Il 3 agosto è iniziato il processo dell'ex prima ministra del Bangladesh: il Tribunale dei crimini internazionali del Bangladesh ha incriminato Sheikh Hasina per crimini contro l'umanità, in particolare per le violente forme di repressione ordinate nel corso di luglio 2024 per contrastare rivolte studentesche antigovernative. Proprio per questo motivo, l'8 agosto dello scorso anno era stato istituito un governo ad interim guidato dall'economista bangladese Muhammad Yunus. Il suo obiettivo era e rimane quello di portare avanti un'ambiziosa agenda sui diritti umani, ma a distanza di un anno dalle ultime proteste che hanno arrestato e ucciso una decina di migliaia di persone, i tempi di implementazione di queste misure non fanno segnare un bilancio positivo.
Una linea del tempo: le ultime giornate di Hasina e le prime di Yunus
Sheikh Hasina, leader del partito popolare bangladese Lega Awami, ha adottato un quindicennale regime repressivo, caratterizzato da sparizioni forzate e abusi. Il 5 agosto 2024, a seguito di settimane di proteste in cui furono uccise 1400 persone, Hasina è fuggita, lasciando così il paese in mano ad un governo ad interim insediatosi l'8 agosto, guidato da Yusun, economista e banchiere, vincitore di un premio Nobel, che aveva vissuto a lungo all'estero poiché visto dalla predecessora come una minaccia politica. Le proteste erano nate contro il sistema di quote nell'assegnazione degli incarichi pubblici e sono proseguite quando la Corte Suprema ha modificato il sistema secondo le modalità contestate: il malcontento per la riforma unito a quello per il carattere autoritario del governo sono esplose direttamente contro Hasina, la quale dopo essersi dimessa è fuggita in India in elicottero e, nonostante il Bangladesh ne abbia richiesto l'estradizione, questa non è ancora stata approvata.
Le proteste continuano
Le Lega Awami è ora ufficialmente bandita, ma questo non ferma i sostenitori di Hasina dalle proteste e dagli scontri: solo lo scorso 16 luglio a Gopalganj le forze di sicurezza hanno ucciso cinque persone sostenitrici dell'ex prima ministra, durante una manifestazione organizzata dal Partito Nazionale Cittadino, protagonista dei movimenti studenteschi dello scorso anno. La polizia ha detenuto arbitrariamente centinaia di presunti sostenitori di Hasina e ha intentato dieci casi di omicidio contro oltre 8400 persone, per lo più senza nome: tutto ciò sembra riflettere lo stesso autoritarismo del precedente regime, ma il governo nega qualsiasi accusa di arresti di massa. Tra agosto e settembre dello scorso anno, la polizia ha presentato casi contro 92.486 persone, principalmente per omicidio e circa 400 ex ministri, membri del parlamento ed esponenti della Lega Awami sono stati nominati in 1.170 casi, i quali includono anche numerosi individui senza nome. Altri detenuti in casi di altro profilo politico sono stati citati senza motivi fondati per l'arresto, possibile in virtù dello Special Powers Act, e accusano le autorità di negare cure mediche e la cauzione di rilascio.
(Dis)ordine pubblico
Yunus ha promesso che tra dicembre 2025 e marzo 2026 si terranno le prime elezioni libere del Bangladesh dopo più di un decennio, al seguito delle quali cederà il potere al suo successore. Tuttavia, secondo Nahid Islam, leader del Partito Nazionale Cittadino, indire delle elezioni libere ed eque in Bangladesh è al momento impossibile, data la situazione di disordine pubblico: il capo dell'esercito bangladese, Gen Waker-Uz-Zaman, afferma che durante il passaggio di governo Hasina-Yunus, il paese riversava in uno stato di anarchia e che l'inasprirsi delle divisioni politiche avrebbe potuto seriamente compromettere la sovranità e l'indipendenza del Bangladesh. Nonostante il nuovo governo, i tentativi di riforma e la preparazione di Yunus, nelle strade di Dhaka si respira un atmosfera inquieta che rende fragile un momento cruciale nella storia di Bangladesh: è allarmante l'aumento di violenza politica, contro i giornalisti e di massa da parte di gruppi politici e altri gruppi religiosi.
Processo, elezioni e incertezze
E' quindi iniziato il processo contro Hasina, che sarà giudicata in absentia, ma le prospettive di ottenere la giustizia sperata sono al momento basse, data la mancanza di prove contro molti detenuti e la mancanza di sentenze previste per altrettanti casi. Nel frattempo, sarà compito del primo ministro ristabilire una situazione di ordine pubblico che consenta di indire elezioni libere e giuste. Il futuro del Bangladesh rimane pieno di incognite, ma si rivela necessario garantire già nel presente una linea che prenda le distanze dai metodi repressivi del precedente governo.
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