Caso Biennale: Scoppia la polemica sul ritorno della Russia

L'Europa minaccia il taglio dei fondi

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  Cecilia Boni
  18 marzo 2026
  3 minuti, 28 secondi

Tra il fronte del "no" guidato da 22 Paesi UE e le aperture del presidente Buttafuoco, la riapertura del padiglione di Mosca a Venezia infiamma il dibattito politico e culturale.

Il ritorno della Russia alla Biennale di Venezia continua a far discutere, trasformando la kermesse lagunare in un vero e proprio caso diplomatico. A poche settimane dall'inaugurazione della manifestazione, in programma dal 9 maggio al 22 novembre, il dibattito si è polarizzato. Da un lato c'è chi, come il ministro della Cultura Alessandro Giuli, si oppone categoricamente alla partecipazione di Mosca; dall'altro, c'è chi, come il presidente della Biennale Pietrangelo Buttafuoco, difende la natura aggregante di arte, sport e cultura. Un'ulteriore fazione fa notare come l'eventuale esclusione della Russia stonerebbe con la presenza, considerata altrettanto problematica da alcuni, di Stati Uniti e Israele.

I precedenti e il nuovo progetto

La storia recente del padiglione russo ai Giardini è stata tutt'altro che lineare. Nel 2022, in aperta protesta contro lo scoppio della guerra in Ucraina, il curatore lituano Raimundas Malašauskas e gli artisti Kirill Savchenkov e Aleksandra Sukhareva ritirarono la loro partecipazione, lasciando la struttura chiusa. L'anno seguente, Mosca ha disertato anche la Biennale di Architettura.

Le soluzioni per colmare il vuoto sono state eterogenee: nel 2024 gli spazi sono stati dati in concessione alla Bolivia, mentre nel 2025 hanno ospitato un progetto del celebre architetto britannico Thomas Heatherwick. Un'iniziativa, quest'ultima, che ha scatenato le dure proteste di Michał Murawski (tra i curatori del padiglione ucraino), il quale ha accusato Heatherwick e l'organizzazione veneziana di collaborazionismo con Mosca.

Per l'edizione imminente, la Russia ha optato per un format atipico intitolato L’albero ha radici nel cielo, un'installazione corale basata sulle performance sonore di 38 artisti. Resta però l'incognita su un'eventuale chiusura anticipata dello spazio espositivo durante i mesi di apertura.

Il nodo della governance e lo scontro istituzionale

Per comprendere le dinamiche decisionali, è utile ricordare che i padiglioni nazionali sono proprietà dei rispettivi governi, i quali agiscono in totale autonomia nella scelta di curatori e progetti, pur mantenendo un dialogo costante con la direzione della Biennale.

Ed è proprio ai vertici dell'istituzione che si gioca un'altra partita politica. Il presidente della Biennale, il giornalista Pietrangelo Buttafuoco – nominato dal ministero della Cultura nel 2024 e con un passato nell'organizzazione giovanile del Movimento Sociale Italiano – ha difeso il ritorno di Mosca affermando che la mostra "è aperta a tutti". Una presa di posizione che ha sollevato polemiche, soprattutto alla luce di alcune sue dichiarazioni precedenti all'invasione ucraina, in cui definiva Vladimir Putin "l'unico vero statista di destra".

Parole che non sono piaciute all'attivista Nadya Tolokonnikova, che ha voluto precisare i limiti legali della questione: "Il padiglione russo non è un’ambasciata né un territorio sovrano, e non gode di immunità diplomatica", ha chiarito. "Questo significa che le istituzioni, dal governo italiano fino alla Biennale, hanno tutto il potere di dire 'no' alla Russia, se solo lo volessero".

La morsa dell'Unione Europea

A rendere la situazione ancora più tesa è intervenuta l'Europa. Il 9 marzo, la Commissione europea ha diramato un duro comunicato in cui condanna le scelte della direzione veneziana, arrivando a minacciare la sospensione o l'annullamento dei finanziamenti comunitari.

Come rivelato dalla testata Politico, a rafforzare la linea dura è arrivata anche una lettera congiunta firmata da 22 ministri della Cultura dei Paesi UE, che esortano la Biennale a fare un passo indietro. "Fornire una vetrina così prestigiosa a un Paese sottoposto a sanzioni internazionali per la violazione della sovranità ucraina manda un messaggio profondamente sbagliato", si legge nel documento.

I firmatari concludono con una riflessione sul ruolo dell'arte nella società contemporanea: "La cultura non vive separata dalla realtà sociale e politica, ma contribuisce a definire il modo in cui le persone interpretano il mondo, i loro valori e le loro azioni".

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Cecilia Boni

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Cultura Società

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Cultura biennale di Venezia Russia