze, un accademico di 50 anni ed ex diplomatico, è stato aggredito violentemente vicino alla sua casa, a Tbilisi. Quest’ultimo, convinto che l'aggressione sia stata orchestrata dal governo in risposta alla sua opposizione a una nuova legge sugli "agenti stranieri" approvata recentemente dal parlamento, ha riportato numerose ferite e una commozione celebrale. La legge in questione, oggetto di forti critiche, obbliga le organizzazioni che ricevono finanziamenti esteri a registrarsi come "agenti stranieri", sollevando timori tra gli oppositori che possa essere utilizzata per sopprimere i media indipendenti, l'opposizione politica e la società civile.
Inoltre, le preoccupazioni vedono la norma rispecchiare l’equivalente russa, ampiamente utilizzata per estirpare i media indipendenti, allontanare le ONG e controllare ancor più fermamente la circolazione di informazioni all’interno del territorio.
La normativa approvata ha scatenato una vasta ondata di proteste, con migliaia di persone che hanno invaso le strade di Tbilisi, preoccupate che il governo stia mettendo a rischio le aspirazioni della Georgia di aderire all'Unione Europea. In questo clima di crescenti tensioni politiche, gli atti di violenza e intimidazione contro i dissidenti sono in aumento. Oppositori politici e studiosi contrari alla norma approvata, come Nino Zuriashvili (fondatrice del media investigativo Studio Monitor) e Dimitri Chikovani (esponente del partito di opposizione) hanno riscontrato minacce, intimidazioni o addirittura aggressioni presumibilmente riconducibili alla loro posizione in merito.
Il clima politico in Georgia si sta deteriorando rapidamente. Il partito di governo, Georgian Dream (Sogno Georgiano), giustifica la nuova legge come necessaria per proteggere il Paese dall'influenza straniera e preservare i valori tradizionali. Il primo ministro, Irakli Kobakhidze, ha sostenuto che cedere alle pressioni straniere porterebbe a ulteriori richieste, come l'adozione di leggi progressiste che la società georgiana potrebbe rifiutare, retorica che sembra mirata a consolidare il sostegno tra i conservatori, nonostante le forti critiche internazionali. Le autorità hanno anche suggerito che i manifestanti pro-UE siano responsabili delle violenze, un'accusa vista da molti come un tentativo di delegittimare le proteste stesse. Il presidente del parlamento, Shalva Papuashvili, ha annunciato l'intenzione di creare un database pubblico di individui coinvolti in attività violente o illegali durante le manifestazioni. Questo database, secondo i critici del governo, è un ulteriore tentativo di intimidire e discreditare gli oppositori politici.
Le richieste di commento rivolte al partito Sogno Georgiano sono rimaste senza risposta, mentre il parlamento votava per una schiacciante vittoria 84-30 a favore della controversa legge e migliaia di manifestanti si radunavano fuori dall'edificio per protestare. La polizia antisommossa ha disperso la folla con cannoni ad acqua, armi sonore e gas lacrimogeni, arrestando decine di persone e affrontando accuse di maltrattamenti verso i detenuti.
I partner internazionali della Georgia, compresi gli Stati Uniti e l'Unione Europea, hanno espresso preoccupazione per la nuova legge, avvertendo che potrebbe compromettere le aspirazioni euro-atlantiche del Paese.
Di fatto la Georgia si trova in un periodo di grave crisi politica e sociale. La nuova legge sugli "agenti stranieri" non solo ha scatenato un'ondata di proteste e violenze, ma ha anche ulteriormente polarizzato la società georgiana e messo a rischio le relazioni del Paese con l'Occidente e le istituzioni. Mentre il governo difende la legge come necessaria per proteggere i valori tradizionali, molti cittadini temono che la Georgia stia scivolando verso un regime autoritario, allontanandosi sempre più dalle aspirazioni democratiche ed europee.
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L'Autore
Riccardo Carboni
Classe 1999, laureato in Scienze internazionali e Diplomatiche presso l’Università di Bologna e da sempre appassionato di affari internazionali. Studente all’ultimo anno di Master in International Relations presso la LUISS, ha approfondito tematiche riguardanti la sicurezza internazionale seguendo forum e partecipando a programmi di pianificazione militari secondo la dottrina NATO. Autore all’interno di Mondo Internazionale per l’area tematica “Organizzazioni Internazionali”.
Born in 1999, he holds a bachelor’s degree in International and Diplomatic Sciences from the University of Bologna and have always been passionate about international affairs. Currently a final-year student in the Master's degree program in International Relations at LUISS, he has delved into issues related to international security by following forums and participating in military planning programs based on NATO doctrine. Author and contributor to Mondo Internazionale for the "International Organisations” section.
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