La Russia ricorre alla Corte di Giustizia dell’UE contro il congelamento dei suoi beni

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  Giulia d'Angelis
  27 marzo 2026
  3 minuti, 48 secondi

La tensione tra Federazione russa e Unione europea si arricchisce di un nuovo capitolo, questa volta sul piano giuridico. La Banca centrale russa ha infatti presentato ricorso al Tribunale dell’Unione europea, parte del sistema della Corte di Giustizia dell’UE con sede a Lussemburgo, contro il congelamento a tempo indeterminato dei suoi asset deciso da Bruxelles. Una mossa che segna un passaggio significativo nella disputa legale e politica tra Mosca e le istituzioni europee, già fortemente compromessa dall’invasione dell’Ucraina nel febbraio 2022.

Il ricorso, depositato alla fine di febbraio 2026, mira a impugnare il regolamento adottato dal Consiglio dell’Unione europea il 12 dicembre 2025, con cui è stato stabilito il congelamento indefinito dei beni sovrani russi presenti sul territorio europeo. Si tratta di una misura che coinvolge asset per un valore complessivo stimato in centinaia di miliardi di euro, gran parte dei quali sono detenuti presso istituzioni finanziarie europee, in particolare in Belgio.

Il netto cambio di passo da parte dell’Unione

Questa decisione rappresenta un’evoluzione rispetto al regime sanzionatorio precedente. Fino a pochi mesi fa, infatti, il congelamento dei beni russi rientrava nel quadro delle sanzioni periodicamente rinnovate con voto unanime degli Stati membri dell’Unione. Con il nuovo provvedimento, invece, il blocco è stato reso di fatto permanente, almeno fino alla conclusione del conflitto in Ucraina.

Alla base della decisione europea vi è la volontà di impedire a Mosca di utilizzare queste risorse per finanziare lo sforzo bellico e, al contempo, rafforzare la posizione negoziale dell’UE in eventuali trattative di pace. Tuttavia, la modalità con cui il provvedimento è stato adottato ha sollevato forti contestazioni da parte russa.

Le contestazioni russe

Secondo la Banca centrale di Mosca, il regolamento europeo violerebbe principi fondamentali del diritto internazionale e dello stesso ordinamento dell’Unione. In particolare, nel ricorso si sostiene che il congelamento degli asset lede il diritto di proprietà, limita l’accesso alla giustizia e infrange il principio dell’immunità sovrana degli Stati e delle banche centrali.

Non solo, la Russia contesta anche la procedura utilizzata dall’UE per adottare la misura. Bruxelles avrebbe fatto ricorso all’Articolo 122 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea, che consente decisioni a maggioranza qualificata in situazioni di emergenza economica. Secondo Mosca, invece, trattandosi di una questione di politica estera, sarebbe stata necessaria l’unanimità da parte degli Stati membri.

Quest’ultimo punto è particolarmente delicato, in quanto tocca l’equilibrio istituzionale dell’Unione e il confine tra competenze economiche e di politica estera. L’uso dell’Articolo 122, già impiegato durante la pandemia di Covid-19 e la crisi energetica, viene giustificato dalla Commissione europea con il forte impatto economico della guerra sul mercato europeo. Tuttavia, per la Russia si tratterebbe di un abuso procedurale che mina la legittimità dell’intero provvedimento.

Le crescenti conflittualità tra Unione europea e Russia

Il ricorso si inserisce in un contesto più ampio di crescente conflittualità legale tra Mosca e l’Unione europea. Già nei mesi precedenti, la Federazione russa aveva avviato azioni legali per ottenere risarcimenti e contestare il congelamento dei suoi beni, definito dalle autorità russe come una violazione del diritto internazionale e, in alcuni casi, persino come “furto”.

Dal punto di vista europeo, tuttavia, le sanzioni rappresentano uno strumento essenziale di pressione politica ed economica nei confronti del Cremlino. Dopo l’invasione dell’Ucraina, le relazioni tra UE e Russia hanno subito un drastico deterioramento, con una riduzione significativa degli scambi commerciali e una progressiva interruzione dei rapporti economici e istituzionali.

L’esito del ricorso è tutt’altro che scontato. Il Tribunale dell’Unione europea dovrà valutare sia la legittimità sostanziale del congelamento degli asset sia la correttezza della procedura adottata. Qualunque sia l’esito, esso potrebbe avere implicazioni rilevanti non solo per il caso specifico, ma anche per il futuro delle sanzioni europee.

In definitiva, la causa avviata dalla Russia rappresenta un banco di prova cruciale per il sistema giuridico europeo, chiamato a bilanciare esigenze politiche, sicurezza internazionale e tutela dei principi fondamentali del diritto. In un contesto internazionale estremamente fragile, le aule di tribunale diventano così un terreno di confronto tra Mosca e Bruxelles.

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L'Autore

Giulia d'Angelis

Giulia d’Angelis è nata a Fondi (LT) nel 2000. Ha frequentato il corso di Laurea Triennale in Scienze politiche e Relazioni internazionali presso La Sapienza, Università di Roma, e si è laureata nell’ottobre 2022 con una tesi sulla Presidenza Sassoli. Ha poi frequentato il corso di Laurea Magistrale in Relazioni Internazionali e Istituzioni Sovranazionali, presso la medesima Università, laureandosi nell’ottobre 2024 con una tesi sull'allargamento dell'Unione europea. Da sempre appassionata di attualità internazionale, sta approfondendo in particolare l’analisi dell’Unione europea e delle sue politiche, concentrandosi anche sulla proiezione esterna dell’Unione e sui paesi candidati all’adesione nell’Ue.

Attualmente fa parte di Mondo Internazionale come Autrice presso Mondo Internazionale Post - Organizzazioni Internazionali, dove ha modo di analizzare nello specifico le politiche europee e il loro impatto.

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