Caso Pelicot: in Francia una legge ridefinisce lo stupro

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  Anna Pasquetto
  25 novembre 2025
  3 minuti, 19 secondi

Lo scorso 23 ottobre il Parlamento francese ha approvato con 327 voti favorevoli e 15 astenuti una riforma al codice penale che modifica la definizione di stupro.

Se precedentemente la violenza sessuale era “un atto di penetrazione sessuale commesso attraverso violenza, coercizione, minaccia o sorpresa”, è ora definita come “qualsiasi atto sessuale non consensuale”, in cui il consenso deve essere “libero, preventivo e revocabile.

È una pietra miliare nella lotta contro la violenza sessuale nel Paese poiché pone le basi giuridiche per una maggiore tutela nei confronti delle vittime, un progresso fondamentale che prevede che non sia più necessario dimostrare la presenza di forza, intimidazione, minaccia o coercizione, ma che l’assenza di un sì chiaro e consapevole sia sufficiente a configurare il reato di stupro.

Tale consenso non può di fatto essere dedotto dal silenzio o dalla passività delle vittime, ma deve essere obbligatoriamente espresso.

L’obiettivo è mettere al centro la volontà della persona, sottolineando il concetto che il corpo non è mai disponibile per default, nemmeno se all’interno di una relazione o un matrimonio.

L’attuazione della riforma necessita un programma di politiche di educazione sessuale non solo per bambini ma anche per adulti, in modo tale da poter vivere in una società in cui lo stupro è drasticamente ridotto perché il consenso è richiesto, rispettato e onorato, non più visto solo come concetto giuridico astratto ma come principio fondamentale posto alla base delle relazioni.

Il caso Pelicot

Il progetto di legge trova la sua origine in un caso che ha scosso il Paese e l’intera comunità internazionale negli ultimi anni: si tratta del caso di Gisèle Pelicot, una donna che per anni è stata drogata e ridotta in stato di incoscienza dal marito Dominique che le faceva subire violenze da decine e decine di uomini.

Il caso ha portato a 51 condanne, tra cui quelle del marito e degli altri violentatori, che sono stati condannati nel 2024 a pene che vanno da 3 ai 20 anni.

È stato un punto di svolta nella lotta al contrasto della violenza sessuale in quanto Gisèle ha rifiutato l’opzione di svolgere un processo a porte chiuse per aumentare l’attenzione mediatica e dare voce alle vittime di violenze.

Dal punto di vista giuridico il caso ha mostrato un grande vuoto normativo nel Paese: nessuna delle fattispecie che secondo la precedente legge definivano lo stupro (che ricordiamo essere violenza, coercizione, minaccia e sorpresa) erano applicabili a questo caso.

È proprio per questo che la sua testimonianza ha acceso un dibattito nazionale, costringendo il Parlamento a introdurre il concetto di consenso.

E negli altri Paesi?

Sono sedici gli Stati membri dell’Unione europea ad aver già introdotto nelle proprie leggi una definizione di stupro basata sul consenso: Spagna, Germania, Belgio, Svezia, Croazia, Paesi Bassi, Cipro, Polonia, Slovenia, Repubblica Ceca, Grecia, Lussemburgo, Irlanda, Malta e Danimarca.

Regno Unito, Norvegia, Islanda e Svizzera definiscono lo stupro in linea con il diritto internazionale dei diritti umani, soprattutto con la Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica, meglio conosciuta come ‘’Convenzione di Istanbul’’.

In Italia questo traguardo è stato raggiunto proprio negli ultimi giorni: Pd e FdI si sono uniti in una riforma storica che prevede la ridefinizione del reato di violenza sessuale, ora basato sull’assenza di ‘consenso libero e attuale'".

La Commissione Giustizia della Camera ha approvato all’unanimità un emendamento all’articolo 609-bis del codice penale, che è passato all’Aula della Camera il 17 novembre e approderà poi in Senato, facendo fare all’Italia un passo avanti nel contrasto alla violenza sessuale.

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L'Autore

Anna Pasquetto

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Diritti Umani

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Gisèle Pelicot Riforma codice penale France sexual violence law